Prevenzione primaria amianto: evitare il rischio in Italia

Prevenzione primaria amianto. Per evitare il rischio e, quindi, i danni alla salute, è fondamentale evitare l’esposizione alle fibre di asbesto. Sia essa l’inalazione che l’ingestione, assolutamente dannose per la salute.

Il Giornale dell’Ambiente approfondisce tutta la tematica dell’esposizione con le news amianto, sia per quanto riguarda le esposizioni ambientali che quelle professionali. Non a caso, l’ONA associazione ha istituito la app amianto.

In questo modo, si potrà realizzare la mappatura ed evitare le esposizioni ed anzi, favorire la bonifica. Così, si sconfiggeranno le malattie asbesto correlate.

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I danni da amianto e la mappa del rischio in Italia

Ad oggi in Italia sono stati già individuati 34.148 siti contaminati di cui 50 derivanti da una contaminazione di origine naturale e 373 siti con classe di priorità 1. In realtà, come detto, sono più di 1mln i siti e micrositi in Italia.

Ciò è stato denunciato dall’Avv. Ezio Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia”, per sollecitare la bonifica.

Infatti, ciò è stato ribadito nella conferenza stampa di Roma del 13.10.2020 (Rischio amianto in Italia, diritti negati alle vittime). Ciò perché le bonifiche vanno a rilento e c’è ancora molto amianto nei luoghi di lavoro.

Infatti, anche per il 2020, i numeri dell’epidemia sono in aumento. Tanto che i mesoteliomi segnalati sono quasi 2.000, e i decessi totali più di 6.000. Ciò al netto di coloro che, poi, sono deceduti a causa del Covid-19.

Tant’è vero che, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno chiesto al Ministro della Salute un protocollo speciale per quanto riguarda gli esposti ad amianto.

Questo killer silenzioso continua ad uccidere in Italia, ciò perché ne sono state prodotte e lavorate 3.748.550 tonnellate. Con la L. 257/1992, avente ad oggetto “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto“, l’obbligo di bonifica è privo di effettiva efficacia.

Per tali motivi, l’ONA ha auspicato anche una sollecita modifica del quadro normativo. Così, anche lo stesso Avv. Ezio Bonanni che fa parte della Commissione istituita dal Ministero dell’Ambiente, presso il quale sono giunte le proposte dell’ONA.

La necessità di affrontare e risolvere il problema

Come chiarito dallo IARC nell’ultima monografia, l’amianto provoca una serie di malattie asbesto correlate, tra le quali il mesotelioma. Poi ci sono le malattie infiammatorie e fibrotiche, tra le quali gli ispessimenti e le placche pleuriche e l’asbestosi. In più, il tumore del polmone, della laringe, delle ovaie, che sono asbesto correlati per unanime consenso scientifico.

Poi, ci sono tutti gli altri tumori come quello della faringe, dello stomaco e del colon retto e, ancora, quello dell’esofago per i quali vi sono delle evidenze su base epidemiologica.

Queste ultime, sono inserite nella lista II e III dell’INAIL, rispetto alle altre inserite nella lista I.

In questo contesto, se è pur vero che le terapie e le tutele legali costituiscono dei presidi fondamentali, non si può sottovalutare l’entità dei danni. Infatti, nella migliore delle ipotesi, si assiste a danni biologici e conseguenze invalidanti.

In molti casi, anche alla morte. In più, senza che sia una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. Tanto che ci sono molti dei casi di mesotelioma per i quali le esposizioni sono state non elevate.

Per questo motivo, soltanto evitando ogni forma di esposizione il rischio può essere azzerato.

La storia del rischio amianto in Italia

Come abbiamo già chiarito, l’Italia è stata uno dei maggiori produttori ed utilizzatori di amianto e materiali contenenti amianto. Ciò, in quanto questi minerali che si dividono in serpentini ed anfiboli, hanno eccellenti qualità tecniche.

Infatti, sono ignifughi, resistenti al calore e alla trazione. Dunque, incombustibili e con straordinarie capacità di isolante termico, elettrico ed acustico. Quindi, sono stati utilizzati in più di 3.000 applicazioni, prima di tutto, in edilizia.

Anche gli stessi ospedali, scuole, impianti sportivi ed altri edifici pubblici, sono stati caratterizzati dall’abnorme utilizzo di questi minerali. In più, nei mezzi di trasporto, tra i quali gli autoveicoli, i treni, le navi e gli aerei.

Così, anche nel comparto della difesa militare, comprese le unità navali della nostra Marina. Per questi motivi, il mesotelioma, che è il tumore sentinella, è ascrivibile a tutte le attività lavorative. Infatti, l’amianto è stato utilizzato in tutti i settori lavorativi. 

