DIARIO DI BORDO DELLA SPEDIZIONE IN ANTARTIDE DI GIULIA BONETTI. L’AVVISTAMENTO DI GRANDI UCCELLI ANTARTICI, DURANTE LA TRAVERSATA DEL DRAKE PASSAGE, SEGNA L’ARRIVO AL CONTINENTE E L’INGRESSO IN UN ECOSISTEMA ESTREMO, DOVE NATURA, SCIENZA E OSSERVAZIONE CONSAPEVOLE SI INTRECCIANO
Giulia Bonetti, laurea in Economia e Finanza all’Università di Bologna, contract manager l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, volontaria prima per le Nazioni Unite, quindi con la Commissione Europea.
Molto attiva nell’ambito della tutela ambientale, pone grande attenzione all’emergenza climatica e ai diritti umani. Viaggiatrice nei giorni di ferie, ha visitato le “sette meraviglie del mondo”: Petra (Giordania), Grande Muraglia (Cina), Colosseo (Italia), Machu Picchu (Perù), Cristo Redentore (Brasile), Chichén Itzá (Messico), Taj Mahal (India). Quindi è stata la volta di un viaggio extra al Polo Nord.
Parte prima: l’incontro con gli uccelli antartici
A dicembre scorso è rientrata da una spedizione al Polo Sud, di cui ne pubblichiamo il diario.
Dopo due giorni di navigazione attraverso il Drake Passage, la stanchezza iniziava a farsi sentire. Il mare ci circondava da ogni lato, un orizzonte continuo e ipnotico che sembrava immutabile. Il tempo a bordo dell’Antarctic Ambassador scorreva lento, scandito dal rollio della nave e dall’attesa silenziosa di un segnale che indicasse l’avvicinarsi della meta. Quel segnale arrivò sotto forma di grandi sagome scure che iniziarono a planare accanto alla nave: i giant petrels.
I giant petrels
L’avvistamento dei giant petrels (Macronectes giganteus e Macronectes halli) rappresenta spesso uno dei primi indizi biologici della vicinanza al continente antartico. Questi grandi uccelli marini, con un’apertura alare che può superare i due metri, sono perfettamente adattati agli ambienti subpolari e antartici.
Il loro volo radente e potente, sfruttando le correnti d’aria generate dalle onde, è un esempio emblematico di efficienza energetica negli uccelli oceanici. La loro comparsa non è soltanto suggestiva dal punto di vista emotivo, ma ha anche un chiaro significato ecologico: indica la presenza di ecosistemi marini produttivi, capaci di sostenere grandi predatori e necrofagi.
Gli skua
Insieme con i giant petrels, anche gli skua (in particolare lo skua antartico, Stercorarius maccormicki) hanno iniziato ad accompagnare la nave. Gli skua sono uccelli estremamente intelligenti e opportunisti, noti per il loro comportamento territoriale e per la capacità di adattarsi a diverse fonti di cibo.
In Antartide svolgono un ruolo ecologico fondamentale, agendo sia come predatori sia come spazzini, contribuendo al riciclo della materia organica all’interno dell’ecosistema. La loro presenza costante nei pressi delle navi li rende anche osservatori privilegiati delle attività umane in queste regioni remote.
Il progetto Seabird Surveys
Questi primi avvistamenti non sono stati solo un momento di stupore, ma anche l’inizio di un approccio più scientifico all’osservazione della fauna. Durante la spedizione, infatti, abbiamo partecipato a progetti di citizen science, in particolare ai Seabird Surveys, che raccolgono dati sulla distribuzione, abbondanza e comportamento degli uccelli marini.
Le osservazioni di skua, petrelli e altri uccelli pelagici contribuiscono a monitorare lo stato di salute degli ecosistemi antartici e a individuare possibili effetti dei cambiamenti climatici e delle attività umane.
Antartide, continente dedicato alla pace e alla ricerca scientifica
L’Antartide, regolata dal Trattato Antartico come continente dedicato alla pace e alla ricerca scientifica, rappresenta un laboratorio naturale unico per lo studio degli uccelli marini. Specie come petrelli, albatri e skua sono sentinelle ambientali: variazioni nei loro comportamenti migratori, nel successo riproduttivo o nelle aree di foraggiamento forniscono indicazioni preziose sulle condizioni dell’oceano e della rete trofica.
Così, quel primo incontro con i giant petrels e gli skua ha assunto un valore che va oltre l’emozione del viaggio. È stato il primo contatto diretto con la biodiversità antartica e, allo stesso tempo, l’ingresso in una dimensione di osservazione consapevole, in cui ogni uccello avvistato diventa parte di una conoscenza collettiva. La natura non ci stava solo dando il benvenuto, ma ci stava invitando a osservarla, studiarla e proteggerla.
Giulia Bonetti







