mercoledì, Gennaio 28, 2026

Salute e inquinamento atmosferico: il report di ISDE Italia

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ARIA URBANA E SALUTE PUBBLICA IN ITALIA: I DATI 2025 CONFERMANO UN’EMERGENZA STRUTTURALE. PM2,5, PM10 E NO₂ SUPERANO I LIMITI SANITARI IN QUASI TUTTE LE CITTÀ, CON MIGLIAIA DI MORTI PREMATURE EVITABILI OGNI ANNO

Respirare aria inquinata continua a essere una condizione ordinaria per milioni di cittadini italiani. Lo confermano i dati definitivi 2025 del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, che restituiscono un quadro coerente, solido dal punto di vista scientifico e difficilmente contestabile: linquinamento atmosferico urbano resta uno dei principali determinanti di malattia e mortalità nel Paese, ben oltre ciò che sarebbe compatibile con la tutela della salute pubblica.

Il progetto, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio delle ARPA e APPA, confrontandoli non solo con i limiti normativi attualmente in vigore, ma anche con quelli più stringenti della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entrerà in vigore dal 2030, e con i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il risultato è uno strumento di conoscenza che ha anche un chiaro obiettivo civico: rendere visibile il divario tra ciò che oggi viene considerato “legale” e ciò che è realmente “sicuro” per la salute.

Salute e inquinamento atmosferico: un monitoraggio esteso e comparabile

L’analisi ha coinvolto ventisette città italiane, distribuite lungo tutto il territorio nazionale, da Torino a Palermo, passando per le grandi aree metropolitane e i principali contesti urbani medi.

Sono state prese in considerazione cinquantasette stazioni di monitoraggio, sia di traffico sia di fondo, con una raccolta mensile dei dati per l’intero anno. Quando le informazioni non erano disponibili online, sono state richieste direttamente alle agenzie ambientali, che hanno garantito collaborazione e accesso ai dati.

Il lavoro ha prodotto quasi cinquecento grafici e tabelle interattive, organizzate per inquinante, città e mese dell’anno, rendendo possibile una lettura dettagliata dell’andamento dell’inquinamento e delle sue ricadute potenziali sulla popolazione.

Una mole di dati che consente di andare oltre le medie annuali e di osservare la persistenza dell’esposizione, uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista sanitario.

Salute e inquinamento atmosferico: limiti di legge rispettati ma aria ancora insalubre

Uno degli elementi centrali emersi dal report riguarda la distanza tra la normativa vigente e le soglie realmente protettive per la salute. Anche nel 2025, infatti, alcuni limiti di legge attuali non risultano rispettati in tutte le città.

Vi sono superamenti per il PM10 sia in termini di media annua sia di numero di giorni oltre il limite giornaliero, così come persistono sforamenti per il biossido di azoto in diversi contesti urbani.

Il quadro diventa però nettamente più critico se si applicano i limiti fissati dalla nuova Direttiva europea 2024/2881, che entreranno in vigore dal gennaio 2030.

In questo scenario, la maggior parte delle città monitorate risulta già oggi fuori norma per le concentrazioni medie annuali di PM10, PM2,5 e NO₂. Ancora più allarmante è il dato sui limiti giornalieri: solo tre città, tra quelle analizzate, non superano il numero massimo di giorni consentiti per almeno uno degli inquinanti considerati.

Il confronto con le Linee guida OMS 2021, infine, è impietoso. Quasi tutte le stazioni di monitoraggio superano i valori raccomandati per la protezione della salute umana, sia per le medie annuali sia per le concentrazioni giornaliere. In altri termini, anche dove la legge viene formalmente rispettata, l’aria resta nociva.

Salute e inquinamento atmosferico: il particolato

Tra gli inquinanti analizzati, il particolato atmosferico si conferma il problema più grave e strutturale. Il PM10 continua a registrare superamenti diffusi, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree più densamente popolate. Ma è il PM2,5 a destare le maggiori preoccupazioni sanitarie.

Le particelle fini, per le loro dimensioni microscopiche, riescono a penetrare in profondità nei polmoni e a entrare nel circolo sanguigno, raggiungendo organi vitali e, in alcuni casi, attraversando la barriera emato-encefalica.

La letteratura scientifica ha ormai chiarito il loro ruolo nell’aumento del rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e neurologiche, oltre agli effetti sullo sviluppo cognitivo nei bambini e sulla salute riproduttiva.

