UNA SCELTA CORAGGIOSA QUELLA CHE VEDE PROTAGONISTA GIOVE, IN PROVINCIA DI TERNI, DOVE CITTADINI E AMMINISTRAZIONE COMUNALE HANNO SCELTO DI TUTELARE IN MODO PERMANENTE IL BOSCO DELLA BANDITA. UN PROGETTO NATO DAL BASSO CHE UNISCE SCIENZA, PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE, RESTITUENDO CENTRALITÀ ALLA NATURA E AL BENE COMUNE
Una decisione storica per il territorio Umbro
L’antico Bosco della Bandita è salvo. Il Comune di Giove (Terni) ha approvato una delibera storica che avvia ufficialmente il percorso di tutela naturalistica di uno dei boschi più preziosi dell’Umbria. Un passaggio decisivo che segna una svolta concreta nel rapporto tra comunità, istituzioni e patrimonio ambientale.
Bosco della Bandita: venti ettari restituiti alla natura
Circa 20 ettari di bosco, tra aree comunali e proprietà private, entrano in una nuova fase di salvaguardia. Nella parte privata, i proprietari hanno scelto di sospendere ogni intervento selvicolturale, permettendo alla natura di autoregolarsi. Un gesto etico che ha dato forza a un progetto pionieristico e condiviso.
Uno scrigno di biodiversità umbra
Il Bosco della Bandita rappresenta un autentico concentrato di biodiversità: cerrete monumentali, una ricca varietà di latifoglie e la presenza del raro Farnetto (Quercus frainetto), specie a rischio globale. Un ecosistema integro che tutela il suolo, regola il ciclo dell’acqua e migliora la qualità dell’aria.
Il contributo della scienza
Fondamentale è stato il supporto scientifico del professor Alessandro Bottacci, che ha evidenziato il valore della biocomplessità forestale e il significato economico-naturalistico di un ambiente incontaminato. La tutela del bosco emerge così non solo come dovere ecologico, ma come opportunità per lo sviluppo locale sostenibile.
Un progetto riconosciuto a livello nazionale
Il valore dell’iniziativa è stato rafforzato dal sostegno di autorevoli esponenti del mondo ambientale e scientifico. Luca Santini, presidente di Federparchi, e i professori Bartolomeo Schirone e Francesco Spada della SIRF hanno sottolineato l’importanza di proteggere ecosistemi forestali complessi, veri laboratori viventi di biodiversità.
L’impegno dell’amministrazione comunale
Su queste basi, il Comune di Giove, guidato dal sindaco Marco Morresi, ha scelto un atto di grande responsabilità istituzionale: riconoscere il Bosco della Bandita come bene comune di valore ecologico, culturale, storico ed economico. La delibera apre la strada a un piano di gestione partecipato e condiviso.


Un bosco ricco di storia e memoria
La Bandita non è solo natura, ma anche storia. L’ara presso la sorgente di Capita richiama antichi culti legati all’acqua, mentre i resti dei tre mulini raccontano secoli di vita quotidiana, lavoro e incontri. Negli ultimi decenni la natura ha riabbracciato questi luoghi, custodendone la memoria.
Comunità e istituzioni custodi del futuro
La salvezza del Bosco della Bandita è il risultato di una collaborazione virtuosa tra cittadini e istituzioni. L’obiettivo ora è farne uno spazio vivo, da conoscere e rispettare, capace di unire tutela ambientale, educazione e fruizione consapevole.
Un nuovo cammino di responsabilità
In un mondo che consuma rapidamente, Giove sceglie il tempo lungo della natura. Questo traguardo non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di cura e riconnessione profonda. Il Bosco della Bandita è ora protetto e può continuare a crescere libero, anche per le generazioni future.





