Siti dei bombardamenti con uranio impoverito

Sono stati effettuati molti bombardamenti con uranio impoverito durante i conflitti avvenuti nei Balcani. Il maggior numero delle zone colpite da questi bombardamenti si trovano in Bosnia Erzegovina, in Kosovo e in Serbia.

Infatti, in passato, spesso è stato utilizzato l’uranio impoverito in ambito militare. Questo è un sottoprodotto del procedimento di arricchimento dell’uranio, ampiamente utilizzato nella fabbricazione di munizioni e proiettili.

Questi proiettili di uranio impoverito sono in grado di generare delle temperature fino a 3.000°C. Così possono penetrare i carri armati e anche installazioni in cui è presente l’amianto.

In questo modo si liberano polveri e fibre tossiche derivanti dai metalli pesanti e dai minerali di asbesto, che possono anche contaminare l’acqua. Queste, se inalate o ingerite, provocano gravi danni alla salute dei militari.

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni hanno come missione la tutela di tutte le vittime. In particolare si occupano di prestare assistenza medica e legale alle vittime del dovere e ai militari che si sono ammalati in seguito all’esposizione di agenti cancerogeni. Tra questi ci sono l’uranio impoverito e l’amianto, la cui cancerogenicità è dimostrata dallo IARC, nella sua ultima monografia.

Indice dei contenuti
 
  • Quale utilizzo è stato fatto dell’uranio impoverito?

  • Le zone dei bombardamenti di DU: Kosovo e Bosnia Erzegovina

  • Esposizione uranio impoverito: cosa provoca?

  • La normativa sull’uso di armi in uranio impoverito

  • Prestazioni assistenziali e previdenziali per le vittime

  • Servizi di tutela medica e legale


  • Tempo di lettura stimato: 8 minuti

    Cos’è l’uranio impoverito e come è stato utilizzato?

    L’uranio, in inglese depleted uranium (DU), è un metallo pesante che si estrae dalle rocce, dal suolo e dall’acqua. Questo metallo è composto da tre isotopi radioattivi: 235U, 234U e 238U.

    Lo scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio è chiamato uranio impoverito. Dato che è meno radioattivo di altri isotopi di uranio, spesso è stato utilizzato nel settore militare.

    L’uso delle armi all’uranio impoverito fu comune soprattutto durante la Guerra del Golfo (1990-1991). In questo conflitto l’esercito statunitense utilizzò principalmente cannoni, i cui proiettili contenevano ognuno 272 grammi di uranio impoverito.

    Inoltre la NATO ha dichiarato di aver fatto uso di bombe all’uranio impoverito in Bosnia, nei raid del 1994 e del 1995, e in Kosovo nel 1999. Infine l’uranio impoverito trova largo utilizzo anche nella seconda guerra del Golfo in Iraq, in Somalia e in Afganistan.

    Complessivamente, nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina (1994-1995), gli aerei statunitensi spararono circa 10mila colpi di munizioni con uranio impoverito (2,75 tonnellate). In tutto il territorio intorno Sarajevo si stima l’utilizzo di più di 10.800 proiettili all’uranio impoverito. Infine nell’area compresa tra il Kuwait e Iraq la quantità fu di circa 250 tonnellate.

    Bombardamenti con uranio impoverito in Kosovo

    Una delle zone di guerra più colpite dai bombardamenti con uranio impoverito è il Kosovo.

    In questo conflitto la NATO guidò una forza militare internazionale, chiamata Kosovo Force (KFOR), responsabile di ristabilire l’ordine e la pace in Kosovo.

    Come la stessa NATO ha confermato, nei Balcani sono state adoperate molte munizioni trattate con uranio impoverito. Furono sparati più di 31mila colpi di munizioni, pari a più di 13 tonnellate di materiale radioattivo, solo in Kosovo. I siti bombardati furono 112, di cui 85 in Kosovo, 10 in Serbia, 1 a Montenegro.

    In particolare, l’area posta sotto protezione del contingente italiano fu quella più bombardata e con la maggiore presenza di proiettili all’uranio impoverito. Sono stati 50 i siti, per un totale di 17.237 proiettili. Su questa porzione di territorio è presente il 44,64% dei siti e il 56,47% dei proiettili al DU usati sul Kosovo.

