sabato, Febbraio 21, 2026

Come stanno le zone umide romane?

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LE ZONE UMIDE SONO TRA GLI ECOSISTEMI PIÙ RICCHI E ALLO STESSO TEMPO PIÙ MINACCIATI DEL PIANETA. NELLA CAPITALE, IL CENSIMENTO AVVIATO DA WWF ROMA E AREA METROPOLITANA DOCUMENTA STATO DI SALUTE, BIODIVERSITÀ E CRITICITÀ DI AREE SPESSO INVISIBILI MA DECISIVE PER L’EQUILIBRIO AMBIENTALE URBANO

Le zone umide, un patrimonio naturale spesso dimenticato

Paludi, stagni, laghetti, anse fluviali, aree allagate stagionalmente. Le zone umide comprendono ambienti diversi, accomunati dalla presenza costante o periodica di acqua, dolce o salmastra.

Nonostante occupino una percentuale relativamente ridotta della superficie terrestre, svolgono un ruolo cruciale per la biodiversità globale e per la sicurezza ambientale delle comunità umane.

Sono habitat fondamentali per anfibi, insetti, uccelli acquatici, pesci e piccoli mammiferi. Allo stesso tempo agiscono come spugne naturali, assorbendo l’acqua in eccesso durante le piene e rilasciandola gradualmente nei periodi di siccità, contribuendo alla regolazione idrologica.

Negli ultimi decenni, però, le zone umide sono state tra gli ecosistemi più colpiti dall’urbanizzazione, dalle bonifiche, dall’inquinamento e dall’introduzione di specie aliene.

In Europa si stima che oltre la metà delle zone umide storiche sia andata perduta nel corso del Novecento. In contesti urbani come Roma, quelle rimaste rappresentano veri e propri avamposti di natura, spesso frammentati e poco conosciuti ma ancora capaci di offrire servizi ecosistemici essenziali.

La Giornata Mondiale delle Zone Umide

La Giornata Mondiale delle Zone Umide si celebra ogni anno il 2 febbraio, anniversario della firma della Convenzione di Ramsar del 1971, il primo trattato internazionale dedicato alla tutela di questi ecosistemi.

L’obiettivo non è soltanto commemorativo: la ricorrenza serve a richiamare governi, istituzioni e cittadini sull’urgenza di proteggere ambienti che contribuiscono alla sicurezza idrica, alla mitigazione del cambiamento climatico e alla conservazione della biodiversità.

Negli ultimi anni il significato di questa giornata si è rafforzato. L’aumento di eventi meteorologici estremi, come alluvioni improvvise e periodi prolungati di siccità, ha reso evidente il ruolo delle zone umide come infrastrutture naturali di adattamento climatico. Proteggerle non è una scelta estetica o nostalgica, ma una misura concreta di prevenzione del rischio.

Roma e le sue zone umide invisibili

Roma è una città costruita attorno all’acqua. Il Tevere, l’Aniene, una rete di fossi, canali e aree allagate storiche hanno plasmato il paesaggio urbano e agricolo per secoli. Molti di questi ambienti sono stati modificati o cancellati nel corso del Novecento, soprattutto con le grandi opere idrauliche e l’espansione urbana.

Tuttavia, resistono ancora numerose zone umide minori, spesso marginali, incastonate tra infrastrutture, quartieri residenziali, aree agricole residuali.

Il censimento avviato da WWF Roma e Area Metropolitana nasce proprio dall’esigenza di riportare attenzione su questi luoghi. Non solo grandi riserve o parchi noti ma piccoli ecosistemi che, messi in rete, costituiscono una trama ecologica fondamentale per la città.

Il censimento, come funziona e perché è importante

Il lavoro dei volontari si basa su sopralluoghi sistematici, durante i quali vengono raccolte informazioni sulle caratteristiche ambientali dei siti, sullo stato delle acque, sulla vegetazione e sulla fauna presente.

Particolare attenzione viene riservata alla fauna selvatica minore, spesso trascurata nei monitoraggi ufficiali ma estremamente indicativa della qualità ecologica di un ambiente.

Il censimento non ha solo un valore descrittivo: serve a individuare criticità, pressioni antropiche e potenzialità di recupero. I dati raccolti possono diventare uno strumento di dialogo con le istituzioni locali, utile per orientare interventi di tutela, gestione e, dove possibile, rinaturalizzazione.

L’ansa morta del Tevere, memoria idraulica e rifugio di biodiversità

La prima area oggetto dell’ultimo sopralluogo è stata l’ansa morta del Tevere nei pressi del Drizzagno di Spinaceto, nel quadrante sud della città. Si tratta di un ambiente nato da una profonda trasformazione del corso fluviale avvenuta tra il 1938 e il 1940, quando il fiume venne rettificato per ridurre il rischio di piena e per consentire la realizzazione di un idroscalo mai costruito.

Il risultato fu l’eliminazione di un grande meandro e l’accorciamento del Tevere di circa tre chilometri.

Oggi restano piccoli specchi d’acqua isolati, separati dal corso principale e tagliati a metà dalle corsie del Grande Raccordo Anulare. Intorno, campi da golf, coltivazioni e infrastrutture disegnano un paesaggio frammentato. Eppure, proprio questa marginalità ha permesso la sopravvivenza di un ambiente di interesse naturalistico.