Siti contaminati amianto: mappatura e segnalazioni ONA

Proprio con riferimento alla necessità della mappatura, come abbiamo già anticipato, è in corso il sistema di segnalazione attraverso la app ONA. Già nella premessa abbiamo riportato il link attraverso il quale l’app può essere scaricata.

In questo modo, tutti potranno contribuire alla mappatura, così, con la segnalazione della presenza, anche sospetta, di materiali di amianto nei luoghi di lavoro e di vita.

Nel caso in cui fosse necessario, si può richiedere la consulenza tecnica e legale rischio amianto.

Prevenzione primaria amianto: cancro e fattori di rischio

Il concetto di prevenzione primaria è esteso a tutti gli agenti cancerogeni. Infatti, va precisato che, al netto del mesotelioma e delle patologie fibrotiche, le altre malattie sono multifattoriali.

Quindi, oltre all’amianto, rileva anche l’esposizione ad altri cancerogeni, come il benzene, i fumi, etc.. In particolare, per il tumore del polmone, è rilevante l’esposizione al fumo di sigaretta.

In tali contesti, quindi, vi è un’azione sinergica di più cancerogeni nell’ambiente lavorativo e di questi con gli eventuali presenti negli ambienti di vita.

Per questi motivi, è necessario attivare il principio di precauzione. In questo modo, si evitano situazioni di rischio legate a tutti i cancerogeni e tossico-nocivi. Infatti, ci sono anche i fattori fisici che giocano un ruolo.

Pertanto, occorre tener presente che ci sono alcuni fattori di rischio non modificabili, come, per esempio, quelli legati all’età, al sesso e alla predisposizione genetica.

Su questi non si può agire, poi, invece, ci sono tutti gli altri, quelli modificabili, sui quali rileva la prevenzione primaria.

In questo modo, evitando i fattori clinici, in particolare, gli agenti cancerogeni, si può ridurre il rischio e, soprattutto, l’anticipazione della latenza. Non si può prescindere dal fatto che ci sono anche altri fattori di rischio oltre ai cancerogeni. Infatti gli stessi virus possono favorire il cancro e altri danni, come dimostra il Covid-19. 

Poi, ci sono gli agenti fisici.

Inoltre, non esistono solo i cancri, ovvero, i tumori, né, peraltro, solo i tumori amianto. Infatti, le malattie sono molteplici, e ci sono anche quelle degenerative legate alle esposizioni anche a metalli pesanti.

Questi ultimi, non sono direttamente cancerogeni, eppure inducono elevati danni all’uomo, sui quali si innescano quelli da asbesto. La recente vicenda del Covid-19 ha dimostrato che essere soggetti fragili per esposizioni ad amianto ci rende più deboli. Quindi, la persona va tutelata evitando le lesioni anche da semplice esposizione.

Prevenzione primaria amianto: come intervenire

In questo contesto già segnalato di continuo aumento di patologie asbesto correlate, è chiaro che occorre adottare delle misure drastiche. Questo perché, di solito, all’amianto si associano anche altri veleni e condotte scriteriate.

Intanto, occorre rispettare tutte le norme dettate dal principio di precauzione e anche quelle di cui al Dlgs. 81/2008 per i luoghi di lavoro. In ogni caso, occorre tener presente che con la L. 257/1992, ciò che rileva è solo l’amianto posto in opera prima della sua entrata in vigore.

Se, però, questo da una parte è un buon segno, dall’altra dimostra che l’amianto presente è stato posto in opera, ormai, da più di 28 anni. Questo vuol dire, che anche quello compatto è divenuto friabile o rischia di divenirlo.

L’azione di tutela e, prima di tutto, la bonifica amianto, prima di tutto con lo smaltimento, con il confinamento e, poi, con l’incapsulamento.

Però, come detto, le bonifiche vanno a rilento, nonostante l’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni. Per tali ragioni, allo stato non rimane che applicare la normativa esistente.

Prevenzione tecnica e protezione sono, quindi, baluardi nei posti di lavoro. Il tutto, nel rispetto del Dlgs. 81/2008. Ma ciò non è sufficiente, come abbiamo visto, perché, anche le minime esposizioni sono dannose per la salute.

Esposizione professionale amianto: la normativa

Riguardo alle esposizioni ad amianto, in particolare quelle avvenute prima della messa al bando, sono rilevanti non solo quelle verificatesi nei luoghi di lavoro, ma anche quelle nell’ambiente domestico, per l’uso di oggetti contenenti amianto o per la contaminazione di indumenti di lavoro utilizzati da lavoratori esposti, o più in generale per la contaminazione prodotta da aziende dell’amianto.

Le esposizioni professionali ad amianto sono oggetto di provvedimenti legislativi specifici sin dal 1965. In particolare, grazie alla Legge 257/1992 di bando dell’amianto, queste si sono ridotte consistentemente.

