IL RAPPORTO “MARE MONSTRUM 2024” DI LEGAMBIENTE EVIDENZIA CHE NEL 2023, I REATI CONTRO IL MARE E LE COSTE ITALIANE SONO AUMENTATI DEL 30%. A MINACCIARE IL PATRIMONIO COSTIERO DEL BEL PAESE, ABUSIVISMO EDILIZIO, CEMENTO ILLEGALE E INQUINAMENTO, FATTORI CHE INTACCANO L’ECONOMIA E LA SICUREZZA DELLE COMUNITÀ LOCALI
Il rapporto di Legambiente “Mare Mostrum”
Il nostro Paese sta affrontando una serie di minacce che mettono a rischio la bellezza e la salute delle sue coste. Il rapporto annuale “Mare Mostrum 2024” di Legambiente, nato con l’intento di monitorare e denunciare le violazioni ecologiche, nonché sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui problemi ambientali che affliggono il nostro territorio, fornisce un quadro desolante della situazione attuale.
Per comprendere l’entità di questi problemi e l’urgenza di interventi mirati, è fondamentale esaminare i dati dettagliati riportati nel dossier.
Nel 2023, le Forze dell’Ordine e le Capitanerie di Porto hanno accertato 22.956 illeciti penali legati al mare: un aumento del 29,7% rispetto all’anno precedente. Questo incremento riflette una media di 8,4 reati per ogni chilometro di costa, o uno ogni 119 metri.
In particolare, l’inquinamento marino e la gestione illecita dei rifiuti sono preoccupanti, con un aumento del 59,3% e 6.372 casi registrati. Questo tipo di reato, non solo danneggia gli ecosistemi marini, ma rappresenta anche un serio rischio per la salute umana, poiché le sostanze tossiche possono entrare nella catena alimentare attraverso il mare per poi finire sulle nostre tavole.
Altra criticità riguarda la pesca illegale, che con i suoi 4.268 illeciti (+11,3%), minaccia direttamente l’ecosistema marino, decimando le risorse ittiche e compromettendo gli equilibri naturali.
Infine, i reati e le infrazioni legati alla navigazione da diporto, come la conduzione di imbarcazioni senza le necessarie autorizzazioni, la navigazione in aree protette o il non rispetto delle normative di sicurezza, sono aumentati drasticamente.
Nel 2023 sono stati registrati ben 2.059 illeciti di questo tipo. Il che rappresenta un aumento del 230% rispetto all’anno precedente. Ma soffermiamoci su quella che sembrerebbe la questione più spinosa, ovvero la cementificazione indiscriminata.
Un “mare” di cemento abusivo: una minaccia perpetua
Tra le minacce più gravi emerge il ciclo illegale del cemento, con 10.257 casi accertati e un aumento dell’11,2% rispetto al 2022.
Questo fenomeno continua a compromettere le coste italiane, soprattutto nelle regioni a sud del Paese, come Campania, Calabria e Sicilia. Qui, l’abusivismo edilizio è spesso legato alla presenza di organizzazioni mafiose, che approfittano dell’assenza di controllo per edificare “ecomostri” in totale libertà.
Questo crea un circolo vizioso: la criminalità organizzata guadagna enormi profitti, mentre l’ambiente viene danneggiato gravemente e lo sviluppo delle aree costiere diventa sempre più insostenibile.
Gli abusi edilizi non solo deturpano il paesaggio costiero, ma contribuiscono significativamente all’inquinamento ambientale. Spesso gli immobili non sono dotati di sistemi adeguati per il trattamento delle acque reflue. Di conseguenza, i rifiuti nocivi vengono scaricati direttamente in mare, senza alcun filtro o depurazione.
Il danno causato da tali pratiche è duplice. Sul piano ambientale, l’inquinamento delle acque compromette la biodiversità marina, influisce negativamente sulla salute degli ecosistemi e può avere effetti nocivi sulle specie ittiche e sulla qualità del pesce consumato dagli esseri umani.
