Prevenzione terziaria: risarcimento danni esposti amianto

La prevenzione terziaria, come si intuisce dal nome, è la fase finale del processo preventivo per una malattia. Essa consiste nello studio approfondito di una patologia al fine di individuarne le cause e i fattori di rischio. Ciò è quanto viene attuato anche nello studio delle malattie asbesto correlate, cioè provocate da esposizione all’amianto.

Indice dei contenuti

Prevenzione primaria, secondaria e terziaria
Prevenzione primaria
Siti contaminati amianto
Prevenzione secondaria
Prevenzione terziaria
Malattia professionale amianto
Gli indennizzi INAIL
– Procedura per richiesta lavoratore
Benefici contributivi INPS
– Legge Fornero e pensione di invalidità amianto


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Lo scopo della prevenzione terziaria è, quindi, non solo quello di evitare che altre persone incorrano nelle stesse patologie, ma anche quello di consentire a coloro che invece abbiano già avuto una diagnosi negativa di poter ottenere il riconoscimento di malattia professionale o degli altri indennizzi esistenti.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni da anni danno un valido supporto a tutte le “vittime del dovere”, offrendo a chiunque lo richieda assistenza medica e legale gratuita.

Rischio amianto: prevenzione primaria, secondaria, terziaria

Quando si parla di amianto o di altre sostanze cancerogene, la prevenzione diventa un argomento di primaria importanza. Questo perché l’amianto, o asbesto, è una sostanza altamente lesiva e pericolosa per la salute dell’uomo.

minerali di amianto si distinguono per la loro natura fibrosa con capacità di suddivisione longitudinale in fibre (chiamate anche fibrille) lunghe e flessibili. Queste fibrille rimangono sospese a lungo negli ambienti, anche 24 o 48 ore, prima di giungere a terra. Per questi motivi, le fibre di asbesto, sono facilmente inalabili. Hanno potere fibrogeno e cancerogeno.

A causa delle sue particolari proprietà di incombustibilità e di isolante termico, l’amianto per decenni è stato ampiamente utilizzato nell’edilizia e nell’industria del nostro Paese. Per tale motivo, soltanto in Italia, ad oggi si calcolano oltre 30mila siti contaminati e milioni di persone che negli anni hanno manifestato i sintomi di malattie asbesto correlate.

Ecco perché da ormai diversi anni si è iniziato a parlare di prevenzione, la quale si divide a sua volta in primaria, secondaria e terziaria. Andiamo quindi a spiegare nel dettaglio di cosa si tratta.

Prevenzione primaria: normativa, informazione e bonifica

Per prevenzione primaria si intendono delle misure messe in atto per evitare l’esposizione di persone all’amianto. Questo al fine di prevenire l’insorgere di patologie asbesto correlate.

La prevenzione primaria, quindi, ha come scopo quello di eliminare o comunque ridurre l’esposizione al fattore di rischio responsabile di danno alla salute negli esposti. In particolare, questa cerca di intervenire sui fattori di rischio modificabili, ovvero quelli riguardanti le abitudini comportamentali del singolo. Si cerca quindi di  aumentare la resistenza stessa dell’individuo a tali fattori.

La prevenzione primaria, poi, può essere attuata attraverso diversi metodi, quali:

  • normative atte a limitare l’inquinamento da amianto (vedi Legge 257/1992);
  • campagne di sensibilizzazione e informazione per rendere coscienti le persone dei potenziali rischi nel caso di esposizione a sostanze tossiche e cancerogene (es. campagne anti-fumo);
  • promozione delle vaccinazioni.
  • messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, con ispezioni approfondite e diverse tecniche di bonifica, quali incapsulamento, confinamento o rimozione dell’amianto (o altre sostanze cancerogene);

Siti contaminati amianto: lo sportello segnalazioni ONA

Nell’ambito della prevenzione primaria, è di fondamentale importanza intervenire per la bonifica tempestiva dei siti contaminati. 

