lunedì, Maggio 25, 2026

Ghiacciaio dell’Adamello, vittima del riscaldamento globale

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Saranno raccolti dati riguardo gli effetti sul ghiacciaio

Il riscaldamento globale non risparmia nessuno, ma le prime vittime di questo fenomeno sono sicuramente i ghiacciai. Infatti la loro condizione attuale rende evidente la rapidità dei mutamenti climatici, a livello locale e globale. L’aumento delle temperature sta determinando la perdita di massa per fusione a bassa quota. Invece la progressiva diminuzione delle precipitazioni e il minor accumulo di neve hanno effetti negativi sui settori superiori. In Italia questo fenomeno si manifesta soprattutto sulle Alpi.

La maggior parte dei più di novecento corpi glaciali alpini italiani si trova in Val d’Aosta e in Lombardia. Quest’ultima ospita, in condivisione con il Trentino-Alto Adige, il più vasto complesso glaciale delle Alpi italiane, il ghiacciaio dell’Adamello. Anche questo è enormemente esposto alle insidie del cambiamento climatico. Hanno determinato il ritiro, la frammentazione, l’annerimento e il collasso delle zone frontali, il quale ha causato fessure e crepacci.

Negli ultimi anni la lingua di ghiaccio si è ritratta di circa duemila metri, assottigliandosi considerevolmente. In particolare il ritiro frontale è misurato dalla Commissione Glaciologica SAT (Società degli Alpinisti Tridentini). Si registra un ritiro di dodici metri nel 2020 e ventitré metri nel 2021.

Data la gravità della situazione, proprio il ghiacciaio dell’Adamello è diventato il protagonista di varie iniziative. Queste mirano a ricostruire l’evoluzione climatica degli ecosistemi alpini negli ultimi secoli. È attesa, infatti, per il 27 aprile, la seconda fase del progetto CLIMADA. A distanza di un anno dalla prima spedizione, un team scientifico si recherà sul ghiacciaio dell’Adamello. Qui verificherà lo stato della fibra ottica installata per la raccolta dei dati, a duecentoventiquattro metri di profondità. Le informazioni che si ricaveranno saranno utili per analizzare lo stato del ghiacciaio e prevederne i futuri sviluppi.

Ghiacciaio dell’Adamello: progetti ADA 270 e CLIMADA

Il progetto CLIMADA di Fondazione Lombardia per l’Ambiente è sostenuto da Fondazione Cariplo. Si pone l’obiettivo di studiare i cambiamenti climatici sull’arco alpino, attraverso il monitoraggio dei ghiacciai.

Rappresenta la seconda fase di un’altra iniziativa, ADA 270. In questa occasione hanno preso parte, invece, la Regione Lombardia, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, la Comunità Montana della Valcamonica, l’Università Bicocca, il Politecnico di Milano e Land & Cogeo, in collaborazione con Edison, Valcamonica Servizi e Acqua Surgiva.

Questa prima parte del progetto ha realizzato, nell’aprile 2021, la perforazione del ghiacciaio dell’Adamello e l’estrazione di una carota di ghiaccio di duecentoventicinque metri complessivi. Al suo posto sono stati successivamente inseriti quattro cavi in fibra ottica sulla verticale del foro di perforazione. Il fine è raccogliere i dati, che saranno utili per la seconda fase.

Lo studio degli effetti del cambiamento climatico

Grazie a una serie di strumenti di perforazione e conservazione del ghiaccio, da un foro di dieci centimetri di diametro sono stati effettuati dei prelievi di ghiaccio, prevalentemente di notte, per avere la temperatura ideale intorno a -24 °C.

Le “carote di ghiaccio” ottenute, cioè i campioni a forma cilindrica provenienti dal ghiacciaio, consentiranno di ricostruire gli ultimi secoli della storia climatica e ambientale dell’area. Invece le fibre ottiche, installate successivamente, permetteranno di rivelare il profilo verticale della temperatura del ghiacciaio e gli allungamenti e le deformazioni lungo il foro di perforazione.

«L’obiettivo del progetto è rilevare gli effetti del cambiamento climatico e delle sue conseguenze su territorio, ambiente e disponibilità idrica attuale e futura – ha spiegato il direttore di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, Fabrizio Piccarolo -. La ricerca vuole spostare l’attenzione dello studio sui ghiacciai da una prospettiva esclusivamente climatica a una ambientale. Mira quindi a estrarre tutte le preziose informazioni, comprese quelle biologiche, geologiche e chimiche, presenti nel più profondo archivio d’Italia (il ghiacciaio)».

In questo modo sarà possibile identificare le specifiche caratteristiche di tutti i fenomeni connessi al cambiamento climatico delle aree alpine, come lo scioglimento del permafrost e l’intensificarsi degli eventi di dissesto.

Gli ultimi risultati del progetto CLIMADA

Mentre il ghiaccio estratto precedentemente è custodito presso l’EuroCOLD Lab di Milano-Bicocca, è proseguita la raccolta di dati provenienti dalla fibra ottica installata lungo la verticale di estrazione del ghiaccio.

«Le misure effettuate nel progetto ClimADA potranno ridurre le incertezze delle nostre stime– chiarisce Roberto Ranzi, professore di Costruzioni idrauliche e di Monitoraggio e sistemazione dei bacini idrografici – e gettare maggior luce sugli impatti del riscaldamento globale sulla criosfera e il regime dei deflussi nei bacini alpini glacializzati».

Questo sistema di monitoraggio non è mai stato applicato a un ghiacciaio alpino prima d’ora, come spiega il professor del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, Mario Martinelli. I dati ricavati saranno utili a geologi e glaciologi per prevedere la futura evoluzione del più grande e profondo ghiacciaio d’Italia.

«Investire sullo studio dei cambiamenti climatici significa investire sul futuro del nostro ecosistema – spiega Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo – ma anche su tutti gli aspetti ad esso collegati: vivibilità dei territori, salute delle persone, economia locale».

Contemporaneamente proseguiranno le analisi sui campioni prelevati. Secondo il Valter Maggi, responsabile dell’EuroCOLD Lab, saranno campionate sezioni di ghiaccio al fine di misurare gli isotopi stabili, necessari per ricostruire gli eventi climatici e ambientali del complesso glaciale di quattro periodi specifici:

  • 1000 anni dal presente;
  • pre-industriale;
  • Prima Guerra Mondiale, che rappresenta un modo per valutare l’impatto delle situazioni belliche nelle aree montane;
  • industriale.

In più saranno effettuate le misure delle polveri fini atmosferiche, dei pollini, dei macroresti vegetali e dei black carbons di origine antropica.

«Se tutti comprendiamo l’importanza dell’interconnessione tra l’uomo e le condizioni climatiche -dichiara Oliviero Valzelli, Presidente del Consorzio Servizi Valle Camonica – le giuste azioni sono più fattibili, perché ricche di significato».

Spedizione sul Ghiacciaio dell’Adamello per studiare il cambiamento climatico sull’arco alpino

Numero verde ONA

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