“STIAMO DIVENTANDO TUTTI ALLERGICI” NON È PIÙ SOLO UNA SENSAZIONE. SECONDO GLI SPECIALISTI DELLA SIAAIC, NEI PROSSIMI ANNI CIRCA IL 30% DEGLI ITALIANI SOFFRIRÀ DI ALLERGIE RESPIRATORIE. TRA STAGIONI POLLINICHE PIÙ LUNGHE, SMOG E FENOMENI CLIMATICI ESTREMI, IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA MODIFICANDO PROFONDAMENTE ANCHE LA SALUTE RESPIRATORIA DELLA POPOLAZIONE
Perché le allergie stanno aumentando così rapidamente?
Per anni le allergie stagionali sono state considerate un disturbo fastidioso ma relativamente prevedibile. Arrivava la primavera, aumentavano i pollini, comparivano starnuti, lacrimazione e difficoltà respiratorie. Oggi però il quadro è cambiato profondamente. Le stagioni si stanno alterando, le temperature medie crescono, gli eventi atmosferici estremi diventano più frequenti e le conseguenze iniziano a manifestarsi anche sul corpo umano.
Secondo quanto spiegato dalla dottoressa Marzia Miglionico della SIAAIC durante la trasmissione EcoAgenda di TeleAmbiente, l’Italia sta andando incontro a un aumento costante delle allergie respiratorie. Rinite, asma e sinusite cronica stanno infatti crescendo insieme all’instabilità climatica.
Il dato più significativo riguarda le proiezioni future: nei prossimi anni circa il 30% della popolazione italiana potrebbe soffrire di allergie respiratorie. Non si tratta più di un fenomeno marginale, ma di una questione sanitaria che coinvolge milioni di persone e che appare sempre più legata alle trasformazioni ambientali in corso.
Che cosa c’entra il cambiamento climatico con i pollini?
Uno degli aspetti più evidenti riguarda la durata della stagione pollinica. Le temperature più alte e gli inverni sempre più miti stanno modificando i cicli vegetativi delle piante, anticipando la fioritura e prolungando la permanenza dei pollini nell’aria.
Secondo Miglionico, la pollinazione può iniziare fino a quindici giorni prima rispetto al passato e continuare anche quarantacinque giorni oltre il periodo tradizionale. Questo significa che le persone allergiche restano esposte più a lungo agli allergeni atmosferici, con sintomi più persistenti e spesso più intensi.
Il cambiamento climatico non agisce però soltanto sui calendari naturali. L’aumento degli eventi meteorologici estremi favorisce infatti anche una maggiore diffusione di muffe, spore fungine e particelle biologiche irritanti. Temporali improvvisi, umidità elevata e sbalzi termici creano condizioni favorevoli alla proliferazione di microrganismi che possono aggravare problemi respiratori già esistenti o favorire nuove sensibilizzazioni allergiche.
In pratica, l’atmosfera sta diventando più carica di elementi irritanti e allergizzanti, mentre il sistema respiratorio umano viene esposto più a lungo e in modo più intenso.
In che modo lo smog peggiora le allergie?
Il secondo grande fattore indicato dagli specialisti riguarda l’inquinamento atmosferico. Le polveri sottili, l’ozono e le emissioni legate al traffico urbano stanno modificando anche il comportamento degli allergeni.
Le particelle inquinanti non irritano soltanto le vie respiratorie, ma interagiscono direttamente con pollini e sostanze inalatorie. Come ha spiegato la dottoressa Miglionico, gli allergeni diventano più piccoli e riescono a penetrare più in profondità nelle vie aeree, aumentando l’intensità della risposta infiammatoria.
Il problema riguarda sia i soggetti allergici sia chi non ha mai manifestato sintomi importanti. L’apparato respiratorio, continuamente esposto allo smog, diventa infatti più vulnerabile e reattivo. Le mucose si irritano più facilmente e la soglia di tolleranza agli allergeni si abbassa.
