martedì, Gennaio 13, 2026

UNIMORE alla COP30: clima, salute e Amazzonia al centro

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L’UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA, UNIMORE, TRA I PROTAGONISTI DELLA CONFERENZA ONU SUL CLIMA COP30, IN PROGRAMMA A BELÉM, IN BRASILE

 Oggi, 19 novembre 2025, all’interno del Padiglione Italia del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE) ha presentato un side event internazionale dedicato al legame tra cambiamento climatico, contaminazione ambientale e salute delle comunità, dall’Amazzonia all’Africa fino al Sud Europa.

A rappresentare UNIMORE il prof. Roberto Lucchini, esperto di salute ambientale e del lavoro, e il meteorologo Luca Lombroso, divulgatore scientifico dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”.

Il tema dell’evento: clima, ambiente e salute tra Amazzonia, Africa ed Europa

Titolo del side event: “Amazzonia & Calore: azione Clima–Ambiente–Salute guidata dalle comunità, dal Bacino Amazzonico all’Africa e all’Europa”.

Focus principale l’impatto combinato di:

  • crisi climatica, con ondate di calore sempre più intense
  • contaminazione ambientale, dovuta a mercurio, agrotossici e microplastiche
  • deforestazione, estrazione dell’oro e petrolio, che aggravano l’esposizione delle comunità indigene

Il progetto scientifico multilaterale, coordinato dal prof. Lucchini, coinvolge università e istituti di Brasile, Colombia e Perù, con il supporto dell’ACTO – Amazon Cooperation Treaty Organization.

Il contributo di Unimore alla COP30

Luca Lombroso, che partecipa alla sua decima COP, sottolinea il valore del percorso compiuto dall’Ateneo emiliano:

«Dal 2017 Unimore è accreditata come osservatore UNFCCC e quest’anno è anche organizzatrice di un side event ufficiale. A Belém si parlerà di Amazzonia, foreste, nuovi impegni climatici e salute. Ogni COP è un passo avanti fatto di dialogo e cooperazione».

Il prof. Roberto Lucchini evidenzia, invece, l’aspetto sanitario:

«Porterò il tema della salute, colpita da esposizioni ambientali e lavorative sempre più complesse. Le temperature crescenti amplificano gli effetti delle “miscele” di inquinanti. Dobbiamo proteggere lavoratori, comunità e soprattutto i popoli indigeni, vittime di diseguaglianze etniche e sociali».

Prima sessione: l’Amazzonia al centro

La prima parte del side event, moderata da Stefanny Magaly Moncada Barbosa, darà voce a ricercatori e rappresentanti delle comunità amazzoniche.

Tra gli interventi:

  • Sila Apurinã, coordinatrice nazionale della Amazonian Work Network
  • Gabriela Arrifano, Universidade Federal do Pará
  • Luis Fernandez, Centro de Innovación Científica Amazónica (Perù)
  • Rathna Kewal, ACTO
  • Paulo Basta e Luiz Augusto Galvão, Fundação Oswaldo Cruz (FIOCRUZ)
  • Alexandra Almeida, Acción Ecológica (Ecuador), su clima, petrolio e salute mentale
  • Cristina O’Callaghan-Gordo, ISGlobal, sulla relazione tra salute globale, ambiente e giustizia climatica

Seconda sessione: Africa e Sud Europa tra ondate di calore e salute pubblica

Successivamente, la seconda parte, moderata da Kurt Straif (ISGlobal), affronta infatti gli impatti del caldo estremo in altri continenti.

Sono intervenuti:

  • Kurt Straif, sulle strategie per proteggere i lavoratori edili nel Sud Europa
  • Ebba Malmqvist, Università di Lund, con una “teoria del cambiamento” per ridurre l’esposizione al caldo in Etiopia, Zimbabwe e Sudafrica
  • Desalew Moges, Ethiopian Public Health Institute
  • Enatfenta Sewmehone Endalew, Jimma University, con uno studio sul caldo in gravidanza

La sessione si è chiusa con un dibattito internazionale che ha coinvolto:

  • Claudia Vega, Centro de Innovación Científica Amazónica
  • Carlos Espinal, Alok Deoraj e Quentin Felty, Global Health Consortium – Florida International University

Un side event (evento collaterale) che unisce ricerca, comunità e politica del clima

L’evento collaterale di UNIMORE, infatti, ha offerto una visione globale sulle sfide future, tra cui protezione della salute, giustizia climatica, monitoraggio ambientale e diritti delle popolazioni vulnerabili.

Inoltre, si tratta di un contributo che porta la ricerca italiana all’interno di uno dei contesti più importanti del pianeta: la COP30 di Belém, la COP dell’Amazzonia.

COP 30, Brasile (Foto  free di Heiko Behn da Pixabay)
COP 30, Brasile (Foto free di Heiko Behn da Pixabay)

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