Per questo da anni l’ONA si occupa di aggiornare costantemente la mappatura amianto del territorio italiano, anche attraverso un sistema di segnalazione accessibile a tutti i cittadini e lavoratori.

Chiunque ne abbia bisogno può così comunicare la presenza, anche sospetta, di amianto nei propri luoghi di vita o lavoro (oppure in edifici pubblici come scuole o ospedali).

sportello amianto

Prevenzione secondaria: sorveglianza medica, diagnosi e cura

In alcuni casi, purtroppo, la prevenzione primaria non riesce ad anticipare l’insorgere di una patologia. Ecco quindi che subentra l’importanza della prevenzione secondaria, ovvero, in primo luogo, la sorveglianza sanitaria.

Infatti, è fondamentale sottoporsi a controlli medici costanti per monitorare il proprio stato di salute e ottenere magari una diagnosi precoce. Solo in questo modo sarà possibile intervenire tempestivamente con una terapia e delle cure adeguate alla patologia di cui si è vittime. 

La respirazione di fibre di asbesto, infatti, può causare numerose malattie, le patologie asbesto correlate, alcune  anche molto gravi. Si tratta, ad esempio, delle placche pleuriche, dell’asbestosi o del mesotelioma, un tipo di tumore molto aggressivo che può coinvolgere diversi organi.

Prevenzione terziaria: malattia professionale e risarcimento

L’ultima fase del processo preventivo, dunque, è la prevenzione terziaria. Quest’ultimo step è però strettamente correlato agli altri due, in quanto esso si realizza in prima istanza attraverso l’accertamento delle cause di una malattia: tale passaggio è fondamentale perché soltanto in questo modo si può investigare sulla Legge generale di copertura e quindi ottenere la vera prevenzione primaria.

La prevenzione terziaria, infatti, si fonda sull’epidemiologia, necessaria per individuare gli agenti causali delle patologie asbesto correlate. Grazie ad essa è possibile stabilire la frequenza e la distribuzione delle malattie, ma anche le cause di morte in relazione ai fattori di rischio.

Lo scopo ultimo della prevenzione terziaria è quindi il riconoscimento del cosiddetto nesso causale tra malattia ed esposizione ad amianto sul posto di lavoro, per accertare lo status di “malattia professionale”, ottenendo quindi un risarcimento danni.

Malattia professionale amianto: come ottenere i risarcimenti

Prima di tutto, per malattia professionale si intende una patologia contratta nell’esercizio dell’attività lavorativa, protratto nel tempo e a causa delle lavorazioni esercitate. Inoltre, può essere provocata da agenti cancerogeni, o da altri rischi di lavoro.

Per poter ottenere un risarcimento o un indennizzo sarà quindi necessario l’accertamento dello status di malattia professionale, e quindi della correlazione tra la diagnosi e l’esposizione prolungata ad amianto sul luogo di lavoro.

Tuttavia, è da sottolineare la differenza tra indennizzo e risarcimento. Il primo, infatti, ha lo scopo di mantenere il livello di reddito del lavoratore in seguito al riconoscimento di malattia professionale, mentre il secondo è l’integrale ristoro del pregiudizio.

In ogni caso, è l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) che si occupa di erogare prestazioni ai lavoratori che subiscono infortuni sul lavoro o malattie professionali.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni, pioniere nella difesa delle vittime dell’amianto, forniscono il servizio di assistenza legale per i lavoratori esposti ad amianto o altri cancerogeni.

Malattia professionale INAIL: gli indennizzi

Se riconosciuta la malattia professionale, il lavoratore può ottenere un indennizzo in proporzione al danno biologico INAIL. 

Infatti, occorre tener conto del grado di infermità che consegue alla malattia professionale.

