ILVA di Taranto: il disastro ambientale

L’ILVA, ora Acciaierie d’Italia S.p.A., è costituita da Am InvestCo Italy e  Invitalia e produce acciaio, in particolare presso lo stabilimento ILVA di Taranto.

Quest’ultimo è il piiù importante complesso industriale d’Europa per la produzione di acciaio, anche se in Italia ci sono anche altri stabilimenti. L’attuale assetto societario è il risultato di molte trasformazioni societarie. Infatti, nel 1989, dall’ITALSIDER si crea l’ILVA S.p.A..

Presso stabilimento ILVA Taranto si attuarono processi produttivi con utilizzo del carbone e di altri prodotti che hanno contaminato l’ambiente e leso la salute. Il danno alla salute è stato causato nei confronti delle maestranze ma anche degli stessi cittadini.

ILVA: disastro ambientale nella città di Taranto

Dettaglio dei dati epidemiologici di Taranto:

  • 600 casi di mesotelioma nel periodo dal 1993 al novembre 2021 (complessivamente in Puglia negli ultimi venticinque anni sono stati censiti 1.600 casi di mesotelioma – 1.191 fino al 2015 – di questi il 40% soltanto a Taranto);
  • 400% in più di casi di cancro tra i lavoratori impiegati nelle fonderie ILVA.
  • 50% di cancri in più anche tra gli impiegati dello stabilimento, che sono stati esposti solo in modo indiretto.
  • 500% di cancri in più rispetto alla media della popolazione generale, della città di Taranto, non impiegata nello stabilimento.

Inoltre, il tasso di incidenza del cancro, dell’intera città di Taranto, è superiore alla media di tutte le altre città italiane.

Sintesi dei dati epidemiologici in ordine alla città di Taranto, fino al novembre 2021: una stima di circa 2.140 decessi su circa 200.000 abitanti.

L’ONA e il prepensionamento dei lavoratori ILVA

Nel corso del convegno organizzato da ONA Osservatorio Nazionale Amianto – e dall’Avv. Ezio Bonanni, con l’USB (27.11.2021), è stata ribadita la necessità e l’urgenza di bonificare lo stabilimento e di disinquinare.

Questo per evitare che ILVA inquinamento ambientale continui a provocare morte anche tra coloro che, nello stabilimento ILVA, non hanno mai messo piede.

Ribadisce questo concetto l’Avv. Ezio Bonanni nel corso del suo intervento, unitamente alla necessità di tutela delle vittime amianto ILVA. Con l’occasione, è stato presentato un emendamento dal Senatore Mario Turco.

In particolare, per il prepensionamento dei lavoratori ILVA a Taranto, per effetto dei benefici contributivi per esposizione ad amianto anche per coloro che non hanno ancora contratto una vera e propria patologia.

Infatti, le malattie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma, il tumore del polmone, l’asbestosi etc., sono lungolatenti.

Quindi si manifestano in un lungo periodo di latenza, fino a 40 anni. Per questo motivo, l’avv. Ezio Bonanni ha ribadito la necessità che i lavoratori ex ILVA, ovvero quelli ancora impiegati nello stabilimento di Taranto, siano collocati in pensione.

A tutt’oggi nello stabilimento ILVA Taranto ci sono ancora 4000 tonnellate di amianto e di materiali contenenti amianto, ed è probabile che ce ne siano altri non censiti.

A causa di ILVA amianto, è fondamentale che i lavoratori ILVA siano collocati subito in prepensionamento.

ILVA e ArcelorMittal S.p.A.: continua il disastro ambientale

L’ILVA in Italia, a partire dal 1 novembre 2018, entrò a far parte del complesso franco-lussemburghese ArcelorMittal. Quindi lo stabilimento è passato nelle mani di ArcelorMittal Italia S.p.A. con alterne vicende, fino al subentro della nuova Am InvestCo Italy.

Successivamente,  nel capitale è rientrato il pubblico, con Invitalia, tanto da modificare la ragione sociale in Am InvestCo Italy e delle controllate.

