“OLTRE I GIARDINI” DEBUTTERÀ IL 23 E 24 MAGGIO 2026 A VILLA SOMMI PICENARDI, NEL CUORE DELLA BRIANZA LECCHESE, CON UN FESTIVAL DEDICATO AL RAPPORTO TRA LETTERATURA, NATURA E PAESAGGIO. TRA INCONTRI, LABORATORI, CINEMA E PASSEGGIATE NEL PARCO, L’EVENTO PROVERÀ A RIPENSARE IL GIARDINO COME LUOGO CULTURALE, CIVILE E AMBIENTALE
Festival “Oltre i giardini”: perché proprio oggi?
Ci sono festival che ruotano attorno ai libri e altri che celebrano il paesaggio, il giardinaggio o la botanica. “Oltre i giardini”, invece, proverà a mettere insieme questi mondi. Questo partendo da un’intuizione semplice ma molto attuale: il giardino non è soltanto uno spazio ornamentale ma un luogo in cui si intrecciano memoria, immaginazione, ecologia e relazioni umane.
La prima edizione del festival si terrà il 23 e 24 maggio 2026 a Villa Sommi Picenardi, a Olgiate Molgora, tra le colline del Parco del Curone e di Montevecchia.
Il progetto è stato ideato da Marco Belpoliti e Riccardo Fedriga insieme con Maria Ilaria Sommi Picenardi, Maria Chiara Galbiati, Arianna Marelli e Beatrice Milani.
La scelta del nome non è casuale. “Oltre i giardini” vuole ,infatti, suggerire un attraversamento, una soglia da superare. Non soltanto quella fisica del parco storico della villa ma anche quella culturale che separa spesso la natura dalla letteratura, il paesaggio dalla riflessione civile, la cura dell’ambiente dalla vita quotidiana.
In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dal consumo di suolo e da un rapporto sempre più fragile con gli ecosistemi, il festival prova a riportare il giardino al centro del discorso pubblico. Non come spazio elitario o estetico, ma come laboratorio di convivenza tra esseri umani, piante, animali e territorio.
Perché Villa Sommi Picenardi è il luogo ideale per il festival?
Il festival si svolgerà all’interno del parco all’inglese e del giardino all’italiana di Villa Sommi Picenardi, storica dimora patrizia del Seicento che nei secoli ha ospitato figure importanti della cultura e dell’arte, da Pietro Verri agli Scapigliati, fino a Tamara de Lempicka ed Ennio Morlotti.
Ma il vero protagonista simbolico dell’evento sarà il gigantesco platano monumentale del parco, considerato il più imponente d’Europa. L’albero domina il giardino con una chioma che supera i 35 metri di diametro e da oltre due secoli rappresenta uno degli elementi più identitari della villa.
Il festival lo trasforma in una metafora vivente. Le sue radici profonde diventano l’immagine di una continuità tra generazioni, discipline e saperi. La sua crescita lenta suggerisce invece un’idea di tempo completamente diversa rispetto alla velocità contemporanea.
In un presente dominato dall’urgenza e dalla frammentazione, un grande albero secolare ricorda che ogni equilibrio ecologico nasce da relazioni lunghe, pazienti e complesse.
Ed è significativo che proprio attorno a questo albero si costruisca un festival dedicato alla relazione tra cultura e paesaggio. Perché oggi il giardino non può più essere considerato soltanto un elemento decorativo. È anche uno spazio climatico, ecologico e sociale.
Come sarà costruito il programma del festival?
“Oltre i giardini” proporrà un programma diffuso che attraverserà linguaggi molto diversi: incontri letterari, botanica, cinema, musica, teatro, fotografia, laboratori per bambini e passeggiate nel parco.
Il festival si aprirà sabato 23 maggio con un dialogo tra Marco Belpoliti e Riccardo Fedriga dal titolo “Storie proprio così. Di libri, piante e persone”, seguito dagli incontri con Angela Borghesi, Alessandra Viola e Christian Poggioni, che porterà in scena “Lu santo jullare Francesco” di Dario Fo e Franca Rame.
La domenica sarà invece dedicata a un intreccio ancora più forte tra alberi, letteratura e paesaggio. Dario Voltolini e Antonio Moresco parleranno di “Gli alberi capovolti”, mentre Laura Leonelli guiderà un dialogo sulle donne che salgono sugli alberi e guardano il mondo da una prospettiva diversa.
Tra gli appuntamenti più attesi ci sarà anche il docufilm “Italo Calvino nelle città”, seguito da un confronto con il regista Davide Ferrario e Mario Barenghi, oltre all’omaggio alla scrittrice Pia Pera con l’architetto del paesaggio Antonio Perazzi.
Il filo rosso dell’intero programma sembra molto chiaro: usare il giardino come spazio di interpretazione del presente. Gli alberi, gli orti, i semi e le piante non vengono trattati come semplici oggetti di contemplazione ma come strumenti per riflettere sulla fragilità degli ecosistemi, sul rapporto tra esseri umani e natura e sulla necessità di immaginare nuove forme di abitare.
In che modo il festival parla anche di ecologia e crisi climatica?
L’ombra culturale che attraversa tutto il festival è quella di Pia Pera, scrittrice e saggista che negli ultimi anni è diventata una delle voci più importanti del pensiero contemporaneo sul giardino.
Per Pia Pera il giardino non era mai un luogo di dominio sulla natura. Era piuttosto uno spazio di ascolto, di apprendimento e di trasformazione reciproca tra esseri umani e mondo vegetale. Una visione molto diversa da quella che per secoli ha considerato il giardino come simbolo di controllo e ordine imposto.
L’omaggio previsto domenica pomeriggio con Antonio Perazzi non sarà quindi soltanto un ricordo letterario. Sarà anche un modo per riportare al centro una riflessione molto attuale sul rapporto tra cura, fragilità e ambiente.
Laboratori per bambini e Italo Calvino
Pur senza assumere i toni di una conferenza scientifica, “Oltre i giardini” affronta in modo molto diretto questioni ambientali e climatiche. Lo fa però attraverso un approccio culturale, narrativo e sensibile, capace di mettere insieme sapere scientifico ed esperienza quotidiana.
Negli ultimi anni il dibattito ambientale ha spesso oscillato tra due estremi: da una parte l’allarmismo tecnico, dall’altra una comunicazione superficiale e decorativa del verde urbano. Il festival prova invece a costruire uno spazio intermedio, in cui la natura torni a essere esperienza concreta, culturale ed emotiva.
Anche la scelta dei laboratori per bambini va in questa direzione. Sabato 23 maggio Nadia Nicoletti guiderà “Un giardino tutto per me”, attività ispirata all’amore di Pia Pera per la natura e pensata per insegnare ai più piccoli attenzione, pazienza e responsabilità verso le piante.
L’idea è molto semplice ma potente: coltivare un piccolo giardino significa imparare che la crescita richiede tempo, equilibrio e cura quotidiana. In una società sempre più digitale e accelerata, anche questo diventa un gesto educativo profondamente ecologico.
Oltre i giardini: la dimensione civile del festival
Uno degli aspetti più interessanti di “Oltre i giardini” è proprio la sua dimensione civile. Il festival non si presenta soltanto come una manifestazione culturale ma come un laboratorio di pratiche e relazioni. Il giardino diventa così una metafora di qualcosa di più ampio.
Curare uno spazio verde significa infatti confrontarsi con il limite, con il tempo lungo, con la dipendenza reciproca tra forme di vita diverse. Tutti elementi che oggi appaiono centrali anche nel dibattito ambientale contemporaneo.
Nel testo del festival compare una frase di Italo Calvino che sembra riassumere bene questo spirito: “Ogni gesto fatto in libertà è un seme che germoglia”.
Ed è forse proprio questa l’ambizione più profonda della manifestazione: costruire un luogo in cui libri, alberi, persone e paesaggi possano tornare a dialogare, immaginando una cultura meno separata dalla natura e una natura meno relegata a semplice sfondo decorativo.