Nel 2025 nessuna città supera il limite annuale previsto dalla normativa vigente per il PM2,5, ma questo dato è fuorviante. La quasi totalità dei centri urbani analizzati supera i limiti fissati dalla nuova Direttiva europea e, soprattutto, nessuna città rispetta i valori raccomandati dall’OMS.

In molte realtà urbane si registrano oltre cento giorni all’anno di superamento dei limiti giornalieri europei, una condizione che descrive un’esposizione cronica e continua, non episodica.

Biossido di azoto: il peso del traffico e dei porti

Il biossido di azoto (NO₂) resta fortemente correlato al traffico veicolare e, nelle città portuali, anche al trasporto marittimo. Nel 2025 le medie annuali superano i limiti di legge in diverse città, ma il problema principale riguarda la frequenza dei superamenti giornalieri.

In alcune aree urbane, come Napoli e Palermo, i giorni di superamento sono decine di volte superiori a quelli consentiti dalla normativa europea in vigore dal 2030. Anche in questo caso, il confronto con i valori OMS mostra una situazione di diffusa non conformità, che riguarda trasversalmente Nord, Centro e Sud Italia.

Salute e inquinamento atmosferico: un’emergenza sanitaria

Il dossier dedica un’ampia sezione alla stima dell’impatto sanitario dell’inquinamento, basata su metodologie riconosciute a livello internazionale e nazionale. I dati ambientali provengono dalle ARPA, quelli demografici e di mortalità dall’ISTAT, mentre i modelli di calcolo seguono le Linee guida OMS e ISS.

Considerando la popolazione residente nelle 27 città analizzate, si stimano oltre 6.700 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nel solo 2025, con un intervallo di incertezza che non cambia la sostanza del risultato. Questo carico di mortalità rappresenta circa l’8 per cento di tutti i decessi per cause naturali nella popolazione adulta.

L’impatto non è uniforme. In alcune città del Nord, la quota di mortalità attribuibile al PM2,5 raggiunge percentuali a doppia cifra, ma anche nei grandi centri del Centro e del Sud si contano centinaia di decessi evitabili ogni anno. Roma, per dimensione demografica, supera abbondantemente il migliaio.

Città con i dati più elevati di Biossido di azoto per l’anno 2025

Inquinamento atmosferico e crisi climatica

Uno degli aspetti più rilevanti del report è la connessione tra inquinamento atmosferico e crisi climatica. Le principali fonti di inquinanti urbani sono le stesse responsabili delle emissioni di gas serra: riscaldamento a combustibili fossili, traffico su strada, trasporto marittimo e attività industriali.

Ridurre l’inquinamento locale significherebbe quindi ottenere un doppio beneficio, sanitario e climatico. Non si tratta di politiche separate, ma di due facce della stessa transizione. Come ricordano gli autori del progetto, intervenire oggi sulle emissioni significa prevenire malattie, ridurre i costi sanitari e contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico.

Il ritardo italiano e l’urgenza di agire

La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria impone agli Stati membri di recepire i nuovi limiti entro il 2026 e di rispettarli entro il 2030. Ma il report sottolinea un punto cruciale: i cittadini di oggi hanno lo stesso diritto alla salute dei cittadini del 2030.

Rimandare le politiche di riduzione dell’inquinamento significa accettare consapevolmente un carico di malattie e di morti evitabili. Come evidenziato da numerosi esperti coinvolti, non esiste una soglia di esposizione completamente sicura per molti inquinanti. Anche concentrazioni basse, se protratte nel tempo, producono danni cumulativi.

Una questione di responsabilità pubblica

Le dichiarazioni che accompagnano il dossier convergono su un messaggio chiaro: l’inquinamento atmosferico urbano non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche, urbanistiche ed energetiche. La conoscenza scientifica è disponibile, i dati sono pubblici, le soluzioni tecniche esistono.

Servono interventi strutturali e coordinati, capaci di agire su mobilità, riscaldamento, pianificazione urbana ed energia. Senza scorciatoie e senza deroghe. Continuare a considerare i limiti di legge come sinonimo di sicurezza sanitaria, avvertono gli esperti, non è solo scientificamente errato, ma eticamente inaccettabile.

Il progetto “CAMBIAMO ARIA” restituisce quindi un’immagine nitida della situazione italiana: un Paese che conosce il problema ne misura gli effetti ma fatica ancora a tradurre questa consapevolezza in politiche all’altezza dell’emergenza.

Numero verde ONA

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