La prima ha assunto la ragione sociale di Acciaierie d’Italia Holding, mentre ArcelorMittal Italia ha la ragione sociale di Acciaierie d’Italia.

La storia dell’ITALSIDER e il passaggio alla famiglia Riva

L’ITALSIDER è una azienda storica della siderurgia italiana. Già all’inizio del 900, nel nord Italia, si costruirono degli stabilimenti di acciaierie.

Nel corso della prima guerra mondiale, l’ILVA ha acquisito altre aziende della cantieristica navale ed aerea. Solo che la società si è indebitata, con gravi conseguenze finanziarie.

Con l’IRI, la società passo in mano pubblica costituendo gli stabilimenti di Genova-Cornigliano e quello di Bagnoli-Napoli. Tra il 10 e l’11 marzo del 1918 lo stabilimento di Napoli fu attaccato dal dirigibile tedesco Zeppelin LZ 104. Il dirigibile, partito dalla Bulgaria ha quasi distrutto lo stabilimento.

Successivamente, dopo il periodo della seconda guerra mondiale, grazie al boom economico italiano, anche l’ILVA ha avuto un suo sviluppo. Per questo motivo si crea lo stabilimento di Taranto, inaugurato in data 10.04.1965.

Il Centro Siderurgico di Taranto entro in crisi negli anni 80 e quindi, nel 1983, ci fu la liquidazione, con la cositutizone della cosiddetta “Nuova Italsider”.

Nella ristrutturazione, lo stabilimento di Italsider Taranto cambiò denominazione e divenne ILVA, che ha assorbito anche FINSIDER. Nel 1995, fu rilevata dalla famiglia Riva, con il nome di ILVA.

Acciaierie ILVA Taranto inquinamento industriale

Queste operazioni di cessione hanno lasciato il nodo irrisolto dell’inquinamento industriale creata dagli altiforni. Negli anni 90 si è tentata una prima riconversione.

In particolare, nello stabilimento ILVA di Taranto si riscontra l’esposizione a diversi cancerogeni tra cui ferro, ossidi di ferro, arsenico, piombo, vanadio, nichel e cromo.

Inoltre, sono presenti altri agenti cancerogeni come molibdeno, nichel, piombo, rame, selenio, vanadio, zinco, platino, ossidi di zolfo e di azoto, in particolare NO2.

ILVA di Taranto e intervento della magistratura

La condizione ambientale ormai insostenibile, e l’epidemia di malattie asbesto correlate e di altre neoplasie, ha indotto l’intervento della Magistratura. La procura della Repubblica ha sequestrato lo stabilimento a Taranto ILVA (area a caldo).

Quindi lo stato, nell’ottica di salvaguardia dell’occupazione, ha attivato il Commissariamento dell’azienda, con una gara per l’assegnazione.

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nel 2019, ha accolto i ricorsi presentati nel 2013 e nel 2015. I cittadini si sono rivolti alla Corte Europe dei diriti dell’uomo, per denunciare la vioalzione del diritto alla vita e alla vita privata e agli altri diritti tutelati dalla CEDU.

L’oggetto delle proteste dei cittadini e delle associazioni, compresa l’ONA, è la violazione del diritto alla salute, nello stabilimento e nella città.

In data 05.11.2019, l’ArcelorMittal S.p.A., ha comunicato il suo recesso. È proseguita, quindi, la battaglia dei sindacati e dei lavoratori, fino alla nascita delle Acciaierie di Italia.

Situazione ILVA di Taranto: assetto attuale

L’INVITALIA, Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, in data 15.04.2021, è entrata nel capitale sociale dello stabilimento. Quindi, ne è titolare del 38% del capitale AM InvestCo Italy S.p.A..

Il Gruppo ArcelorMittal, privo del coordinamento, è titolare del 62%. Per questi motivi, l’azienda è stata rinominata Acciaierie d’Italia S.p.A.. Quindi, anche tutte le controllate hanno assunto una nuova ragione sociale.

