PARIGI, COPENAGHEN, ROTTERDAM E ORA ROMA: CRESCE IN EUROPA IL MOVIMENTO DELLE “CITTÀ BALNEABILI”. SI TRATTA DI RIPENSARE I FIUMI COME SPAZI PUBBLICI VIVIBILI, NON PIÙ ABBANDONATI O INQUINATI. DALLA QUALITÀ DELL’ACQUA ALL’ACCESSIBILITÀ, PASSANDO PER LA GIUSTIZIA SOCIALE, L’OBIETTIVO È RESTITUIRE AI CITTADINI IL DIRITTO DI NUOTARE NEL CUORE DELLE LORO CITTÀ
Città balneabili: il fiume urbano torna protagonista
In un tempo non troppo lontano, nuotare nei fiumi cittadini era normale. A Roma, nei pressi di Ponte Milvio, i ragazzi si tuffavano nel Tevere come in una piscina naturale. A Parigi, la Senna era un punto di ritrovo e di frescura. Poi arrivò l’inquinamento massivo, lo sviluppo urbano incontrollato, la cementificazione. I fiumi vennero abbandonati, ridotti a barriere invisibili o a sfondi da cartolina.
Oggi, grazie al network internazionale Swimmable Cities, sempre più città europee stanno trasformando i propri corsi d’acqua in spazi pubblici balneabili, sostenibili e inclusivi. Il movimento non riguarda solo l’ambiente, ma anche la salute, la cultura e l’equità.
Città balneabili: Parigi apre la strada
Il caso più emblematico è quello della Senna. In vista delle Olimpiadi 2024, Parigi ha investito oltre 1,4 miliardi di euro per rendere il fiume balneabile. Il progetto ha previsto vasche di raccolta, sistemi di filtraggio avanzati e il risanamento degli scarichi.
I primi tuffi sono già realtà. Anche se restano problemi – come la presenza di batteri fecali e Pfas – l’operazione è considerata un successo simbolico. Per l’estate 2025, l’esperimento è stato rilanciato, con nuove zone aperte alla balneazione e controlli in tempo reale sulla qualità dell’acqua.

Città balneabili: Il modello nordico di Copenaghen
A Copenaghen, invece, la balneabilità è una realtà consolidata. Da anni si monitora l’acqua dei canali in tempo reale, tramite sensori e app per i cittadini. Lungo i porti si trovano piscine galleggianti, trampolini, saune urbane e spazi accessibili a tutti.
La capitale danese dimostra che un rapporto sano con l’acqua urbana è possibile. La città ha saputo trasformare i propri canali in luoghi di sport, relax e coesione sociale. Il segreto? Una visione chiara, investimenti continui e il coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale.
Città balneabili: Rotterdam e la cultura dell’acqua
A fine giugno, Rotterdam ha ospitato il vertice mondiale delle Swimmable Cities. Oltre 200 delegati da 20 Paesi si sono confrontati su come definire standard internazionali per la balneabilità urbana. L’evento si è tenuto nel Rijnhaven, ex porto industriale oggi diventato uno specchio d’acqua balneabile nel cuore della città.
Trampolini, pontili galleggianti e gente che nuota tra i grattacieli: è l’immagine di una nuova idea di città, in cui l’acqua non separa ma unisce. «Non si tratta solo di nuoto», ha detto il vicesindaco Pascal Lansink-Bastemeijer, «ma di riconnettere le persone alla natura».
Roma guarda al Tevere
In Italia, il primo Comune a prendere ispirazione dal modello parigino è Roma. Il Tevere oggi è vissuto più come una barriera che come una risorsa. Ma le cose potrebbero cambiare, almeno in prospettiva.
Il sindaco ha avviato un tavolo tecnico con Arpa Lazio, Regione, ministero dell’Ambiente, Autorità di bacino e Città Metropolitana. L’obiettivo? Verificare la possibilità di rendere balneabile il fiume, magari in vista del Giubileo straordinario del 2033.
Per ora non esiste un progetto operativo né un finanziamento. Ma l’idea è stata lanciata e il primo passo sarà la bonifica degli scarichi fognari e industriali, soprattutto lungo l’Aniene, principale affluente del Tevere. L’acqua del fiume va depurata, i reflui trattati, i controlli intensificati.
Città balneabili per tutti
Il movimento Swimmable Cities parte da un presupposto semplice: l’accesso all’acqua è un diritto, non un lusso. Nuotare in un fiume pulito è un segnale che una città funziona, che ha infrastrutture efficienti e politiche ambientali lungimiranti.
Ma è anche una questione di giustizia sociale. Spesso, chi non può permettersi le vacanze o una casa con aria condizionata trova nel fiume o nel lago urbano l’unico sollievo dalla calura estiva. Rendere questi spazi sicuri e accessibili significa anche combattere le disuguaglianze.
Oltre la balneazione: un nuovo paesaggio urbano
Le città che ripensano l’acqua stanno ridisegnando lo spazio pubblico. Non si tratta solo di piscine o pontili. Si creano habitat per la biodiversità, zone verdi per la sosta, percorsi ciclopedonali lungo i fiumi, piazze d’acqua che rinfrescano l’ambiente urbano.
Questo approccio ha effetti anche sulla resilienza climatica. I corsi d’acqua bonificati possono assorbire meglio le piogge intense, mitigare le isole di calore e aumentare la permeabilità del suolo.
Una rete europea in crescita
Il network Swimmable Cities sta crescendo. Oltre a Parigi, Copenaghen, Rotterdam e Roma, sono coinvolte anche Berlino con il progetto Flussbad sulla Sprea, Zurigo e Basilea, che hanno integrato i loro fiumi nello spazio urbano. Altre città stanno aderendo o esplorando progetti simili.
La rete punta a stabilire standard condivisi per definire cosa significa una città balneabile. Non solo acqua pulita, ma anche accessibilità, sicurezza, valore ecologico e inclusione sociale. Un modello urbano che mette l’ambiente e le persone al centro.
Tornare a tuffarsi nei fiumi delle nostre città non è utopia. È una scelta politica, economica e culturale. Parigi lo ha dimostrato, Copenaghen lo ha perfezionato, Rotterdam lo ha reso un simbolo. Ora tocca anche all’Italia crederci davvero.





