Risarcimento danno catastrofale: come si calcola

Le vittime, che abbiano contratto una malattia asbesto correlata professionale e i suoi eredi hanno diritto al risarcimento dei danni, compreso il danno catastrofale.

Un danno può scaturire da una condotta illecita extracontrattuale o contrattuale. Inoltre si distinguono i danni patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale). In caso di decesso, sussiste anche il diritto ai danni catastrofale e tanatologico.

Infatti coloro che sono stati esposti ad agenti cancerogeni, come l’amianto, sul luogo di lavoro devono essere tutelati. Le fibre dei minerali di asbesto, se inalate o ingerite, sono dannose per la salute. Provocano infiammazione e l’insorgere di gravi neoplasie. Ciò è confermato anche dall’ultima monografia IARC.

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e il presidente, l’Avvocato Bonanni, sono in prima linea per salvaguardare i cittadini dall’esposizione ad asbesto. Oltre a sostenere la bonifica dei siti contaminati (prevenzione primaria), forniscono assistenza medica e legale alle vittime.

Indice dei contenuti
 
  • In cosa consiste il danno catastrofale?

  • Normative che riconoscono il danno catastrofale

  • Differenze tra danno biologico terminale e danno morale terminale

  • Calcolo danno catastrofale

  • Servizi di assistenza medica e tutela legale


  • Tempo di lettura stimato: 8 minuti

    Risarcimento danno catastrofale: definizione

    Il danno catastrofale indica la sofferenza, spirituale e intima, patita dalla vittima nell’assistere al progressivo svolgimento della propria condizione esistenziale verso il fine-vita.

    In altre parole consiste nella percezione della morte incombente, di una catastrofe non evitabile ma che inesorabilmente si avvicina.

    Questo danno da paura di morire, in conseguenza della condotta di terzi, viene inteso come una componente del danno non patrimoniale (ex art. 2059 Codice Civile) di tipo morale. Per questo è anche detto danno morale soggettivo o danno morale terminale.

    Per approfondire i vari aspetti della tutela risarcitoria è consigliabile consultare il testo dell’Avv. Ezio Bonanni, “Il danno da Amianto. Profili risarcitori e tutela medico-legale“.

    Danno catastrofale come danno da lucida agonia

    Si tratta di una voce di danno che attiene alla psiche del soggetto. Essendo cosciente nell’intervallo di tempo che va dall’evento lesivo all’evento morte, si rende conto dell’arrivo imminente del decesso.
    Per tale ragione, questo pregiudizio è anche denominato “danno da lucida agonia”.

    Per questo motivo è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima è in grado di comprendere che la propria fine è imminente. Infatti, trattandosi di danno-conseguenza, per accertare an debeatur occorre la prova della “cosciente e lucida percezione” dell’ineluttabilità della propria morte.

    Secondo la Corte di Cassazione n.6754/11 è necessaria la “consapevolezza in capo alla vittima dell’imminenza della morte o della gravissima entità delle lesioni subite”. Se non ci fosse, non esisterebbe l’antefatto logico (recte fattore) determinante la sofferenza.

    Inoltre, deve sussistere un apprezzabile lasso di tempo tra l’intuizione dell’approssimarsi della morte e il decesso.

    Tuttavia ,secondo Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 13/10/2020) del 5 maggio 2021, n. 11719: “danno da lucida agonia o danno catastrofale o catastrofico consiste nel pregiudizio subito dalla vittima in ragione della sofferenza provata nel consapevolmente avvertire l’ineluttabile approssimarsi della propria fine ed è risarcibile a prescindere dall’apprezzabilità dell’intervallo di tempo intercorso tra le lesioni e il decesso, rilevando soltanto l’integrità della sofferenza medesima“.

    Riconoscimento del danno catastrofale nella giurisprudenza

    Il danno catastrofale è inerente alla valutazione di un bene essenziale, la vita. La sua salvaguardia è riconosciuta dall’art. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dall’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Inoltre trova un implicito riconoscimento nella categoria dei diritti inviolabili dall’art. 2 della Costituzione Italiana.

    Il bene vita assume rilevanza in termini economici in quanto, la sua lesione può essere fonte di risarcimento (ex art. 2059 del Codice Civile).

    Secondo la recente giurisprudenza il danno catastrofale è una forma lessicale descrittiva di un pregiudizio morale di estrema intensità. Riflette il senso di disperazione vissuto del soggetto in attesa consapevole della morte, evento avvertito come ineluttabile.

    Per il riconoscimento di questo tipo di pregiudizio, secondo Cass. n.29492/2019, sono indispensabili:

    • lo stato di coscienza e la comprensione, da parte della vittima, della propria irrimediabile condizione clinica;
    • la non immediatezza del decesso seguito alle lesioni, dovendo la vittima permanere in vita per un intervallo di tempo minimo ma oggettivamente apprezzabile.

    Quindi la Corte esclude il risarcimento del danno se, nel periodo di sopravvivenza, il soggetto versi in stato di totale incoscienza.

    Il danno catastrofale è quindi un danno morale soggettivo, che deve prima entrare a far parte del patrimonio della vittima. Poi, eventualmente, può essere invocato dagli eredi come danno iure hereditatis.

    Danno morale terminale o danno biologico terminale?

    Il danno catastrofale o danno morale terminale non va confuso con il danno biologico terminale. Più volte la giurisprudenza è stata in conflitto sul riconoscimento dell’uno o l’altro danno.

    Una parte di essa lo considera di natura morale, in quanto non vi sarebbe alcun riferimento al profilo della durata del pregiudizio, tipico del danno biologico, bensì solo all’intensità della sofferenza.

    Si è poi sviluppato un altro orientamento minoritario a sostegno della tesi della natura biologica di tale profilo. La particolare intensità della sofferenza patita dalla vittima nell’intervallo temporale andrebbe a sopperire la valutazione della durata del pregiudizio e della brevità della vita residua.

    Tuttavia, le Sezioni Unite hanno privilegiato la tesi della natura morale del danno catastrofale. Infatti sostengono che la sofferenza provata dalla vittima si esplicherebbe in un forte e intenso turbamento che, però, non potrebbe essere ricondotto ad una patologia della psiche, requisito del danno biologico.

    Inoltre, a differenza del danno biologico terminale, l’intervallo di tempo non assume nel danno catastrofale precipua rilevanza, in quanto viene dato maggior rilievo all’aspetto psicologico–cognitivo, il cosiddetto profilo “dell’intensità della sofferenza provata” (Cass. n. 16993/2015; S.U. n. 8360/2010).

    Le differenze tra le tipologie di danno terminale

    In tale contesto la Corte di Cassazione n. 6691/2018 ha negato il riconoscimento del danno morale terminale, riconoscendo invece il biologico terminale. Inoltre ne ha illustrato le differenze:

    Il danno tanatologico, indicato in termini di danno morale terminale o da lucida agonia o catastrofale o catastrofico (Cass. Sez. Un. 11/11/2008 n. 26772; Cass. Sez. Un. 11/11/2008 n. 26773), subito dalla vittima per la sofferenza provata nell’avvertire coscientemente l’ineluttabile approssimarsi della propria fine, assume rilievo il criterio dell’intensità della sofferenza provata (Cass. 20/8/2015 n. 16993; Cass. 8/4/2010 n. 8360; Cass. 23/2/2005 n. 3766; Cass. 1/12/2003 n. 18305), a prescindere dall’apprezzabile intervallo di tempo tra lesioni e decesso della vittima.