Lo stabilimento dell’ILVA di Taranto

Per quanto riguarda ILVA Taranto storia, questa struttura industriale è stata impiantata nei pressi del quartiere Tamburi di Taranto. Si estende per circa 15 450 000 metri quadrati.

Il quartiere Tamburi conta circa 18.000 abitanti, che sono stati investiti direttamente dalle polveri inquinanti, comprese quelle di amianto-asbesto.

Le polveri di amianto sono altamente cancerogene, come affermato nell’ultima monografia IARC.

In due perizie, depositate nel 2012, una chimica e l’altra epidemiologica, si dimostra l’inquinamento a Taranto e il danno alla salute pubblica. Quindi, sono state ipotizzate a carico di Emilio riva, Nicola Riva, e del direttore dello Stabilimento e del Responsabile, varie accuse.

Tra queste, quelle di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari e violazione delle cautele sul lavoro.

In più, risultano inquinati 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri.

Parco minerario e inquinamento delle polveri

Il parco minerario è costituito da 70 ettari, in cui sono depositati i minerali. In seguito alle polveri e ai gas nocivi, e per effetto della produzione, le cokerie emettono benzo(a)pirene.

Il camino E312 dell’impianto di agglomerazione disperde diossina in grosse quantità.

Nel dicembre del 2019, il Tribunale di Taranto ha confermato il sequestro e lo spegnimento dell’altoforno 2. Nel frattempo sono in corso i diversi procedimenti giudiziari.

Il ciclo di produzione

Per conoscere nel dettaglio i rischi ai quali vengono sottoposti i dipendenti ILVA, sarà utile consultare le fasi del cliclo produttivo dell’impianto.

Il ciclo di produzione ILVA comprende le seguenti fasi:

  • 12 batterie di forni per coke (6 in funzione)
  • 5 altiforni (tre in funzione: Afo 1/3/4; Afo 5 in attesa di interventi di ambientalizzazione e manutenzione straordinaria; Afo 2 in dismissione completa)
  • 2 impianti di agglomerazione minerale (1 in funzione linee D ed E)
  • 2 acciaierie LD:
    • 1 LD con 3 convertitori da 330 t
    • 1 LD con 3 convertitori da 350 t.
  • 5 colate continue a due linee per bramme
  • 2 decapaggi ad acido cloridrico
  • 2 treni di laminazione a caldo per nastri
  • 1 decatreno (decapaggio di acido cloridrico + treno di laminazione a freddo)
  • 1 Impianto di rigenerazione di acido cloridrico con tre forni ad arrostimento
  • e 1 linea di elettrozincatura
  • 2 linee di zincatura a caldo
  • 1 impianto di ricottura statica con 54 forni e 125 basi
  • 1 treno tandem Temper
  • e 1 treno lamiere quarto a due gabbie
  • 1 tubificio a saldatura longitudinale ERW
  • 2 tubifici a saldatura longitudinale SAW
  • 1 tubificio a saldatura elicoidale SAW da nastri / lamiere (dismesso)
  • 4 impianti per rivestimento interno ed esterno di tubi in polietilene, resine epossidiche, FBE
  • linee di finitura e taglio
  • Inoltre, una centrale termoelettrica di circa 800 MW gestita dalla società in house Taranto Energia, che utilizza i gas siderurgici ivi prodotti.

L’ILVA di Taranto e i processi in corso

Il Giornale dell’Ambiente è lo strumento di informazione anche sulla tematica ILVA. Non solo la questione della bonifica ILVA Taranto, ma anche quella sanitaria e giudiziaria. È possibile quindi restare aggiornati su tutte ILVA di Taranto news.

Grazie all’impegno dell’avv. Ezio Bonanni e dell’ONA, si tutelano i diritti delle vittime e dei familiari.

Infatti, in caso di malattia professionale, sussiste il diritto alla rendita INAIL, e al risarcimento dei danni.

Infatti, i danni debbono essere integralmente risarciti, sia quelli della vittima diritta che dei superstiti.

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