    SitiProiettili DUDU/sito
    Popolazione locale11230.523272,53
    Contingente italiano50 (44,64%)17.237 (56,47%)344,74
    Reparto tedesco25 (22,32%)4.736 (15,52%)189,44
    Contingente degli Stati Uniti10 (8,93%)1.150 (3,77%)115
    Truppe inglesi9 (8,04%)2.610 (8,55%)290
    Reparto francese3 (2,68%)1.040 (3,41%)346,67
    Fuori dal Kosovo15 (13,39%)3.750 (12,28%)250
    Ripartizione tra i vari contingenti della KFOR (Fonte: Peacelink)

    Bisogna però precisare che i contingenti della KFOR erano composti da piu’ nazioni, presenti però in misura minore:

    • Italia era insieme a Spagna, Portogallo e Argentina;
    • Francia con Belgio, Danimarca, Giordania, Lussemburgo, Marocco, Polonia, Russia, Emirata Arabi Uniti;
    • Gran Bretagna con Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Norvegia, Russia, Svezia;
    • Germania con Austria, Azerbaijan, Bulgaria, Georgia, Russia, Slovacchia, Svizzera, Turchia;
    • Stati Uniti con Grecia, Italia, Giordania, Lituania, Polonia, Russia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti.

    Bombardamenti con uranio impoverito in Bosnia Erzegovina

    Un’altra area geografica in cui sono stati frequenti i bombardamenti con uranio impoverito è la Bosnia Erzegovina.

    La NATO ha reso noto l’elenco dei siti bombardati con proiettili al DU in Bosnia Erzegovina nel 1995. In totale furono ben 6.780 i proiettili di uranio impoverito utilizzati. I bombardamenti si concetrarono nei territori di Han Pijesak, con 2.400 proiettili, cioè più di 7 quintali di DU, e di Hadžići con 3.400 proiettili, equivalenti a circa una tonnellata di DU.

    Proprio a Hadžići, località vicino a Sarajevo, uno dei siti bosniaci maggiormente bombardati nel 1995, ci fu un allarmante numero di morti per tumore tra i cittadini.

    Uranio impoverito: malattie e danni alla salute

    Quando un proiettile di uranio impoverito colpisce un bunker o un carro armato, alla sua esplosione ad alta temperatura rilascia nell’ambiente nanoparticelle di metalli pesanti. Perciò queste armi sono pericolose sia per la radioattività emanata sia per la polvere tossica che rilasciano nell’ambiente.

    Oltre al rischio di avvelenamento da metalli pesanti, se l’uranio impoverito viene inalato, il metallo radioattivo si deposita nei polmoni e in altri organi, causando diversi tipi di cancro.

    Nei Paesi maggiormente bombardati con uranio impoverito si sono infatti registrati numerosi casi di malattie del sistema ematopoietico e gastrointestinale, sia fra i militari sia fra i civili. All’insorgere di queste patologie fu associato il nome “Sindrome dei Balcani“.

    L’epidemia fra coloro che hanno partecipato alle missioni di peacekeeping nei Balcani è iniziata alla fine degli anni ’90. Ha colpito più di 7.500 militari italiani, di cui più di 372 sono deceduti.

    Tra le patologie che hanno maggiormente colpito gli esposti a questo pericoloso agente cancerogeno ci sono:

    • danni renali;
    • cancro ai polmoni;
    • tumore alle ossa;
    • carcinoma all’esofago;
    • problemi alla pelle;
    • disturbi neurocognitivi;
    • anomalie cromosomiche;
    • sindromi da immunodeficienza;
    • rare malattie renali e intestinali;
    • malformazioni genetiche ai nascituri;
    • linfomi di Hodgkin e leucemie.

    In particolare, dei fattori di rischio a cui sono sottoposti i soldati italiani ne parla la puntata di ONA TV: Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani.

    Proiettili uranio impoverito e la legge internazionale

    Nonostante si conosca da tempo la pericolosità dell’uso di uranio impoverito, attualmente non vi è ancora nessun trattato internazionale che vieti categoricamente l’utilizzo di proiettili e blindature in DU nelle zone di guerra.

    Tuttavia, la sottocommissione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la protezione delle minoranze, nel 1996, ha approvato una risoluzione che vieta l’uso di armi di uranio impoverito.

