Processo Eternit: disastro ambientale e danni alla salute

Per i gravi danni alla salute, per molti fatali, causati ai dipendenti della multinazionale Eternit, Stephan Schmidheiny è stato imputato nel processo Eternit.

Il cemento-amianto è conosciuto comunemente come eternit. Questo è il nome del brevetto registrato da Ludwig Hatschek nel 1901, dopo aver scoperto la resistente fibra d’asbesto. Prende il nome di Eternit anche l’azienda di proprietà della famiglia Schmidheiny, impiegata nella produzione mondiale di fibrocemento di amianto.

Data la sua resistenza e durevolezza, il cemento-amianto fu diffusamente utilizzato nel settore edile. Tuttavia, nel tempo, l’amianto tende a sgretolarsi e a disperdersi nell’ambiente.

Le fibre di amianto, se inalate o ingerite, possono provocare processi infiammatori (asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici).

Successivamente si possono manifestare gravi patologie asbesto correlate. La capacità cancerogena dell’asbesto è confermata anche dall’ultima monografia IARC.

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’Avvocato Bonanni, offrono assistenza medica e legale gratuita alle vittime.

Dopo il primo processo Eternit culminato con l’assoluzione per prescrizione, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno proseguito il loro impegno nella difesa delle vittime.

Indice dei contenuti
 
  • Gli stabilimenti Eternit in Italia

  • Le prime fasi del processo Eternit

  • Eternit bis: nuovi procedimenti e accuse

  • Le vittime di malattie asbesto correlate e i loro diritti

  • Come ottenere l’assistenza medica e la tutela legale?


  • Tempo di lettura stimato: 7 minuti

    La multinazionale Eternit in Italia

    Si registrò nel 1901 il brevetto Eternit e nel 1903 fu acquistato dall’azienda svizzera Schweizerische Eternitwerke AG. Si aprirono poi, a partire dal 1906, diverse fabbriche Eternit anche in Italia.

    Nel 1933 l’azienda divenne proprietà della famiglia svizzera Schmidheiny che, successivamente, insieme ai belgi De Cartier, divenne proprietaria anche degli stabilimenti italiani.

    Gli stabilimenti in Italia sono stati cinque: Bagnoli, Cavagnolo, Rubiera, Siracusa e Casale Monferrato.

    In particolare, lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato ha iniziato la sua produzione il 19 marzo 1907 e, già negli anni ’50, si registrarono diverse morti di operai per patologie respiratorie.

    Alla fine degli anni ’70, il sindacalista CGIL Bruno Pesce e l’operaio dell’Eternit Nicola Pondrano avviarono una serie di indagini per fare luce su queste morti sospette. Il 6 giugno 1986 Eternit chiuse definitivamente.

    Successivamente, con la Legge 257/1992, si mettono al bando i minerali di amianto e anche negli altri siti la produzione venne meno.

    Tuttavia gli effetti dannosi dell’esposizione ad amianto avevano colpito non solo le migliaia di dipendenti dell’azienda e i loro familiari, ma anche i cittadini residenti nella zona, provocando un vero e proprio disastro ambientale.

    Processo Eternit e l’accusa di disastro ambientale

    Nei cinque stabilimenti Eternit in Italia, migliaia di lavoratori hanno perso la vita perché esposti alle fibre di amianto. Questa epidemia ha colpito sia i dipendenti sia coloro che hanno vissuto nelle città circostanti.

    Per questo si ipotizza a carico dell’imputato Stephan Schmidheiny il disastro ambientale a causa dell’epidemia di malattie asbesto correlate.

    Le indagini, iniziate nel 2004, hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Stephan Schmidheiny. Il processo è iniziato il 6 aprile 2009 e sono state presentate 2889 atti di costituzione di parte civile, che corrispondono ad altrettante vittime.

    Il 13 febbraio 2012 ci fu la sentenza. Louis De Cartier e Stephan Schmidheiny, i due proprietari della multinazionale Eternit, sono stati condannati a 16 anni di reclusione per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.

    Di questo importante processo è stato protagonista anche il presidente dell’ONA, Avv. Ezio Bonanni.

    A giugno del 2013 si conclude il processo di secondo grado. Anche in questa occasione Stephan Schmidheiny è stato condannato a 18 anni di carcere, due anni in più rispetto alla sentenza di primo grado. Invece l’altro imputato, De Cartier, è deceduto prima della fine del processo.

    La sentenza di secondo grado riconosce la responsabilità penale per i siti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera. In più stabilisce fondi per circa 90 milioni di euro finalizzati a risarcire i danni subiti dalle vittime e dai loro familiari.

    Processo Eternit: il reato cade in prescrizione

    Durante il processo Eternit I, l’imputato è stato condannato in primo e secondo grado, sulla base dell’art. 434 del Codice penale.

    Tuttavia, il 19 novembre del 2014, la Corte di Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato e la morte è stata considerata l’aggravante del reato di pericolo.

    Il reato sussiste ma sono trascorsi troppi anni tra l’esposizione all’amianto e l’effettiva malattia delle vittime. Inoltre la Corte ha ritenuto che la prescrizione dovesse decorrere dalla data di chiusura dello stabilimento.

