Danni patrimoniali: danno emergente e lucro cessante

Le vittime di patologie asbesto correlate di origine professionale hanno diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale).

Il danno patrimoniale è il pregiudizio economico che colpisce la sfera del danneggiato, provocando un impoverimento. Pur essendo unitario, è formato da due componenti:

  • danno emergente, ossia la perdita subita dalla vittima;
  • lucro cessante, che indica il mancato guadagno derivato da un illecito altrui, cioè il profitto che il soggetto avrebbe ottenuto senza il verificarsi dell’evento dannoso.

Chi è esposto ad agenti cancerogeni, come l’amianto, subisce un danno alla salute. Infatti l’esposizione ai minerali di amianto può provocare infiammazione e l’insorgere di neoplasie e malattie gravi, come il mesotelioma. I suoi effetti dannosi sono evidenziati anche dall’ultima monografia IARC.

Perciò le vittime hanno diritto a prestazioni previdenziali e assistenziali e all’integrale risarcimento danni. L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e il presidente, l’Avvocato Bonanni, forniscono assistenza medica e legale a chiunque ne faccia richiesta.

Indice dei contenuti
 
  • Risarcimento danno emergente e lucro cessante

  • A chi spetta l’onere della prova dei danni patrimoniali?

  • Metodo di calcolo danno patrimoniale

  • Diritto al risarcimento danno patrimoniale per gli eredi

  • Come ottenere assistenza medica e tutela legale?


  • Tempo di lettura stimato: 8 minuti

    Quali sono i danni patrimoniali e in cosa consistono?

    I danni patrimoniali consistono nella diminuzione di valore che il patrimonio del danneggiato patisce, a causa dell’illecito o dell’inadempimento. Questo tipo di pregiudizio può derivare da:

    • una responsabilità contrattuale (ad esempio l’inadempimento di un’obbligazione o la mancata consegna di un bene acquistato o il ritardo nell’esecuzione di una prestazione);
    • responsabilità aquiliana, cioè un fatto illecito, come il sinistro stradale.

    Inoltre è composto dal danno emergente e dal lucro cessante. Il primo è indicato spesso come danno diretto, mentre il lucro cessante è identificato come danno indiretto. Questa distinzione rappresenta uno strumento necessario per i giuristi al fine di identificare gli effetti pregiudizievoli subiti dal patrimonio del danneggiato.

    La tutela risarcitoria è una materia complessa. Per conoscere i diritti che spettano alla vittima si può consultare il libro dell’Avvocato Ezio Bonanni “Il danno da Amianto. Profili risarcitori e tutela medico-legale“.

    Risarcimento danno emergente: definizione

    I danni emergenti sono la perdita economica che il patrimonio del creditore ha subito per colpa della mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore. Questo pregiudizio sussiste a prescindere dal rapporto contrattuale (danno extracontrattuale).

    È un tipo di danno attuale e immediato, che si realizza con la diminuzione patrimoniale provocata dall’illecito o dall’inadempimento. Indica quindi una perdita di utilità già presente nel patrimonio del danneggiato.

    Tra i danni patrimoniali, questa categoria comprende:

    • il disvalore economico provocato dalla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore;
    • le spese sostenute per rimuovere inesattezze della prestazione;
    • la temporanea impossibilità di godere del bene;
    • i danni provocati alla persona o ai beni del creditore.

    Risarcimento danni patrimoniali: lucro cessante

    Con il termine lucro cessante si indica il mancato guadagno patrimoniale che si sarebbe dovuto conseguire in caso l’obbligazione fosse stata regolarmente adempiuta o in mancanza della lesione.

    Perciò la differenza rispetto al danno emergente è che il lucro cessante attiene a una ricchezza non ancora inglobata nel patrimonio del danneggiato. Tuttavia questa si sarebbe ragionevolmente prodotta, se non si fosse verificato l’inadempimento o l’illecito.