Durante la trasmissione è intervenuto anche Stefano Zago, direttore responsabile di TeleAmbiente, che ha richiamato i dati monitorati dalle ARPA regionali sui pollini presenti nell’aria. Secondo Zago, negli ultimi anni si osserva un aggravamento diffuso dei sintomi allergici, strettamente legato all’aumento di anidride carbonica, smog urbano e concentrazione di PM10 e PM2.5.
Queste microparticelle funzionano come veri e propri vettori, trasportando pollini e sostanze irritanti più in profondità nell’apparato respiratorio e prolungando gli effetti delle allergie nel tempo.

Perché oggi le allergie sono anche una questione ambientale?
Per molto tempo le allergie sono state considerate quasi esclusivamente un problema individuale o genetico. Oggi invece la comunità scientifica guarda sempre di più al rapporto tra salute e ambiente.
Le allergie respiratorie stanno diventando uno degli esempi più evidenti dell’impatto diretto della crisi climatica sul corpo umano. Temperature elevate, urbanizzazione, traffico, perdita di biodiversità e qualità dell’aria alterata stanno modificando gli ecosistemi vegetali e, di conseguenza, l’esposizione quotidiana agli allergeni.
Alcune specie vegetali, favorite dal caldo e dall’aumento dell’anidride carbonica, producono inoltre quantità maggiori di polline. Questo fenomeno rende le città particolarmente problematiche, soprattutto nei periodi primaverili ed estivi.
In molte aree urbane si crea così una combinazione critica tra inquinamento atmosferico e carico pollinico elevato. È il motivo per cui sempre più persone riferiscono sintomi più lunghi, intensi e difficili da controllare rispetto al passato.
Esistono cure efficaci contro le allergie?
Nonostante il quadro in peggioramento, gli specialisti ricordano che oggi esistono strumenti terapeutici efficaci. Oltre ai farmaci sintomatici tradizionali, negli ultimi anni si sono sviluppati trattamenti immunoterapici in grado di ridurre sensibilmente la risposta allergica.
Secondo quanto spiegato durante EcoAgenda, alcuni vaccini specifici per allergie respiratorie possono diminuire i sintomi già dopo tre anni di terapia, con benefici che possono durare anche sette anni.
Accanto alle cure mediche resta però centrale la prevenzione ambientale. Ridurre emissioni, traffico urbano e inquinamento atmosferico non avrebbe effetti soltanto sul clima globale, ma anche sulla salute respiratoria delle persone.
Il messaggio emerso dalla trasmissione è chiaro: la lotta all’inquinamento non riguarda più soltanto gli ecosistemi o la qualità dell’ambiente, ma anche la vita quotidiana di milioni di cittadini che convivono con allergie sempre più aggressive e prolungate.
Che cosa ci stanno dicendo le allergie sul cambiamento climatico?
Le allergie rappresentano oggi una delle manifestazioni più concrete e visibili della crisi climatica. Non si tratta di effetti lontani o astratti, ma di trasformazioni che incidono direttamente sulla respirazione, sulla qualità della vita e sul benessere quotidiano.
L’alterazione delle stagioni, la diffusione di nuove specie vegetali allergizzanti, l’aumento dello smog e delle temperature urbane stanno cambiando il rapporto tra corpo umano e ambiente circostante. In questo senso le allergie diventano anche un indicatore biologico della trasformazione climatica in atto.
Come ha sottolineato Stefano Zago nel suo editoriale finale, la natura sta cercando di riequilibrare parametri che l’attività umana ha profondamente alterato. Per tornare a livelli più sostenibili sarà necessario ridurre l’inquinamento atmosferico e affrontare seriamente la crisi climatica.
Nel frattempo, sempre più italiani si trovano a vivere primavere più lunghe, estati più difficili e sintomi respiratori che non seguono più i vecchi calendari stagionali.




