sabato, Gennaio 31, 2026

Permafrost: lo scioglimento che accelera la crisi climatica

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LA RAPIDA FUSIONE DEL PERMAFROST, CAUSATA DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI, STA TRASFORMANDO AMPIE AREE DELLA SIBERIA, DEL CANADA, DELL’ALASKA E DELLA GROENLANDIA IN FONTI DI GAS SERRA ANZICHÈ IN SERBATOI. LE REGIONI ARTICHE STANNO INFATTI RILASCIANDO NELL’ATMOSFERA PIÙ CARBONIO DI QUANTO NE RIESCANO AD ASSORBIRE. QUESTO FENOMENO POTREBBE CONTRIBUIRE A UNA CRISI CLIMATICA SENZA PRECEDENTI

Permafrost: il misterioso terreno ghiacciato, il suo impatto sul clima e il risveglio indotto

Il termine “permafrost”, dall’unione delle parole perma(nent) «permanente» e frost «gelato» si riferisce a un tipo di suolo che rimane costantemente congelato per almeno due anni consecutivi.

Si trova principalmente nelle zone polari e subpolari della Terra (copre circa il 15% dell’emisfero settentrionale) e contiene grandi quantità di carbonio organico. Quest’ultimo, proviene da piante morte e altra materia organica che non riesce a decomporsi a causa del freddo.

Ebbene, negli ultimi cinquant’anni, il permafrost si è lentamente sciolto a causa dell’aumento delle temperature globali, con una diminuzione del 7%. Questo scioglimento libera enormi quantità di carbonio nell’atmosfera, sotto forma di gas serra (come il metano e il biossido di carbonio). Precedentemente intrappolati nel ghiaccio per migliaia di anni.

Una volta che il carbonio viene rilasciato nell’atmosfera, agisce come un potente acceleratore del riscaldamento globale, contribuendo ad aumentare ulteriormente le temperature terrestri. Questo, a sua volta, può provocare un ulteriore scioglimento del permafrost, liberando ancora più carbonio e creando un ciclo di feedback positivo che alimenta ulteriormente i cambiamenti climatici

Cosa fare?

Una soluzione per fermare la reazione a catena 

Per evitare questo scenario e raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’Accordo di Parigi del 2015 sul clima, la rimozione della CO₂ e la riduzione dei combustibili fossili sono essenziali. 

Tuttavia, l’attuale velocità dei cambiamenti climatici richiede anche interventi diretti sul clima. Una strategia proposta negli ultimi anni è l’Iniezione di Aerosol Stratosferico o SAI (acronimo inglese di Stratospheric Aerosol Injection) che potrebbe mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici stabilizzando le temperature superficiali.

Studi precedenti suggerivano che l’implementazione di SAI potrebbe rallentare il tasso di disgelo del permafrost e ridurre le emissioni di carbonio. Inoltre, “l’intervento d’urto” potrebbe ridurre la formazione di “talik“, cioè zone non ghiacciate all’interno o sopra il permafrost, considerate un segnale di imminente disgelo.

Tuttavia, non erano state esaminate le risposte del permafrost in base al tipo di terreno né la formazione di talik. 

Il progettoAssessing Responses and Impacts of Solar Climate Intervention on the Earth system with Stratospheric Aerosol Injection” (ARISE-SAI) si sta focalizzando proprio su questa ricerca. Come funziona il SAI e può davvero assicurare il risveglio del permafrost?

L’iniezione mirata per il risveglio del permafrost

L’iniezione mira a raffreddare la temperatura superficiale della Terra mediante l’introduzione di particelle riflettenti nell’atmosfera superiore, nota come stratosfera. Queste particelle, solitamente di solfato, si disperderebbero nell’atmosfera dopo essere state rilasciate da aeroplani o altri mezzi, formando una sorta di “schermo” che riflette parte della radiazione solare che arriva spazio.

Il principio alla base del SAI è simile a quello dell’eruzione di grandi vulcani. Quando un vulcano erutta, rilascia grandi quantità di gas e particelle nell’atmosfera, tra cui aerosol di solfato. Queste particelle possono rimanere nell’atmosfera per diversi anni, riflettendo – fuori dalla stratosfera – parte della radiazione solare, causando, così, una temporanea riduzione della temperatura globale. Un esempio notevole è stata l’eruzione del monte Pinatubo nelle Filippine nel 1991, che ha causato una diminuzione temporanea delle temperature globali.

Risultato delle analisi: il lento risveglio  

L’analisi condotta ha evidenziato un dato fondamentale: nonostante l’implementazione del metodo di Iniezione di Aerosol Stratosferico, l’estensione complessiva del permafrost continua a ridursi nel tempo. In particolare, si è osservato che una parte significativa del permafrost si sta sciogliendo completamente.

Il fenomeno è particolarmente preoccupante perché coinvolge il permafrost situato a una profondità superiore a 3 metri, rendendolo estremamente vulnerabile all’aumento delle temperature. 

Tuttavia, va notato che il SAI mostra un certo grado di efficacia nel prevenire il disgelo in aree meno vulnerabili, anche se non riesce a fermare completamente il processo di scioglimento.

Sfide e perplessità

Ovviamente, l’implementazione del SAI attraverso mezzi artificiali richiederebbe un controllo molto preciso delle particelle rilasciate e della loro dispersione nell’atmosfera per evitare effetti collaterali indesiderati. Inoltre, ci sono molte incertezze riguardo agli effetti a lungo termine, inclusi potenziali impatti sulle precipitazioni, sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Per tali motivi, gli studiosi stanno compiendo simulazioni utilizzando modelli computerizzati complessi che prendono in considerazione una serie di fattori, tra cui la composizione chimica dell’atmosfera, i pattern climatici e la dinamica delle particelle nell’atmosfera.

Fonte

Journal of Geophysical Research: Atmospheres, National Snow and Ice Data Cente

Numero verde ONA

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