Nel periodo 1990 – 1993 si contavano circa 680.000 esposti ad amianto in Italia; nei primi anni dopo il bando il numero di lavoratori esposti è sceso
a 70.000. Si stima che nei 20 anni trascorsi dal bando abbiano operato nel campo delle bonifiche circa 100.000 lavoratori.

Metodi prevenzione amianto: informazione, messa in sicurezza

Oltre agli interventi normativi per la comunità, per prevenire tutte le patologie asbesto correlate è importante attuare delle azioni mirate per migliorare lo stile di vita e abitudini del singolo.

Rientrano quindi nei metodi di prevenzione primaria:

  • messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, attraverso ispezioni approfondite e diverse tecniche di bonifica, quali incapsulamento, confinamento rimozione dell’amianto(o altre sostanze cancerogene);
  • campagne di sensibilizzazione e informazioneper rendere consapevoli le persone potenzialmente esposte a sostanze tossiche e cancerogene (es. campagne anti fumo);
  • promozione delle vaccinazioni.

Prevenzione primaria amianto: le azioni dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto, quindi, agisce sotto tutti questi profili, innanzitutto, per la tutela della salute in via preventiva.

L’associazione ha anche elaborato il codice della prevenzione primaria, che ha lo scopo non solo di evitare l’esposizione a cancerogeni, ma anche di adottare tutta una serie di altre importanti misure.

Per evitare i rischi e controllare le patologie legate all’amianto è quindi necessario un impegno quotidiano, attraverso alcuni comportamenti quali:

  • seguire una corretta alimentazione, con una dieta sana e genuina;
  • praticare attività fisica, anche una passeggiata al giorno, per ridurre il rischio di patologie legate alla sedentarietà;
  • combattere il tabagismo, perché non fumando si azzera quasi del tutto la probabilità di contrarre il cancro ai polmoni;
  • combattere gli abusi, come l’alcool, per evitare patologie strettamente correlate ad addome, stomaco e intestino.

L’Avv. Ezio Bonanni, insieme all’ONA, è stato uno dei primi in Italia a preoccuparsi della tutela e dei diritti delle vittime da patologie asbesto correlate. Per questo ha divulgato tutte le informazioni sulla pericolosità delle fibre di amianto e di tutte le sostanze cancerogene (radon, uranio, ecc.).

Prevenzione secondaria: diagnosi e cura malattie da amianto

Parlando di prevenzione, spesso evitare i rischi di esposizione all’amianto non è sufficiente. Qualora si arrivi alla diagnosi di una malattia asbesto-correlata, entra quindi in gioco l’importanza dell’assistenza medico-sanitaria.

Ecco perché si parla di prevenzione secondaria, ovvero una diagnosi precoce e una cura efficace. Soprattutto nella lotta ai tumori, la sorveglianza sanitaria, attraverso controlli costanti, è indispensabile per ottenere una diagnosi tempestiva: ciò consente al paziente di iniziare una terapia mirata alla distruzione delle cellule tumorali, contrastando il decorso più o meno rapido della malattia.

Il team dei medici volontari dell’ONA offre a chiunque ne abbia bisogno consulenze e assistenza medica gratuite.

Prevenzione terziaria: epidemiologia e nesso causale

La prevenzione terziaria è l’ultimo stadio del percorso preventivo. Essa si fonda prima di tutto sull’epidemiologia, necessaria per individuare gli agenti causali delle patologie asbesto correlate. 

L’accertamento delle cause di una malattia, infatti, è fondamentale perché soltanto in questo modo si può investigare sulla Legge generale di copertura e quindi ottenere la vera prevenzione primaria.

Ma, grazie all’epidemiologia, si arriva al riconoscimento del cosiddetto nesso causale tra malattia ed esposizione ad amianto sul posto di lavoro, per accertare lo status di “malattia professionale”, ottenendo quindi un risarcimento danni.

Risarcimento malattia professionale: tutela legale ONA

L’ONA – Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni combattono quotidianamente per offrire assistenza ai lavoratori cui è stata riconosciuta la malattia professionale.

La tutela legale dei diritti, il riconoscimento dei benefici previdenziali e assistenziali, il risarcimento dei danni sono tutti diritti che spettano alle “vittime del dovere”.

Le indennità che è possibile richiedere sono:

  • Assistenza per la valutazione del rischio amianto e successiva bonifica (grazie alla quale può ottenere un bonus fiscale per rimozione o bonifica);
  • Assistenza legale per ottenere rendite e indennizzo INAIL, prepensionamento, riconoscimento della qualità di Vittima del Dovere e relative prestazioni. In più c’è il diritto al risarcimento dei danni derivati dall’amianto e altre sostanze tossiche, sia per la vittima che per i suoi familiari;
  • Assistenza medica per tutte le patologie correlate a sostanze cancerogene

Il team di esperti dell’ONA è pronto a dare supporto medico, psicologico, legale, tecnico e previdenziale a tutti coloro che ne facciano richiesta.