RESPIRARE POTREBBE ESSERE IL VERO CUORE DELLO YOGA. UNA NUOVA RICERCA CONDOTTA DAL NIMHANS IN INDIA, IN COLLABORAZIONE CON L’HARVARD MEDICAL SCHOOL (USA) E UNIVERSITÀ DI NOTTINGHAM (UK) SUGGERISCE CHE GIÀ DOPO POCHI MINUTI DI RESPIRAZIONE YOGICA IL CERVELLO MODIFICA LA PROPRIA ATTIVITÀ, MENTRE LA PRATICA COSTANTE È ASSOCIATA A UN INVECCHIAMENTO CEREBRALE PIÙ LENTO. GLI STUDI RIPORTANO L’ATTENZIONE SU UN ASPETTO SPESSO TRASCURATO: IL RESPIRO COME STRUMENTO DI PREVENZIONE E BENESSERE
Respirare meglio può aiutare il cervello? Una ricerca di Harvard punta i riflettori sulla respirazione yogica
Per molti lo yoga coincide ancora con posture, esercizi di equilibrio e flessibilità. Eppure il beneficio più importante potrebbe trovarsi altrove, in quella parte della pratica che spesso passa inosservata: il controllo del respiro.
È quanto suggeriscono nuove ricerche diffuse in occasione della Giornata Internazionale dello Yoga, dedicata quest’anno al tema dell’invecchiamento in salute.
Secondo gli studiosi, alcune semplici tecniche di respirazione yogica sarebbero in grado di modificare l’attività cerebrale già dopo pochi minuti, aprendo prospettive interessanti non solo per la gestione dello stress, ma anche per la salute del cervello lungo tutto l’arco della vita.
Un tema particolarmente rilevante per l’Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo e chiamato ad affrontare le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie neurodegenerative fino ai disturbi legati all’ansia e alla depressione.
Cosa ha scoperto lo studio condotto con Harvard?
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Mindfulness, è stata condotta da un gruppo internazionale composto da ricercatori della Harvard Medical School (USA), dell’Università di Nottingham (UK) e del National Institute of Mental Health and Neurosciences (NIMHANS) in India.
I ricercatori hanno monitorato l’attività cerebrale di centotré persone durante una semplice pratica di osservazione del respiro sviluppata dallo yogi indiano Sadhguru.
I risultati hanno mostrato che le modificazioni dell’attività neuronale iniziano già dopo due o tre minuti dall’inizio dell’esercizio, raggiungendo il massimo dopo circa sette minuti di pratica.
Un dato particolarmente interessante riguarda il fatto che gli effetti siano stati osservati anche in persone che non avevano mai praticato meditazione o yoga.
Secondo i ricercatori, questo risultato mette in discussione una convinzione molto diffusa, cioè che i benefici della meditazione siano riservati soltanto a praticanti esperti o a chi dedica molto tempo alla disciplina. Al contrario, anche una pratica breve e accessibile potrebbe produrre cambiamenti misurabili nel funzionamento del cervello.
Lo yoga può rallentare l’invecchiamento del cervello?
Alle nuove evidenze si aggiungono altri studi già condotti dall’Università di Harvard che hanno osservato un dato particolarmente significativo: il cervello delle persone che praticano yoga da molti anni appare mediamente più “giovane” di circa sei anni rispetto alla loro età anagrafica.
Naturalmente non significa che lo yoga rappresenti una cura contro l’invecchiamento o contro le malattie neurodegenerative. Si tratta di studi osservazionali che evidenziano un’associazione tra la pratica costante e una migliore conservazione di alcune caratteristiche strutturali e funzionali del cervello.
Tuttavia, insieme con altre ricerche sulla meditazione e sulla respirazione consapevole, questi risultati rafforzano l’ipotesi che tecniche di questo tipo possano contribuire a preservare nel tempo attenzione, memoria e capacità cognitive.
