mercoledì, Agosto 17, 2022

Pesca illegale di datteri: condannati i bracconieri del mare

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PER IL WWF È UNA SVOLTA NEL CONTRASTO AI CRIMINI DI NATURA: “RIPAGATO LO SFORZO DELLE AUTORITÀ INVESTIGATIVE, FENOMENO GRAVE E DIFFUSO. NECESSARIO AUMENTARE I CONTROLLI”. CONDANNATI PESCATORI E COMMERCIANTI DI DATTERI.

Il WWF Italia ha accolto con soddisfazione la sentenza del Tribunale di Napoli che ha condannato alcuni soggetti responsabili della pesca e della commercializzazione illegale dei datteri di mare.

Ai responsabili della pesca illegale sono stati confiscati i veicoli e i natanti e sono state comminate pene fino sei anni di reclusione.

Gli imputati, infatti, sono stati riconosciuti colpevoli per i reati di disastro e inquinamento ambientale, danneggiamento aggravato e ricettazione relativamente all’illecita commercializzazione del mollusco abusivamente pescato. 

Sono stati, inoltre, condannati al pagamento delle spese processuali. È stato anche riconosciuto il diritto delle parti civili, tra cui il WWF Italia, rappresentato e difeso dall’avvocato Andrea Franco, ad essere risarcite per il danno subito.  

I datteri di mare e il progetto Life SWiPE

La caratteristica del mollusco è quella di vivere nei cunicoli scavati all’interno delle rocce. La sua estrazione, effettuata con martelli e altri arnesi, comporta la devastazione delle comunità biologiche che le abitano e degli ecosistemi marini.

Purtroppo, la pesca dei datteri di mare è un fenomeno grave e diffuso. Dal 2015 al 2020, la Guardia Costiera ha disposto il sequestro di oltre due tonnellate di datteri di mare illecitamente pescati.

È quanto si apprende nel report del WWF “Il danno invisibile dei crimini di natura”, realizzato nell’ambito del progetto Life SWiPE.

Questo dato si aggiunge a numerosissimi altri episodi di pesca illegale, spesso rilevati anche nelle Aree Marine Protette.

È quindi quanto mai necessario implementare i controlli e fornire alle autorità investigative e di vigilanza ulteriori risorse.

È necessario avvalersi di più personale e di strumenti normativi e operativi che consentano di migliorare l’efficacia delle attività di contrasto.

Le indagini sui gruppi criminali

Il processo è scaturito dopo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza e dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, coordinate dalla Procura di Napoli.

Indagini che hanno portato alla luce l’esistenza di due gruppi criminali. Uno attivo nella zona di Napoli e l’altro nella penisola sorrentina (in particolar modo nell’area dell’Isola di Capri).

I gruppi, per circa vent’anni, operando anche in stretta sinergia tra loro, hanno portato avanti una costante attività di estrazione abusiva dei datteri di mare. Le operazioni estrattive hanno causato danni eccezionalmente rilevanti e in alcuni casi irreparabili all’ecosistema marino.

Le indagini sono state svolte principalmente attraverso il ricorso alle intercettazioni. Inoltre, grazie a specifiche e mirate operazioni di polizia giudiziaria è stato possibile documentare e far cessare le condotte illecite di volta in volta accertate.

I consulenti tecnici della Procura hanno quantificato il danno arrecato alle diverse componenti ambientali, sia agli organismi viventi sia alle formazioni naturali che li ospitavano.

La sentenza scaturita dopo accurate indagini

La sentenza conferma quanto sia importante, in tema di contrasto ai reati ambientali e contro la fauna selvatica, effettuare indagini avvalendosi dei moderni sistemi investigativi.

Solo così è, infatti, possibile offrire al giudice una chiara rappresentazione della reale portata del danno arrecato all’ambiente e alla biodiversità.

Non solo, è l’intera filiera criminale che dal mare porta questi prodotti ai tavoli dei consumatori, tra cui molti ristoranti, a essere sottoposta ai magistrati.    

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