sabato, Maggio 23, 2026

Foreste italiane, cala la biodiversità del sottobosco

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NEGLI ULTIMI 25 ANNI LE FORESTE ITALIANE HANNO SUBITO TRASFORMAZIONI PROFONDE E SILENZIOSE. A CAMBIARE NON SONO SOLO IL CLIMA E IL PAESAGGIO MA ANCHE LA BIODIVERSITÀ VEGETALE CHE VIVE NEI SOTTOBOSCHI. A RIVELARLO È UN NUOVO STUDIO PUBBLICATO SULLA RIVISTA SCIENTIFICA NPJ BIODIVERSITY DEL GRUPPO NATURE

Uno studio lungo 25 anni

La ricerca, coordinata dalla dottoressa Maura Francioni e dal professor Stefano Chelli dell’Università di Camerino, rappresenta uno dei più importanti studi a lungo termine mai realizzati in Italia sulla biodiversità forestale. Al lavoro hanno collaborato anche ricercatori delle Università di Firenze e Genova, del CREA e della società TerraData Environmetrics.

Elemento centrale dello studio è l’utilizzo dei dati raccolti dalla rete nazionale CON.ECO.FOR. (Controllo degli Ecosistemi Forestali), gestita dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA). La rete monitora da oltre 25 anni biodiversità, clima, suolo e struttura forestale in trentuno aree permanenti distribuite lungo tutta la penisola.

Grazie a questa straordinaria banca dati, gli studiosi hanno potuto distinguere le normali variazioni annuali dai cambiamenti strutturali di lungo periodo, ottenendo una fotografia dettagliata degli effetti del cambiamento globale sugli ecosistemi forestali italiani.

Meno specie nei sottoboschi alpini e temperati

I risultati mostrano una significativa riduzione del numero di specie vegetali presenti nei sottoboschi delle foreste alpine di conifere e delle foreste temperate decidue, come querceti e faggete.

Foreste Urbane

Secondo i ricercatori, tra le principali cause vi sono la progressiva chiusura delle chiome degli alberi — che riduce la quantità di luce disponibile al suolo — e l’aumento degli eventi climatici estremi. Siccità prolungate, ondate di calore e forte variabilità delle precipitazioni stanno infatti modificando profondamente le condizioni ambientali delle foreste.

Questi cambiamenti favoriscono alcune specie a discapito di altre, alterando gradualmente la composizione della biodiversità vegetale.

Le foreste mediterranee resistono meglio

Situazione diversa, invece, per le foreste mediterranee sempreverdi, come le leccete. Lo studio evidenzia come questi ecosistemi mostrino una maggiore stabilità nel numero complessivo di specie presenti.

Pur essendo caratterizzate da un continuo ricambio di specie nel tempo, le foreste mediterranee sembrano meglio adattate alle condizioni di stress idrico e hanno mantenuto una copertura della chioma più stabile rispetto ad altri ambienti forestali italiani.

Il ruolo della gestione forestale

La ricerca mette in evidenza anche il legame tra pratiche di gestione forestale e biodiversità. La progressiva chiusura delle chiome, spesso legata alla riduzione delle attività selvicolturali rispetto al passato, emerge infatti come uno dei fattori chiave nella trasformazione del sottobosco.

Secondo gli studiosi, questo fenomeno non deve essere interpretato esclusivamente in modo negativo. In passato, una maggiore apertura delle foreste aveva favorito la presenza di specie non strettamente forestali che oggi, con l’aumento della copertura arborea, trovano condizioni meno favorevoli.

Più preoccupanti risultano invece gli effetti del cambiamento climatico, in particolare l’aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi estremi, che rischiano di compromettere la capacità di adattamento degli ecosistemi forestali.

L’importanza del monitoraggio continuo

Lo studio sottolinea il valore strategico dei programmi di monitoraggio a lungo termine come CON.ECO.FOR., fondamentali per comprendere l’evoluzione degli ecosistemi e prevedere come le foreste risponderanno alle sfide future.

Secondo i ricercatori, rafforzare queste attività sarà essenziale per sviluppare politiche efficaci di conservazione e gestione sostenibile delle foreste italiane, considerate un patrimonio naturale di enorme valore ambientale e climatico.

La ricerca è stata realizzata grazie ai finanziamenti del progetto europeo LIFE MODERn(NEC) e del progetto nazionale PRIN MultiForDiv.

Numero verde ONA

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