Secondo il professor Balachundhar Subramaniam, neuroscienziato e docente di Anestesiologia alla Harvard Medical School, lo yoga non riguarda soltanto le posture ma anche il modo in cui si respira. Alcune pratiche, spiega il ricercatore, potrebbero apportare benefici al cervello e alla salute mentale già con sette minuti di esercizio quotidiano.
Perché il respiro ha effetti sul cervello?
La respirazione rappresenta uno dei pochi processi fisiologici che possono essere sia automatici sia volontariamente controllati. Questa caratteristica permette di influenzare direttamente alcuni circuiti nervosi coinvolti nella regolazione dello stress.
Le tecniche di respirazione lenta e controllata attivano prevalentemente il sistema nervoso parasimpatico, responsabile delle funzioni di rilassamento e recupero dell’organismo.
La frequenza cardiaca tende a diminuire, si riduce la produzione di ormoni dello stress come il cortisolo e aumenta la variabilità della frequenza cardiaca, parametro considerato indicatore di una buona capacità dell’organismo di adattarsi agli stimoli esterni.
Negli ultimi anni numerosi studi neuroscientifici hanno inoltre dimostrato che il ritmo della respirazione influenza direttamente l’attività di aree cerebrali coinvolte nella memoria, nell’attenzione, nella regolazione delle emozioni e nella percezione del dolore.
Perché questi risultati sono particolarmente importanti per l’Italia?
L’Italia è uno dei Paesi con la popolazione più anziana del pianeta e il progressivo aumento dell’aspettativa di vita rende sempre più urgente promuovere strategie efficaci di prevenzione.
Secondo i dati richiamati dai ricercatori, oltre 1,4 milioni di italiani convivono con una forma di demenza. Mentre ansia e depressione rappresentano condizioni sempre più diffuse, con costi sociali ed economici molto elevati.
In questo contesto, strumenti semplici, accessibili e privi di effetti collaterali come le pratiche di respirazione possono diventare un complemento utile. Insieme con i tradizionali percorsi di prevenzione e naturalmente senza sostituire cure mediche o trattamenti specialistici quando necessari.
Lo yoga oggi va oltre l’esercizio fisico
La Giornata Internazionale dello Yoga testimonia come questa disciplina venga ormai considerata molto più di una semplice attività motoria.
Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha progressivamente approfondito gli effetti della meditazione, della respirazione e delle pratiche contemplative sul benessere psicofisico.
Lo yoga viene sempre più interpretato come un insieme di strumenti che aiutano a migliorare la qualità della vita. Favoriscono una maggiore consapevolezza del proprio corpo, della mente e della relazione con l’ambiente circostante.

In occasione della ricorrenza è stata inoltre resa disponibile anche in italiano l’app gratuita Miracle of Mind. Sviluppata dalla Fondazione Isha è basata proprio sulla tecnica di respirazione analizzata nello studio. L’app propone una meditazione guidata della durata di sette minuti, pensata per rendere queste pratiche accessibili anche ai principianti.
Qual è il legame tra respirazione, ambiente e salute?
Respirare è l’atto più naturale che compiamo, ma è anche uno dei più strettamente collegati alla qualità dell’ambiente in cui viviamo. L’inquinamento atmosferico, l’aumento delle temperature, gli incendi boschivi e la crescente concentrazione di pollini legata ai cambiamenti climatici incidono direttamente sulla salute respiratoria e, di conseguenza, sul benessere generale.
Le pratiche di respirazione consapevole non possono eliminare questi problemi ma ricordano quanto la salute individuale dipenda da quella degli ecosistemi.
Un’aria più pulita, città ricche di verde, ambienti naturali ben conservati e politiche efficaci di contrasto all’inquinamento rappresentano infatti il presupposto indispensabile affinché il respiro possa continuare a essere uno dei principali alleati della salute umana.
In questa prospettiva, la ricerca scientifica conferma ancora una volta il principio della One Health. Il benessere delle persone, quello dell’ambiente e quello degli ecosistemi sono profondamente interconnessi e non possono essere considerati separatamente.