    Nella diversa ipotesi di morte cagionata dalla lesione, quando tra le lesioni colpose e la morte intercorra un apprezzabile lasso di tempo, viene ritenuto risarcibile il danno biologico terminale (Cass. 28/8/2007 n. 18163), e per il tempo di permanenza in vita(Cass. 16/5/2003 n. 7632) in quanto sempre esistente, per effetto della percezione, anche non cosciente, della gravissima lesione dell’integrità personale della vittima nella fase terminale della sua vita (Cass. 28/8/2007, n. 18163) ed il diritto di credito al relativo risarcimento viene ritenuto quindi trasmissibile iure hereditatis (Cass. 23/2/2004 n. 3549; Cass. 01/2/2003, n. 18305; Cass. 16/6/2003 n. 9620; Cass. 14/3/2003 n. 3728; Cass. 2/4/2001 n. 4783; Cass. 10/2/1999 n. 1131; Cass. 29/9/1995 n. 10271).

    É stato altresì affermato che il danno biologico terminale, quale pregiudizio della salute, anche se temporaneo è massimo nella sua entità ed intensità (Cass. 23/2/2004 n. 3549) in quanto conduce a morte un soggetto in un sia pure limitato ma apprezzabile lasso di tempo (Cass. 23/2/2005, n. 3766).”

    Come si calcola il risarcimento del danno terminale?

    Il danno terminale è il danno liquidabile iure proprio alla vittima del fatto illecito, per le lesioni mortali riportate, a condizione che la morte avvenga dopo un apprezzabile lasso di tempo (Cassazione, sentenza n.1530 del 2015).

    Perciò, affinché sia risarcibile il danno terminale, deve essere provata la percezione del decesso imminente da parte del soggetto danneggiato.

    Questo pregiudizio ricomprende al suo interno ogni sofferenza fisica e psichica patita dalla vittima (danno biologico terminale e catastrofale).

    Il periodo di tempo risarcibile per questa voce di danno è limitato. Infatti si è stabilito che, trascorsi 100 giorni, il danno terminale non può protrarsi. Quindi, dopo tale lasso di tempo, torna ad essere risarcibile il solo danno biologico temporaneo.

    Il danno biologico terminale viene quantificato come inabilità temporanea e liquidato in base agli importi massimi previsti per il danno biologico temporaneo assoluto, secondo le tabelle del Tribunale di Milano.

    Si è stabilito di assegnare ad ogni giorno di sofferenza una valutazione monetaria decrescente, che eguaglia il valore del danno biologico temporaneo ordinario al 100° giorno.

    I primi 3 giorni possono essere risarciti secondo valutazioni personalizzate del giudice, in base alla gravità eccezionale dell’evento, fino a un massimo di 30.000 euro. Successivamente la liquidazione del danno sarà comunque personalizzabile, a seconda del caso, fino ad un aumento massimo del 50% del valore espresso nelle tabelle.

    Il risarcimento del danno biologico terminale può essere aumentato, con criteri equitativi puri, qualora la vittima abbia subito anche della sofferenza psichica, conseguente la consapevolezza della compromissione del proprio stato di salute (sentenze n.15395 del 2016 e n.23183 del 2014).

    Danno catastrofale: quantificazione del risarcimento

    Per quanto riguarda il danno catastrofale, il risarcimento è iure hereditatis. Quindi è trasmissibile agli eredi della vittima. La sola condizione è che il decesso non sia sopravvenuto immediatamente o dopo brevissimo tempo. Inoltre la vittima deve aver avuto consapevolezza dell’inevitabilità della sua situazione.

    Questo pregiudizio è liquidabile dal giudice esclusivamente in via equitativa. In più tiene conto dell’enormità della sofferenza psichica patita e della durata di tale sofferenza (Cass. Civ., Sez. III, Ord. n. 16592/2019).

    Come ottenere assistenza legale e medica?

    L’ONA tutela i diritti di tutte le vittime di malattia professionale asbesto correlata. Grazie alla squadra di medici volontari, coordinati dal Dott. Cianciosi, è possibile richiedere una consulenza medica gratuita.

    Inoltre, l’Avv. Bonanni e il suo team di legali esperti forniscono una consulenza legale. Il fine è tutelare di coloro che ne fanno richiesta per ottenere prestazioni previdenziali e assistenziali, oltre al ristoro dei danni subiti.