LA MOBILITÀ INFANTILE INFLUENZA AUTONOMIA, SALUTE E FUTURO DEI PIÙ GIOVANI. MA È UN ARGOMENTO CHE SEMBRA RIMANERE ANCORA MARGINALE NELLE POLITICHE PUBBLICHE. UNA NUOVA INDAGINE DELL’ADEME ANALIZZA ABITUDINI, DISUGUAGLIANZE E OSTACOLI, INCLUDENDO ANCHE I TERRITORI D’OLTREMARE. I RISULTATI MOSTRANO RITARDI, PAURE E POTENZIALITÀ, INDICANDO LA NECESSITÀ DI INTERVENTI EDUCATIVI, INFRASTRUTTURALI E CULTURALI URGENTI, COORDINATI, INCLUSIVI
Mobilità infantile: un tema trascurato per molto tempo
Per molto tempo la mobilità dei bambini non è stata considerata un tema centrale nelle politiche pubbliche. Eppure, comprendere come i più giovani si spostano è fondamentale: da questo dipendono la loro autonomia, la salute, la capacità di socializzare e perfino le abitudini che adotteranno da adulti.
L’ADEME, l’agenzia francese per la transizione ecologica, ha pubblicato una nuova indagine che colma un importante vuoto di dati, estendendo l’analisi anche ai territori d’oltremare, spesso trascurati.
L’utilizzo principale dell’auto e i limiti della mobilità sostenibile
Dallo studio emerge che la maggior parte dei bambini cresce in contesti fortemente motorizzati: il 90% vive in famiglie con almeno un’auto. Un terzo degli alunni utilizza quotidianamente la macchina, percentuale che nei DROM (Dipartimenti e Regioni d’Oltremare) sale al 54%.
I mezzi più sostenibili restano invece poco sfruttati: camminare coinvolge meno della metà dei ragazzi, la bicicletta è usata quasi solo per gioco e i trasporti pubblici diventano centrali solo dalla scuola media.

Autonomia in ritardo e paure genitoriali
Proprio l’autonomia rappresenta uno dei dati più critici. I bambini di oggi iniziano a spostarsi da soli in media a 11,6 anni, più tardi rispetto alle generazioni precedenti. Le paure legate alla sicurezza stradale e gli stereotipi di genere condizionano fortemente la libertà di movimento, ritardando l’indipendenza dei più giovani.
La mobilità infantile e l’influenza delle disuguaglianze sociali
L’indagine evidenzia forti disuguaglianze sociali. I bambini di famiglie più benestanti hanno accesso a più mezzi e maggiori opportunità di autonomia. La qualità dello spazio urbano è decisiva: infrastrutture adeguate favoriscono gli spostamenti autonomi, mentre la loro assenza rafforza la dipendenza dall’auto.
Scuola, infrastrutture e politiche integrate
Per invertire la tendenza sono necessarie politiche coordinate. La scuola può promuovere abitudini positive attraverso programmi di educazione alla mobilità attiva, ma servono anche infrastrutture sicure e trasporti pubblici più accessibili, capaci di rispondere ai bisogni dei minori e rassicurare le famiglie.
La mobilità infantile riguarda tutti
La mobilità dei bambini riguarda la salute pubblica, il clima, la giustizia sociale e la qualità urbana. Rendere i più giovani autonomi significa ridurre traffico e disuguaglianze, liberare risorse per le famiglie e formare una generazione capace di muoversi in modo più sano e sostenibile.