In particolare, la tabella INAIL degli indennizzi stabilisce:

  • invalidità fino al 6%: franchigia
  • infermità dal 6% al 15%: indennizzo danno biologico una tantum
  • invalidità a partire dal 16%: rendita malattia professionale

Il danno biologico INAIL è indennizzabile in favore di quei lavoratori che hanno subito lesioni del 6% (tabelle INAIL), o superiori. Nel caso di raggiungimento, anche per aggravamento, della malattia professionale INAIL, si ha diritto alla rendita mensile, secondo la tabella risarcimento INAIL.

Queste prestazioni sono erogate sulla base dell’art. 38 Cost., che garantisce a tutti i cittadini il mantenimento del reddito in caso di  malattia professionale. Infatti, in caso di inabilità temporanea e di invalidità permanente, è possibile mantenere il livello di reddito.

Indennizzo INAIL: procedura per richiesta del lavoratore

La vittima di malattia professionale per poter ottenere il risarcimento INAIL, ed eventualmente anche la pensione INAIL, è tenuto a seguire una procedura ben precisa:

  • denunciare la malattia al datore di lavoro entro 15 giorni dalla comparsa dei sintomi;
  • presentare al datore di lavoro i riferimenti del certificato di malattia professionale e, in caso di prosecuzione delle cure, i riferimenti dei certificati compilati dal medico curante, trasmessi telematicamente all’INAIL.

Se sprovvisto del numero identificativo del certificato, il lavoratore deve fornire al datore di lavoro copia cartacea del certificato medico.

Nel caso in cui il lavoratore non svolga attività lavorativa, può presentare direttamente all’INAIL la domanda di riconoscimento della malattia professionale.

Benefici contributivi INPS: il prepensionamento amianto

Tutte le vittime di esposizione ad amianto hanno diritto al rilascio della certificazione INAIL di esposizione amianto (ex art. 13 comma 7 L. 257 del 1992), per ottenere dall’INPS l’accredito delle maggiorazioni contributive con il coefficiente 1,5, utile per ottenere il diritto al prepensionamento amianto per un periodo pari al 50 % di quello di esposizione, e quindi rivalutare la prestazione pensionistica eventualmente in godimento.

Per ottenere l’accredito delle maggiorazioni contributive amianto, il lavoratore deve depositare la domanda amministrativa all’INPS. La domanda di pensionamento amianto può essere depositata presso l’INPS, entro il prossimo 31.03.2021.

Possono richiedere il prepensionamento amianto con effetto immediato i lavoratori in possesso dei seguenti requisiti:

  • riconoscimento INAIL e/o causa di servizio per asbestosi, tumore dei polmoni e mesotelioma (comma 250-bis dell’articolo 1 della Legge n. 232/2016);
  • riconoscimento di una qualunque malattia professionale asbesto-correlata da parte di INAIL;
  • anzianità contributiva di almeno 5 anni di cui 3 negli ultimi 5.

Legge Fornero e pensione di invalidità amianto

Tuttavia, l’art. 24 della c.d. Legge Fornero stabiliva la non applicabilità per i lavoratori esposti ad amianto che, alla data del 31 dicembre 2011, avessero già maturato il diritto a pensione.

Con i successivi interventi del Governo, su iniziativa del Ministro Salvini, la legge Fornero ha subito sostanziali modifiche per permettere il pensionamento quota 100. In esso rientrano anche i lavoratori esposti ad amianto.

Coloro che, proprio a causa della legge Fornero, non avessero maturato i contributi amianto necessari per il prepensionamento amianto, possono comunque ottenere il prepensionamento, ovvero la pensione di invalidità amianto (per patologia con l’art. 1 comma 250 Legge 232/2016).

A differenza del riconoscimento dei benefici contributivi (ex art. 13 co. 8 l. 257/92), la norma non fa riferimento ad alcun limite del grado invalidante e non contiene limiti di soglia. 

Vedi: Circolare INPS n. 34 del 09.03.2020 (pensione inabilità amianto)