Sul piano sociale, inoltre, il degrado delle comunità costiere impedisce uno sviluppo sostenibile e, di conseguenza, mina la qualità della vita degli abitanti. Pertanto, queste aree, danneggiate dalla cementificazione selvaggia e dalla mancanza di servizi adeguati, vedono inevitabilmente sfumare le possibilità di crescita economica e, allo stesso tempo, di miglioramento delle infrastrutture, le quali sono fondamentali per il benessere delle popolazioni locali.
L’importanza di proteggere il mare: un patrimonio da salvare
Legambiente ricorda che il mare non è solo un ecosistema vitale per la biodiversità, ma rappresenta anche una fonte di benessere economico e sociale. Le coste italiane, con i loro 7.914 chilometri di estensione, attraggono milioni di turisti ogni anno e sono la linfa vitale per molte comunità locali. Tuttavia, senza una protezione adeguata, questo patrimonio rischia di essere compromesso in modo irreparabile.
Di conseguenza, nel suo rapporto, l’associazione non si limita a denunciare lo stato d’emergenza, ma avanza dieci proposte concrete al governo e al parlamento per fermare l’assalto alle coste italiane.
Le proposte di Legambiente per la tutela delle coste
A seguire la “top ten” delle proposte di Legambiente:
Inasprimento delle pene e delle sanzioni per i reati ambientali;
Rafforzare la sorveglianza e il monitoraggio delle aree costiere per prevenire e identificare tempestivamente i reati ambientali e le costruzioni abusive;
Introduzione di procedure più rapide ed efficienti per la demolizione degli edifici costruiti illegalmente, assicurando che le strutture abusive vengano rimosse e le aree ripristinate;
Sviluppare un piano nazionale per il recupero e la riqualificazione delle zone costiere danneggiate, che comprenda interventi di bonifica e recupero ambientale;
Adottare politiche che promuovano la sostenibilità e la protezione degli ecosistemi marini, come la regolamentazione della pesca e la gestione dei rifiuti marini:
Favorire una maggiore collaborazione tra le autorità locali e nazionali per garantire un’azione coordinata e efficace contro l’abusivismo e l’inquinamento;
Offrire incentivi per la regolarizzazione delle costruzioni esistenti, che permettano la messa in norma degli edifici abusivi con interventi di adeguamento e rispetto delle normative ambientali;
Avviare campagne di sensibilizzazione e programmi educativi per informare cittadini e imprese sui rischi e le conseguenze delle violazioni ambientali e sull’importanza della sostenibilità;
Creare e implementare strumenti e piani urbanistici che integrino criteri di sostenibilità e protezione ambientale nella progettazione e nello sviluppo delle aree costiere;
Destinare maggiori risorse finanziarie alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie e pratiche innovative per la protezione e il ripristino dell’ambiente costiero e marino.
Queste proposte mirano a creare un sistema più robusto per proteggere le coste italiane, garantire una gestione più sostenibile delle risorse naturali e promuovere un futuro più verde e sicuro per le comunità costiere.
In definitiva, il rapporto “Mare Monstrum 2024” non lascia spazio a dubbi: le politiche di tutela ambientale devono diventare una priorità nazionale.
Un tributo ad Angelo Vassallo
Il dossier di Legambiente è dedicato alla memoria di Angelo Vassallo, il sindaco/pescatore di Pollica, un comune in provincia di Salerno, nella splendida Costiera Cilentana.
L’uomo, divenuto simbolo di coraggio e dedizione, si era distinto perciò per la sua ferma opposizione all’abusivismo edilizio e alle attività illegali che minacciavano la bellezza naturale e l’integrità dell’ambiente costiero della sua città.
Tuttavia, la sua lotta lo aveva messo in contrasto con gli interessi della criminalità organizzata, la quale vedeva negli affari illegali e nelle costruzioni abusive una fonte di profitto. Di conseguenza, il 5 settembre 2010, Vassallo fu assassinato in circostanze misteriose.









