sabato, Febbraio 21, 2026

Taiwan sotto la minaccia dei terremoti: e in Italia?

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LO SCORSO MERCOLEDÌ 3 APRILE, TAIWAN È STATA SCOSSA DA UNO DEI TERREMOTI PIÙ POTENTI DEGLI ULTIMI 25 ANNI. L’EVENTO DI MAGNITUDO 7.4, LOCALIZZATO A 18KM A SUD-EST DI HUALIEN CITY, A CIRCA 155 KM A SUD DELLA CAPITALE TAIPEI E A UNA PROFONDITÀ DI 34,8 KM, HA PROVOCATO FINORA DODICI MORTI E CENTINAIA DI FERITI. IL 6 APRILE 2024, IN ITALIA RICORREVA, INVECE, IL QUINDICESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DI 5,8 GRADI DELLA SCALA RICHTER, CHE COLPÌ L’AQUILA, UCCIDENDO 309 PERSONE. PARAGONIAMO I DUE EVENTI

Il terremoto che ha scosso il Taiwan: si teme il Big One

L’onda di terrore che ha colpito Taiwan il 3 aprile 2024 è stata più di un semplice sobbalzo della terra. Un terremoto di magnitudo 7,4, proveniente dal cuore dell’oceano, ha scosso la costa orientale dell’Isola, gettando l’intera regione in un vortice di panico e caos. Da allora, sul territorio asiatico si sono susseguite una serie di scosse di assestamento.

Ma perché Taiwan è così vulnerabile a queste forze della natura?

Secondo Meghan Miller, sismologa dell’Università Nazionale Australiana di Canberra, la risposta risiede nella sua posizione, in una delle regioni sismicamente più attive del mondo. Situata sulla sommità di due placche tettoniche convergenti – la placca del Mar delle Filippine e la placca eurasiatica -, Taiwan è infatti intrappolata in un intricato gioco di forze geologiche.

Molte delle scosse che affliggono la parte orientale, sono il risultato dello scivolamento della placca del Mar delle Filippine sotto la placca eurasiatica. Questo movimento tettonico costante crea un ambiente instabile e particolarmente suscettibile ai terremoti e alle loro conseguenze devastanti.

Ad aggiungere ulteriori particolari, Yu Wang, geologo dell’Università Nazionale di Taiwan a Taipei. L’esperto spiega che il terremoto ha avuto luogo lungo una faglia inversa, dove il blocco di roccia sopra il piano di faglia si è sollevato rispetto al blocco inferiore.

Questo fenomeno è l’opposto di ciò che si osserva in una faglia normale. Wang suggerisce che questa configurazione sia stata la causa dell’evento sismico attuale. Inoltre, sottolinea che l’area in cui si è verificato il terremoto ospita una rete complessa di faglie e che l’ultima rottura probabilmente ha provocato una fessura lunga tra i 40 e i 50 chilometri.

Taiwan: il post evento

Come prevedibile, dal giorno dell’esordio sismico si sono verificate altre scosse di assestamento. Queste sono particolarmente pericolose, dal momento che potrebbero innescare frane nelle zone montuose, rendendo più difficili gli sforzi di soccorso.

Ma non è tutto: nelle zone pianeggianti, le scosse di assestamento potrebbero anche causare liquefazione del terreno, un fenomeno pericoloso in cui il suolo, impregnato d’acqua, perde la sua consistenza solida e si comporta come un liquido. Nello specifico, questo fattore potrebbe amplificare le onde sismiche e provocare danni ulteriori agli edifici già compromessi. Ma l’isola è pronta a “resistere” alla violenza della natura? Facciamo un passo indietro e scopriamo la storia sismica di Taiwan.

Storia dei terremoti in Taiwan: il percorso verso la preparazione

Nel corso del secolo scorso, Taiwan è stata testimone di diversi terremoti, alcuni dei quali hanno lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva dell’isola. Più di una dozzina di eventi sismici hanno raggiunto una magnitudo pari a 7. Tra questi, il terremoto del 1999 rimane uno dei più nefasti nella sua storia. Con una magnitudo di 7,7, ha colpito il lato occidentale dell’isola, mietendo più di 2.400 vite e riducendo in macerie migliaia di edifici.

Tuttavia, negli ultimi vent’anni, l’isola ha compiuto passi da gigante nell’affrontare la minaccia dei terremoti. Ha implementato ad esempio un sofisticato sistema di allerta precoce che avverte telefonicamente città e regioni pochi secondi dopo che si è verificato un terremoto. Cosa che consente alle persone di prendere misure precauzionali tempestive. Inoltre, molte strutture sono state ristrutturate e rinforzate per resistere a forti scosse, mentre diverse stazioni sismologiche sono state disseminate in tutto il territorio per monitorare e misurare le scosse in tempo reale.

Oggi, si sta persino lavorando alla progettazione di sensori in grado di rilevare l’intensità delle scosse all’interno degli edifici, così da fornire una valutazione più accurata del rischio durante un terremoto.

E i risultati si vedono. Cerchiamo adesso di dare una risposta a quanti si chiedono come mai l’altissima torre Taipei 101 non è crollata.