    Quindi si assolve l’imputato, che in Italia era il titolare delle fabbriche Eternit, per prescrizione (Cassazione, I sezione penale, 7941/2015). In più, con la sentenza della Corte di Cassazione, si annullano anche i risarcimenti a favore delle vittime.

    Processo Eternit bis: l’accusa di omicidio volontario

    Dopo il primo processo Eternit, culminato con l’assoluzione per prescrizione dell’imputato Stephan Schmidheiny, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno proseguito il loro impegno.

    L’amianto è una sostanza cancerogena che produce effetti dannosi per la salute soprattutto a distanza di anni. Infatti a Casale Monferrato, con meno di 40.000 abitanti, si registrano almeno 40 casi di mesotelioma ogni anno.

    I casi di questa neoplasia molto aggressiva sono in continuo aumento. Infatti nel 2020 l’ONA ha ricevuto circa 2.000 segnalazioni. In più il numero crescente di queste patologie asbesto correlate è riportato anche dal VI Rapporto ReNaM.

    L’unico modo per fermare la strage provocata dall’esposizione all’amianto è eliminare del tutto ogni rischio attraverso la bonifica dei siti contaminati. Per questo è fondamentale per l’ONA e l’Avv. Bonanni la prevenzione primaria, come conferma la revisione del Consensus di Helsinki (Commento del Prof. Philip J Landrigan).

    Data la grave situazione, anche dopo l’assoluzione il processo amianto è ripartito. Eternit bis è diviso in quattro tronconi. L’ONA è costituita parte civile nel processo Eternit Bagnoli, di Vercelli e negli altri procedimenti.

    In particolare, la Procura della Repubblica di Torino, dopo il giudizio di assoluzione per prescrizione, ha contestato a Stephan Schmidheiny il reato di omicidio volontario.

    Il magnate è infatti responsabile della morte di 258 persone dovuta a patologie asbesto correlate. Inoltre, tra le aggravanti, vi sono anche i motivi abietti. Questi consistono nella volontà di profitto e nel mezzo insidioso, cioè l’amianto.

    Eternit bis: da omicidio volontario a omicidio colposo

    Il Gup del Tribunale di Torino, ha disposto il rinvio degli atti alla Corte Costituzionale. In seguito al rigetto delle eccezioni di illegittimità costituzionale, il processo è proseguito. Il reato di omicidio volontario è stato derubricato in omicidio colposo, con l’aggravante della colpa cosciente.

    Le due sentenze sono impugnate dalla Procura della Repubblica di Torino e dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Torino e la Corte di Cassazione. Quest’ultima, però, li ha dichiarati inammissibili per un vizio di forma, nell’udienza del 13 dicembre 2017.

    Il 25 gennaio 2019, il Tribunale Penale di Napoli rinvia a giudizio Stephan Schmidheiny per omicidio colposo. In quell’occasione è accolta la tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA Onlus, e dei due Pubblici Ministeri, Frasca e Giuliano.

    Infine il 23 maggio 2019 il Tribunale Penale di Torino condanna Schmidheiny a quattro anni di reclusione per omicidio colposo per la morte di due ex dipendenti esposti all’amianto (sentenza n. 2438).

    Quali sono i diritti delle vittime esposte ad amianto?

    Le vittima di malattie correlata all’amianto di origine professionale hanno diritto a determinate prestazioni previdenziali e assistenziali.

    In primo luogo si può fare richiesta per ottenere l’indennizzo INAIL e il Fondo vittime amianto. Inoltre si possono ottenere benefici contributivi (ex art. 13, co. 7, L. 257/1992), grazie ai quali è possibile accedere al prepensionamento.

    Se si è già in pensione si avrà diritto alla rivalutazione dei contributi, utilizzando sempre il coefficiente 1,5. Invece, chi, nonostante l’accredito contributivo, non raggiunga il diritto alla pensione, può fare domanda per la pensione inabilità amianto.

    Le vittime appartenenti alle Forze Armate e al Dipartimento di Sicurezza hanno diritto al riconoscimento dello status di Vittima del dovere e alle conseguenti prestazioni aggiuntive (causa di servizio, equo indennizzo e pensione privilegiata).

    Infine le vittime possono richiedere il totale risarcimento danni, cioè i danni patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale ed esistenziale).

    In caso di decesso, sono i superstiti ad avere il diritto al risarcimento. Possono ottenere il ristoro dei danni iure hereditario, cioè quelli subiti dal defunto, e iure proprio, quelli diretti. In più sussiste il diritto ai pregiudizi catastrofali e tanatologici.

    Purtroppo però, a volte, si negano i diritti alle vittime. A denunciare questa ingiustizia è l’Avvocato Bonanni durante la conferenza stampa, tenutasi al Campidoglio il 13 ottobre 2020, “Rischio amianto in Italia, diritti negati alle vittime“.

    Servizi di assistenza medica e legale per le vittime

    ONA tutela tutte le vittime esposte ad agenti cancerogeni, come l’amianto. Fornisce un servizio di consulenza medica gratuita, grazie al quale è possibile ottenere tutte le informazioni sulle terpie più mirate.

    Inoltre, l’Avv. Bonanni e il suo team di legali mettono a disposizione la loro esperienza tramite una consulenza legale gratuita. In questo modo è possibile salvaguardare tutti i propri diritti.