UN RECENTE STUDIO INTERNAZIONALE PUBBLICATO SULLA RIVISTA ATMOSPHERIC ENVIRONMENT, CONDOTTO NELL’AMBITO DEL PROGETTO EUROPEO POLYRISK IN COLLABORAZIONE CON ENEA, HA EVIDENZIATO CHE LE CONCENTRAZIONI DI MICROPLASTICHE GENERATE DALL’USURA DEGLI PNEUMATICI POSSONO ESSERE FINO A CINQUE VOLTE SUPERIORI NELLE AREE URBANE PIÙ TRAFFICATE, DOVE I VEICOLI FRENANO E RIPARTONO DI FREQUENTE
Le microplastiche da pneumatici: una fonte nascosta di inquinamento urbano
«Nelle città, una delle principali fonti di microplastiche presenti nell’aria è costituita dalle minuscole particelle che si sprigionano dal contatto tra pneumatici e asfalto durante la guida», spiega Maria Rita Montereali, ricercatrice del Laboratorio ENEA per gli Impatti sul Territorio e i Paesi in via di Sviluppo, del Dipartimento Sostenibilità.
«Fino ad oggi – aggiunge – solo pochi studi internazionali avevano quantificato la presenza di queste particelle in atmosfera. Con la nostra ricerca abbiamo voluto misurare la concentrazione di microplastiche in diverse condizioni di traffico e confrontarle con altri inquinanti di origine veicolare. I dati raccolti potranno in futuro essere utilizzati per valutare eventuali effetti sulla salute umana».
Lo studio: tre siti con diverse condizioni di traffico
Nel biennio 2022-2023, il team del progetto POLYRISK ha monitorato tre aree caratterizzate da differenti flussi e velocità di traffico:
- una strada urbana con traffico intermittente “stop-and-go”;
- un tratto autostradale con traffico intenso ma scorrevole;
- un parco cittadino situato a 50 metri dalla strada più vicina.
Il campionamento delle particelle atmosferiche PM10 è stato effettuato a Utrecht (Paesi Bassi). Si stima che ogni anno sono disperse nell’aria tra 880 e 2.900 tonnellate di particelle plastiche a causa dell’abrasione degli pneumatici.
I metodi di analisi
Per valutare la qualità dell’aria, i ricercatori hanno impiegato marcatori specifici del rubber (gomma sintetica e naturale, principali componenti degli pneumatici) e un tracciante di benzotiazolo, additivo impiegato per indurire la gomma.
Parallelamente, sono stati analizzati anche altri inquinanti legati al traffico veicolare. Come le polveri da usura dei freni (contenenti ferro, rame, cromo e manganese) e le emissioni dei motori, per esaminarne la correlazione con le microplastiche.
I risultati: concentrazioni fino a cinque volte superiori
Le concentrazioni più basse di microplastiche da pneumatici sono state registrate nel parco (3,1–5,1 nanogrammi per metro cubo), mentre le più elevate si sono riscontrate:
- in prossimità dell’autostrada (7,8–18,1 ng/m³);
- e soprattutto nelle aree urbane con traffico “stop-and-go”.
Rispetto al parco, i livelli medi di gomma sintetica e naturale risultano quindi fino a tre volte superiori vicino all’autostrada e quasi cinque volte maggiori nelle zone di traffico intenso.
Benzotiazolo e metalli: marcatori dell’usura
Anche le concentrazioni di benzotiazolo sono risultate più alte sia presso l’autostrada (2,4 volte maggiori) sia nelle aree di traffico intermittente (4,6 volte maggiori) rispetto al parco.
«Questa sostanza, utilizzata nel processo di vulcanizzazione della gomma, è un marcatore di particolare interesse – spiega Laura Caiazzo, ricercatrice ENEA –, poiché nelle nostre analisi ha mostrato una forte correlazione con altri indicatori della presenza di particelle di gomma nell’aria».
Inoltre, le concentrazioni di metalli derivanti dall’usura dei freni sono risultate da tre a otto volte superiori nelle zone trafficate rispetto al parco. Nelle aree “stop-and-go”, i livelli totali di metalli sono risultati da due a quasi cinque volte più alti rispetto all’autostrada.
Un contributo crescente alle polveri sottili
Le microplastiche da pneumatici rappresentano in media lo 0,45% del particolato PM10, con valori compresi tra 0,07% e 1,48%.
«Si tratta di una percentuale apparentemente ridotta – precisa Sonia Manzo, coordinatrice ENEA dello studio – ma destinata ad assumere un peso crescente. Con l’introduzione di standard sempre più rigorosi per le emissioni di scarico, la quota di particelle non derivanti dalla combustione aumenterà progressivamente. La diffusione dei veicoli elettrici, pur diminuendo l’inquinamento da combustione, potrebbe infatti portare a un incremento delle microplastiche generate dall’usura degli pneumatici, a causa del maggiore peso di questi mezzi».

Fonte: ENEA – Studio pubblicato su Atmospheric Environment, 5 febbraio 2026.