    Il danno da lucro cessante può consistere nella:

    • mancata utilizzazione del bene, perciò il danno consiste nel guadagno che il creditore avrebbe tratto nell’uso del bene, con ragionevole certezza;
    • perdita o diminuzione della capacità di lavoro specifica, che si verifica a seguito di lesioni personali e si sostanzia nella perdita totale o parziale del guadagno che il danneggiato avrebbe tratto dall’esercizio della propria attività;
    • perdita di prestazioni assistenziali o alimentari.

    Il risarcimento di questo tipo di danno è però riconosciuto solo nel caso in cui c’è la probabilità o la certezza della sua concreta esistenza. Essa dovrà essere fornita con prova “rigorosa”.

    Ciò è espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza n.23304, 8 novembre 2007: “Occorre pertanto che dagli atti risultino elementi oggettivi di carattere lesivo, la cui proiezione futura nella sfera patrimoniale del soggetto sia certa, e che si traducano, in termini di lucro cessante o in perdita di chance, in un pregiudizio economicamente valutabile ed apprezzabile, che non sia meramente potenziale o possibile, ma che appaia invece – anche semplicemente in considerazione dell’id quod plerumque accidit connesso all’illecito in termini di certezza o, almeno, con un grado di elevata probabilità“.

    Differenza tra lucro cessante e danno da perdita di chance

    Il danno patrimoniale da lucro cessante è diverso dal danno da perdita di chance.

    Infatti la Corte di Cassazione, nella sentenza n.20630/2016, specifica che: “Un danno da perdita di chance è ovviamente alternativo rispetto al danno da lucro cessante futuro da perdita del reddito. Se c’è l’uno non può esserci l’altro, e viceversa. Delle due, infatti l’una: o la vittima dimostra di avere perduto un reddito che verosimilmente avrebbe realizzato, ed allora le spetterà il risarcimento del lucro cessante; ovvero la vittima non dà quella prova, ed allora le può spettare il risarcimento del danno da perdita di chance.

    Ciò vuol dire che il lucro cessante non comprende i danni meramente ipotetici. Per questo motivo occorre riferire l’utilità persa.

    Il lucro cessante, concretandosi questo nell’accrescimento patrimoniale in concreto ed effettivo pregiudicato o impedito dall’inadempimento della obbligazione contrattuale, presuppone almeno la prova, sia pure indiziaria, della utilità patrimoniale che, secondo un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità) il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta e deve essere, perciò, escluso per quei mancati guadagni che sono meramente ipotetici perché dipendenti da condizioni incerte, quali quelle legate ad un improbabile fatto del terzo“. (Cassazione, n.7647/1994).

    Come provare i diversi danni patrimoniali?

    L’onere della prova dei danni patrimoniali (lucro cessante e danno emergente) varia a seconda della tipologia di responsabilità:

    • in caso di responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.) avviene un’inversione dell’onere della prova e spetta al debitore dimostrare che l’inadempimento o il ritardo sia stato determinato da causa a lui non imputabile;
    • per la responsabilità aquiliana (art. 2043 c.c.), l’onus probandi del pregiudizio subito incombe sul danneggiato.

    In caso si voglia dimostrare il lucro cessante, la vittima deve dimostrare gli elementi costitutivi del danno e la sua diretta consequenzialità rispetto all’inadempimento e all’illecito (nesso causale).

    È quindi onere del danneggiato dimostrare la contrazione dei suoi redditi dopo il sinistro, provando:

    • il danno subito, anche tramite presunzioni semplici, da cui si evinca la riduzione della capacità lavorativa specifica (an debeatur);
    • l’effettiva diminuzione dei suoi guadagni in seguito al sinistro (quantum debeatur).

    “Il danno patrimoniale futuro, derivante da lesioni personali, va valutato su base prognostica ed il danneggiato può avvalersi anche di presunzioni semplici. Provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità, è possibile presumere, salvo prova contraria, che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura – non necessariamente in modo proporzionale – qualora la vittima già svolga un’attività lavorativa.

