Amianto Eternit, Schmidheiny rinviato a giudizio: «odio gli italiani»

Stephan Schmidheiny Stephan Schmidheiny

Il magnate svizzero è accusato di omicidio volontario per le morti di 392 persone

 

È di poche ore fa la notizia che Stephan Schmidheiny è stato rinviato a giudizio nel processo “Eternit Bis”. Si sente perseguitato, odia gli italiani e dice che l’Italia è un Paese fallito.

L’ex proprietario degli opifici dove si lavorava l’amianto è accusato – si legge nel dispositivo del Giudice dell’Udienza Preliminare, Fabrizio Filice – della morte di 392 persone.

Di queste, solo 62 hanno lavorato all’Eternit di Casale Monferrato. Le altre 330 erano residenti delle zone limitrofe. Tutte sono decedute per mesotelioma procurato dall’esposizione all’inquinamento ambientale causato dalla fibra killer.

Il capitalista svizzero era già stato condannato a 18 anni per “disastro ambientale” nel processo “Eternit Uno”, in primo e secondo grado ma poi, nel 2014 la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato.

Imputato in quattro processi

In seguito, però, la stessa procura di Torino ha incriminato Stephan Schmidheiny di “omicidio colposo” (art. 589 c.p.) , prima e infine di “omicidio volontario” (art. 575 c.p.). Il GUP ha spacchettato il fascicolo originario in quattro inchieste diverse, per competenza territoriale.

Alla procura di Vercelli quella delle 392 vittime di Casale Monferrato, a Napoli quella di 8 morti all’Eternit di Bagnoli, a Torino il processo per due morti a Cavagnolo, per il quale Schmidheiny, il 23 maggio scorso, è già stato condannato a 4 anni per “omicidio colposo”. A Reggio Emilia è imputato per i morti a Rubiera.

L’intervista di Schmidheiny

Sulla sua vicenda, l’ex AD Eternit ha detto alla testata svizzera di lingua tedesca “Nzz am Sonntag” che «dentro di me provo odio per gli italiani e io sono il solo a soffrire per questo».

Nell’intervista rilasciata al giornale d’oltralpe il 28 dicembre scorso, l’imputato si diceva tranquillo, «non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno».

I difensori di Schmydheiny, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva hanno definito una «inammissibile tortura di Stato ripetere un processo nei confronti di una persona per gli stessi fatti».

Le reazioni in Italia non si sono lasciate attendere.

I parenti delle vittime dell'amianto chiedono giustizia al processo Eternit
I parenti delle vittime dell’amianto chiedono giustizia al processo Eternit

«La tortura – riferisce indignata al quotidiano La Stampa, Assunta Prato, una delle vedove di Casale Monferrato – è quella di migliaia di persone che vivono nella paura di una tosse che non passa e della diagnosi di una malattia che ancora non si può curare, oltre che nel dolore per il lutto di tante persone care».

Nel corso dell’intervista al “Nzz am Sonntag”, lo svizzero si dice anche convinto che «alla fine il mio comportamento sarà giudicato correttamente e un giorno verrò assolto».

La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Non è d’accordo con le dichiarazioni Schmidheiny l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

«Finalmente il magnate svizzero potrà essere inchiodato alle sue responsabilità per i decessi per mesotelioma e altre malattie asbesto correlate che ha provocato violando tutte le misure di sicurezza in danno dei lavoratori ma anche dei cittadini», commenta Bonanni.

«Rimaniamo in prima linea a chiedere la condanna dell’imputato ma, grazie all’intervento del ministro Bonafede sulla prescrizione, sarà più difficile per il magnate svizzero farla franca. Questa volta abbiamo più fiducia nella giustizia italiana».

La corte ha accolto le tesi dei Pubblici Ministeri Francesco Alvino, Roberta Brera e Gianfranco Colace. I tre PM hanno messo in evidenza “la volontarietà e la finalità di lucro che ha animato la condotta dell’imputato. Un atteggiamento lungi dall’essere contraddistinto da imprudenza, negligenza e imperizia. Invece, è per lo più caratterizzato da quella consapevolezza, coscienza e volontà proprie di un comportamento doloso».

«Rimaniamo in prima linea – continua l’avv. Bonanni – a chiedere la condanna dell’imputato ma, grazie all’intervento del ministro Bonafede sulla prescrizione, sarà più difficile per il magnate svizzero farla franca».

Le dichiarazioni al veleno di Schmidheiny

Quanto a certe dichiarazioni dell’imputato, il presidente dell’ONA precisa che «il sig. Schmideney ha dichiarato di odiare l’Italia e gli italiani, eppure, quando faceva profitto nel nostro Paese, sulla pelle dei lavoratori e dei nostri cittadini, non la pensava in questo modo. Queste dichiarazioni – conclude Bonanni – sono inaccettabili e inammissibili e ci auguriamo che siano sanzionate adeguatamente con provvedimenti interdittivi. Oltreché di esecuzione della giusta condanna per le migliaia di morti che i materiali di amianto hanno provocato in Italia e che, purtroppo, tutt’ora, stanno ancora provocando».

Il magnate elvetico ritiene di essere un perseguitato, che è «pazzesco: 40 anni dopo si viene accusati di omicidi di massa e perseguitati per decenni».

Si definisce «una persona piuttosto sensibile», che per superare gli “attacchi” subiti in tutti questi anni si è dedicato «a esercizi di meditazione quotidiani».

E quando pensa all’Italia, «provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito».

Nessuna compassione, invece, per chi la meriterebbe davvero: le vittime.

Il processo si aprirà il prossimo 27 novembre davanti alla Corte d’Assise di Novara.

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