Il Drizzagno del Tevere a Spinaceto
Il Drizzagno del Tevere a Spinaceto

Uccelli, anfibi e mammiferi nell’ansa del Tevere

Durante il sopralluogo, i volontari hanno censito una comunità faunistica articolata. L’avifauna risulta particolarmente ricca, con specie legate alle zone umide come alzavola e cormorano, ma anche uccelli tipici di prati e arbusteti.

La presenza di passeriformi come cinciallegra, codibugnolo e usignolo di fiume indica un mosaico di habitat ancora funzionale.

L’avvistamento del picchio rosso maggiore, e la plausibile presenza del picchio rosso minore, suggeriscono la disponibilità di alberi maturi e legno morto, elementi chiave per molte specie forestali.

Il gheppio, rapace diurno, testimonia la presenza di una catena alimentare sufficientemente strutturata, mentre nelle pozze d’acqua è stata osservata e ascoltata la rana verde in canto, mentre tracce di istrice indicano l’uso dell’area anche da parte di mammiferi terrestri.

Il laghetto dell’EUR, biodiversità apparente e squilibri nascosti

La seconda tappa del censimento ha interessato il laghetto dell’EUR, uno degli specchi d’acqua più frequentati e visibili della città. Qui il quadro cambia sensibilmente.

Sono stati osservati numerosi anatidi, in particolare germani reali, inclusi individui ibridi e specie alloctone. Presenti anche cormorani e gabbiani, specie opportuniste che si adattano bene agli ambienti urbanizzati.

A sorprendere i volontari è stata però l’assenza totale di anfibi comuni, come rane verdi e rospi, che in condizioni ecologiche favorevoli dovrebbero essere facilmente osservabili. L’unico rettile avvistato è risultato essere una tartaruga dalle orecchie gialle, specie nordamericana introdotta dall’uomo, spesso attraverso l’abbandono di animali da compagnia.

Il laghetto artificiale dell’Eur

Quali specie vivono nel laghetto dell’Eur?

Il Laghetto dell’EUR è un bacino artificiale realizzato alla fine degli anni Cinquanta come elemento paesaggistico e di compensazione idraulica del quartiere EUR, progettato originariamente per l’Esposizione Universale del 1942 e completato nel secondo dopoguerra.

Il lago nasce come invaso ornamentale e di laminazione, non collegato a un corso d’acqua naturale: l’acqua proviene principalmente dalla falda superficiale intercettata nell’area, dalle precipitazioni e da apporti controllati attraverso il sistema idraulico urbano.

Il ricambio idrico è limitato e avviene tramite sfioratori e impianti di gestione, fattore che rende l’equilibrio ecologico fragile e sensibile agli apporti di nutrienti e all’inquinamento diffuso.

Nel tempo si è sviluppata una comunità ittica dominata da specie alloctone e opportuniste, tra cui carpe comuni, carassi, gambusie, persico sole e pesce gatto, introdotte in gran parte per rilasci volontari o accidentali.

Questa composizione, unita alla scarsa dinamica delle acque, contribuisce a problemi ricorrenti di qualità ambientale e spiega perché l’area richieda una gestione attenta, soprattutto in termini di biodiversità e salute dell’ecosistema urbano.

Specie aliene, una delle principali minacce alle zone umide

La presenza di specie alloctone rappresenta una delle criticità più rilevanti emerse dal censimento. Tartarughe esotiche, pesci ornamentali rilasciati in natura, uccelli non autoctoni possono entrare in competizione con le specie locali, alterando gli equilibri ecologici. In ambienti piccoli e chiusi, come i laghetti urbani, questi effetti risultano amplificati.

La diffusione di specie aliene è spesso legata a comportamenti individuali irresponsabili, come l’abbandono di animali domestici. Per questo il WWF sottolinea l’importanza di una maggiore consapevolezza collettiva, soprattutto in occasione di ricorrenze come la Giornata Mondiale delle Zone Umide.

Zone umide e cambiamento climatico, un legame diretto

Il censimento romano si inserisce in un quadro più ampio. Le zone umide svolgono un ruolo chiave nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Assorbono carbonio, regolano le temperature locali e riducono l’intensità delle ondate di calore. In ambito urbano, contribuiscono a contrastare le isole di calore e a migliorare la qualità dell’aria.

La loro perdita o degrado espone le città a rischi crescenti, come allagamenti improvvisi e stress idrico. Proteggerle significa investire in soluzioni basate sulla natura, sempre più riconosciute anche a livello internazionale come strumenti efficaci di adattamento climatico.

Roma tra resilienza e fragilità

I risultati del censimento restituiscono un’immagine complessa. Da un lato, alcune zone umide mostrano una resilienza sorprendente, capaci di ospitare una biodiversità significativa nonostante la pressione urbana. Dall’altro, emergono segnali di impoverimento biologico e squilibrio, soprattutto nei siti più artificializzati.

Questa doppia lettura indica che il futuro delle zone umide romane non è scritto. Interventi mirati di tutela, gestione e sensibilizzazione possono fare la differenza, evitando che questi ambienti scivolino verso un degrado irreversibile.

Numero verde ONA

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