    Per quanto riguarda l’Italia, i vertici militari del nostro Paese, in collaborazione con la NATO, hanno istituito una Commissione d’Inchiesta presso il Senato. Il fine è identificare i responsabili, laddove presenti, e accertare il nesso causale tra esposizione a uranio impoverito e malattie contratte.

    La relazione finale della Commissione di Inchiesta della Camera dei deputati ha ribadito che l’uranio impoverito è una delle condizioni di rischio che corrono i militari italiani. L’uso di questi proiettili ha infatti contaminato estesi territori. Per questi motivi si sono moltiplicate le malattie tra i soldati.

    Inoltre anche l’Avv. Ezio Bonanni è stato audito dalla Commissione di Inchiesta Uranio Impoverito il 6 dicembre 2017. Ha così evidenziato come ci sia sinergia tra le plurime esposizioni ad amianto e uranio impoverito e gli effetti nefasti sulla salute umana.

    Alla fine, la Commissione Parlamentare ha confermato le tesi esposte dall’Avv. Bonanni riguardanti la tutela delle vittime dell’uranio impoverito tra il personale civile e quello delle Forze Armate.

    Per dimostrare la presenza di un nesso causale, la giurisprudenza ha accolto il criterio del “più probabile che non”. Perciò vi è maggior probabilità che il danno sia frutto dell’esposizione a un determinato fattore patogeno, a meno che non esistano prove concrete della riferibilità a un fattore eziologico distinto (Cass. Civ., Sez III, 9 Giugno 2016, n. 11789, in Pluris).

    Danni da uranio impoverito: tutela legale

    I militari, impiegati in missioni in Italia e all’estero, che hanno subito dei danni alla salute, hanno diritto a determinate prestazioni assistenziali e previdenziali.

    La prima cosa da ottenere è il riconoscimento della causa di servizio. Successivamente è possibile richiedere l’equo indennizzo e la pensione privilegiata.

    Inoltre il militare può fare domanda per il riconoscimento dello status di Vittima del Dovere e per le prestazioni aggiuntive spettanti.

    Infine la vittima ha diritto anche all’integrale risarcimento dei danni. Sono compresi sia i pregiudizi patrimoniali sia quelli non patrimoniali (danno biologico, morale ed esistenziale).

    I diritti spettanti agli eredi della vittima

    In caso di decesso, i diritti maturati dalle vittime si trasmettono ai loro eredi.

    Si è però verificata una discriminazione per quanto riguarda i diritti dei figli non a carico della vittima al momento del decesso. Infatti ci si ostina a sostenere che i figli non a carico fiscale non avrebbero diritto a tali prestazioni.

    Questa ingiustizia è stata denunciata dall’Avv. Ezio Bonanni nella sua audizione presso la I^ Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica (29.10.2019).

    L’appiglio su cui fanno leva i Ministeri, come quello delle Difesa, per negare i diritti ai figli di vittime del dovere, si basa sull’art. 6 della L. 466/1980 e su SS.UU. 22753/2018. Tuttavia, l’Avvocato Bonanni contrasta questa posizione. Infatti l’articolo della Legge 466 fa riferimento alla sola speciale elargizione. Mentre SS.UU. 22753/2018 prende in considerazione i fratelli e sorelle non a carico, e non i figli.

    Infine, nel 2021 la Corte di Cassazione, in Civile Ord. Sez. 6 Num. 15224, ha discusso sull’estensione dei benefici riservati al figlio di vittima del dovere, qualora egli non si trovi più a carico del familiare deceduto. Ma ha precisato di non aver ancora assunto una posizione in merito.

    Come ottenere assistenza medica e legale per le vittime?

    L’ONA e il suo presidente forniscono assistenza a tutte le vittime, tra cui le vittime del dovere e i militari.

    In particolare l’Avvocato Bonanni e la sua squadra di legali si occupano della difesa delle vittime esposte a uranio impoverito. È infatti disponibile un servizio di consulenza legale gratuita per ottenere il riconoscimento della causa di servizio e gli altri benefici assistenziali.

    Inoltre medici, coordinati dal Dott. Cianciosi, forniscono una consulenza medica gratuita per le vittime di malattie causate da agenti cancerogeni, come nel caso di patologie asbesto correlate.