    Tale presunzione copre solo l'”an” dell’esistenza del danno, mentre, ai fini della sua quantificazione, è onere del danneggiato dimostrare la contrazione dei suoi redditi dopo il sinistro, non potendo il giudice, in mancanza, esercitare il potere di cui all’art. 1226 c.c., perché esso riguarda solo la liquidazione de danno che non possa essere provato nel suo preciso ammontare, situazione che non ricorre quando la vittima continui a lavorare e produrre reddito e può dimostrare di quanto quest’ultimo sia diminuito” (Cass. 21988/2019, Cass. 15737/2018, Cass. 11361/2014).

    Come calcolare il risarcimento danni patrimoniali

    La capacità lavorativa, astrattamente intesa, è l’idoneità di un soggetto a produrre un reddito. La giurisprudenza ne distingue due forme:

    • generica, ossia la possibilità di svolgere qualsiasi lavoro, anche diverso dal proprio, ma confacente con le proprie attitudini (danno non patrimoniale);
    • specifica, cioè l’idoneità a svolgere la propria attuale occupazione (danno patrimoniale).

    Ai fini del risarcimento del danno patrimoniale è fondamentale verificare il nesso causale tra evento dannoso ed evento di danno. Infatti le perdite subite o il mancato guadagno devono rappresentare una “conseguenza immediata e diretta” del fatto.

    Soprattutto nel caso di lucro cessante, che si riferisce a un evento futuro e solo prevedibile, sarà necessaria una ragionevole certezza e una prova rigorosa.

    Una volta riconosciuto il nesso causale, il risarcimento del danno emergente e lucro cessante sarà inserito nella quantificazione del pregiudizio subito dalla vittima.

    Qualora non sia possibile provare il danno nel suo preciso ammontare, come accade per il lucro cessante, il giudice lo liquiderà in via equitativa, con ragionevolmente fondata attendibilità.

    La vittima può richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali, per evitare la prescrizione, entro:

    • 10 anni dall’accaduto, se il danno è causato dalla cattiva o mancata esecuzione di un contratto;
    • 2 anni, in caso di danni che derivano da un sinistro stradale, ma, se si verificano lesioni personali, il termine diventa quello di prescrizione del reato;
    • 5 anni negli altri casi.

    Risarcimento del lucro cessante agli eredi della vittima

    La morte di un congiunto può causare ai suoi familiari un danno patrimoniale da lucro cessante. Infatti si può verificare una perdita dei benefici economici che la vittima destinava agli eredi per legge o per costume sociale.

    Perciò la Corte di Cassazione, Ord. 6619/2018, stabilisce il diritto al risarcimento per gli eredi:

    La liquidazione del danno patrimoniale da lucro cessante, patito dalla moglie e dal figlio di persona deceduta per colpa altrui, e consistente nella perdita delle elargizioni erogate loro dal defunto, se avviene in forma di capitale e non di rendita, va compiuta per:

    • la moglie, moltiplicando il reddito perduto dalla vittima per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie corrispondente all’età del più giovane tra i due;
    • il figlio, in base a un coefficiente di capitalizzazione di una rendita temporanea corrispondente al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno.

    Nell’uno e nell’altro caso il reddito da porre a base del calcolo deve comunque essere equitativamente aumentato per tenere conto dei presumibili incrementi reddituali che il lavoratore avrebbe ottenuto se fosse rimasto in vita e contemporaneamente ridotto dell’importo pari alla quota di reddito che la vittima avrebbe presumibilmente destinato a sé, al carico fiscale e alle spese per la produzione del reddito“.

    In più i familiari hanno diritto anche al risarcimento dei danni non patrimoniali, tra cui quello catastrofale e tanatologico.

    Servizi di assistenza legale e medica

    L’ONA tutela i diritti di tutte le vittime di malattia professionale asbesto correlata.

    L’Avv. Bonanni e il suo team di legali esperti forniscono una consulenza legale per salvaguardare i diritti di coloro che ne fanno richiesta.

    Inoltre, grazie alla squadra di medici volontari, coordinati dal Dott. Cianciosi, è possibile richiedere una consulenza medica gratuita. In questo modo è possibile avere tutte le informazioni riguardo le terapie più idonee.