Perché non è crollato Taipei 101? Merito dell’assorbitore armonico

Nell’ultimo sisma, i grattacieli più alti hanno oscillato, ma non hanno ceduto. L’immagine dell’edificio inclinato a Hualien, capitale della Contea omonima, è diventata il simbolo dei progressi nel campo delle tecnologie antisismiche. Infatti non è la struttura del palazzo ad aver ceduto ma il suolo sottostante.

I media globali hanno altresì mostrano una singolare maxisfera a pendolo all’interno della torre Taipei 101, inaugurata nel 2004. Questa enorme sfera di acciaio, frutto dell’ingegneria italiana, ha salvato quanti si trovavano all’interno della struttura. Come mai?

La sfera di 5,5 metri di diametro e una massa di 660 tonnellate, posta tra l’87° e il 91° piano del grattacielo, nota come Tuned Mass Damper, funge da maxi-pendolo, in grado di bilanciare le scosse sismiche. Agisce insomma come un assorbitore armonico.

Questo ha impedito al grattacielo, di 101 piani, appunto e alto 508 metri, l’undicesimo più alto al mondo, di crollare. Utile precisare che la sfera è stata realizzata dalla Fip Mec di Selvazzano (Padova) su progetto di Renato Vitaliani, ex docente di Ingegneria edile e ambientale dell’Università di Padova, ora in pensione. Come funziona? Si muove in direzione opposta rispetto alle oscillazioni indotte dalla torre, riducendole in modo significativo.

Oltre alle tecnologie innovative, a Taiwan sono in vigore rigide normative edilizie che garantiscono standard di sicurezza elevati per i grattacieli. Le nuove costruzioni devono superare severi test di resistenza sismica, mentre gli edifici esistenti sono soggetti a regolari controlli e manutenzione. E in Italia?

Ricordando L’Aquila

È vero che, nonostante la ricchezza di talento e ingegno, il nostro Paese si trova ancora indietro nel garantire adeguata protezione contro i terremoti. Progetti come l’armonizzatore, sviluppato con successo per il Taipei 101 a Taiwan, dimostrano che abbiamo le menti in grado di ideare soluzioni innovative per proteggere gli edifici dalle scosse sismiche. Tuttavia, in Italia, la realtà sul campo è spesso diversa. Un esempio su tutti è il sisma che ho colpito L’Aquila il 6 aprile del 2009.

Ma perché i terremoti in Italia causano così tanti danni?

  • Posizione geografica: situata lungo il confine tra le placche tettoniche africana ed europea, l’Italia è soggetta a un’intensa attività tettonica che porta a frequenti terremoti e eruzioni vulcaniche;
  • Orogenesi alpina ed appenninica: gli eventi tettonici che hanno dato origine alle Alpi circa 100 milioni di anni fa e all’Appennino circa 20 milioni di anni fa hanno causato la formazione di enormi sistemi di faglia che attraversano i rilievi. Queste faglie sono spesso responsabili dei terremoti più devastanti della storia italiana;
  • Densità di popolazione: il nostro Paese ha una densità di popolazione elevata e molte città sono costruite in zone sismiche ad alto rischio. Cosa che aumenta il potenziale impatto dei terremoti sulla vita umana e sulle infrastrutture;
  • Mancanza di adeguata prevenzione: spesso manca l’attuazione di adeguate misure di prevenzione sismica e la risposta ai terremoti è lenta e inefficace;
  • Edifici vecchi o antichi: molte abitazioni italiane risalgono a oltre un secolo fa, con circa la metà costruita prima del 1971, quando sono entrate in vigore le prime norme antisismiche. Questo rende gli edifici vulnerabili ai danni causati dai terremoti;
  • Supervisione debole da parte del governo: le normative antisismiche in Italia sono relativamente recenti e non esiste una regolamentazione stringente per gli edifici esistenti. La mancanza di adeguamento sismico e di supervisione da parte del governo contribuisce alla vulnerabilità delle strutture;
  • Assicurazioni anti-sismiche limitate: le assicurazioni contro i danni da terremoto sono poco comuni in Italia a causa dei costi elevati e della difficoltà nel valutare il rischio. Di conseguenza, la responsabilità della ricostruzione ricade esclusivamente sul governo;

Zone ad alto rischio sismico in Italia

Le zone più pericolose per i terremoti in Italia includono le Alpi orientali e l’Appennino centro-meridionale, nonché le regioni del Friuli, dell’Umbria, dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia. Queste regioni sono state storicamente colpite da terremoti disastrosi.

Al contrario, la Sardegna risulta essere estranea a eventi sismici intensi, poiché geologicamente non è coinvolta né nell’orogenesi alpina né in quella appenninica.

Per intenderci, l’orogenesi, termine che deriva dalle parole greche “oros”montagna” e “genesis” che significa “origine” o “formazione” , è un processo causato dai movimenti delle zolle tettoniche che provocano la deformazione, la piegatura e l’innalzamento della crosta terrestre, dando appunto origine alle catene montuose.

Questi movimenti possono anche creare fratture nella crosta, chiamate faglie, che contribuiscono alla formazione di terremoti.

Quando le zolle tettoniche si scontrano, si sovrappongono o si muovono l’una accanto all’altra, possono generare tensioni che rilasciano energia sotto forma di terremoti.

In conclusione, quanto avvenuto a L’Aquila sia da monito per il Paese, una lezione per tutti, perché, poi, quando e dove si è ricostruito quasi sempre. Lo si è fatto senza fare prevenzione.

Fonte

Nature

Numero verde ONA

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