LE ZONE UMIDE SONO ECOSISTEMI SPESSO IGNORATI, MA FONDAMENTALI PER BIODIVERSITÀ, CLIMA E SICUREZZA DEL TERRITORIO. IL 2 FEBBRAIO, “GIORNATA MONDIALE” RICHIAMA L’URGENZA DI PROTEGGERLE E VALORIZZARLE
Il valore delle zone umide e la giornata mondiale del 2 febbraio
Il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle zone umide. La ricorrenza nasce per ricordare l’adozione della Convenzione internazionale firmata nel 1971 a Ramsar, in Iran.
L’evento è stato istituito ufficialmente nel 1996 con l’obiettivo di richiamare l’attenzione globale sulla tutela di questi ecosistemi delicati.
La giornata promuove la protezione degli habitat naturali, la salvaguardia delle rotte migratorie degli uccelli e una maggiore consapevolezza ambientale.
Cosa sono le zone umide e quali ambienti comprendono
Con il termine zone umide si indicano ambienti molto diversi tra loro. Rientrano in questa categoria laghi, stagni, lagune, paludi, acquitrini, torbiere, fontanili e risorgive.
Si tratta di habitat naturali caratterizzati dalla presenza permanente o temporanea di acqua, dolce o salmastra.
In passato questi luoghi venivano considerati malsani e pericolosi. Oggi, invece, sono riconosciuti come ecosistemi fondamentali, soprattutto nel contesto della crisi climatica.
Coprono solo l’1% della superficie terrestre ma ospitano il 40% delle specie vegetali e animali, oltre ad assorbire CO2 cinque volte più efficacemente delle foreste.
Un ruolo chiave nella difesa del territorio
Le zone umide svolgono una funzione centrale nella riduzione del rischio idrogeologico. Agiscono come bacini naturali capaci di accumulare acqua durante le piene.
Inoltre rallentano il deflusso delle acque, diluiscono gli inquinanti e riducono il rischio di alluvioni nelle aree circostanti.
Questi ambienti funzionano come veri “depuratori naturali”, favorendo la decomposizione microbica delle sostanze organiche.
Biodiversità, cultura ed economia locale
Le zone umide ospitano una grande varietà di specie vegetali e animali. Tuttavia il loro valore non si limita alla biodiversità.
Questi territori rivestono anche un’importanza commerciale, sociale e culturale, grazie alle attività umane che vi si svolgono.
Pesca, turismo naturalistico, birdwatching, acquacoltura e caccia contribuiscono all’economia e all’identità delle comunità locali.
Per questo motivo molte di esse sono state riconosciute come Aree Naturali Protette.
Le zone umide italiane e il riconoscimento Ramsar
In Italia sono sessantuno quelle riconosciute dalla Convenzione di Ramsar. La loro estensione complessiva raggiunge 78.385 ettari. In epoca romana, però, esse coprivano circa 3milioni di ettari.
Durante la prima metà del Novecento, vaste aree paludose costiere sono state bonificate per favorire l’espansione agricola e urbana.
Una perdita drammatica a livello europeo e nazionale
Le trasformazioni operate dall’uomo hanno ridotto drasticamente questi ecosistemi, soprattutto nei Paesi industrializzati e densamente popolati.
Dal 1700 al 2000 il pianeta ha perso oltre l’85 per cento di torbiere, lagune, stagni e saline.
Secondo l’ONU, il ritmo di distruzione è tre volte superiore a quello delle foreste.
L’Italia risulta il Paese europeo con le perdite maggiori, avendo compromesso il 66 per cento delle sue zone umide, soprattutto lungo le coste.
Anche le aree più piccole possono fare la differenza
Anche ambienti di dimensioni ridotte possono avere un valore ecologico elevato. Questo avviene grazie alla presenza di specie endemiche o di grandi flussi migratori.
Le zone umide offrono spazi essenziali per la riproduzione, la sosta e lo svernamento di molte specie animali.
Per gli uccelli migratori rappresentano tappe fondamentali lungo rotte lunghe migliaia di chilometri.
Il contributo delle zone umide artificiali
Anche le zone umide artificiali svolgono un ruolo importante per la biodiversità. Ne sono esempio le saline, le vasche di colmata, i bacini artificiali e le risaie.
Le Saline di Margherita di Savoia, in Puglia, rappresentano un caso emblematico di equilibrio tra attività umana e natura.
In molti territori queste aree diventano veri santuari per gli uccelli migratori, offrendo habitat adatti in diverse fasi del ciclo vitale.
Rifugi preziosi per la fauna e la sicurezza ambientale
Questi ambienti acquatici sono spesso sottovalutati. In realtà ospitano una ricca vegetazione e numerose specie di uccelli.
Garzette, folaghe, gallinelle d’acqua, germani reali e alzavole scelgono queste aree per la sosta e la riproduzione.
Le zone umide contribuiscono anche al ciclo dei nutrienti, fornendo potassio e azoto, e mitigano il dissesto idrogeologico.
Minacce e necessità di tutela
Nonostante il loro valore, le zone umide subiscono gravi pressioni. La conversione agricola, l’inquinamento industriale e l’introduzione di specie aliene ne compromettono l’equilibrio.
La loro conservazione rappresenta una priorità ambientale, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico e perdita di biodiversità.
Le iniziative ambientaliste per la giornata mondiale
In occasione della “Giornata mondiale delle zone umide”, Legambiente promuove iniziative in tutta Italia.
Il programma include escursioni guidate, attività di birdwatching, volontariato ambientale e momenti di approfondimento.
Il WWF il 1° febbraio 2026, alle ore 10:00 organizza visite guidate nelle Oasi Laguna di Orbetello e Lago di Burano.
L’obiettivo è avvicinare i cittadini a questi ecosistemi e rafforzare la consapevolezza della loro importanza.

Fonti:







