mercoledì, Gennaio 21, 2026

Quando i fiumi smettono di scorrere: la nuova geografia delle acque

Ultime News

I FIUMI SONO SPESSO PERCEPITI COME ELEMENTI STABILI DEL PAESAGGIO, MA LA RICERCA SCIENTIFICA RACCONTA UNA REALTÀ MOLTO DIVERSA. COMPRENDERE LA LORO NATURA DINAMICA È ESSENZIALE PER PROTEGGERE LE RISORSE IDRICHE, LA BIODIVERSITÀ E I SERVIZI ECOSISTEMICI, SOPRATTUTTO IN UN CONTESTO DI CAMBIAMENTO CLIMATICO GLOBALE

I fiumi come sistemi viventi

I fiumi non sono semplici linee blu tracciate sulle mappe ma sistemi viventi che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta alle variazioni climatiche e idrologiche. Questa naturale dinamicità genera un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici: in altre parole, i fiumi possono smettere di scorrere, anche solo temporaneamente.

La diffusione globale dei corsi d’acqua non perenni e le aree umide

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Water da un team di ricercatori dell’Università di Padova dimostra che i corsi d’acqua non perenni non sono un’eccezione, ma rappresentano la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta. Analizzando dati globali e osservazioni sul campo, i ricercatori stimano che quasi l’80% dei corsi d’acqua della Terra interrompa il flusso almeno un giorno all’anno.

Anche in regioni considerate climaticamente umide, come il Veneto, oltre la metà della rete idrografica è costituita da tratti non perenni. Questo dato evidenzia come l’intermittenza non sia un fenomeno limitato alle zone aride, ma una caratteristica strutturale dei sistemi fluviali.

L’estensione reale delle reti fluviali mondiali

La ricerca mostra inoltre che le reti fluviali globali sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato. Considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva è stimata tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa vasta rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – sono costituiti da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.

Il ruolo dei piccoli corsi d’acqua

Gianluca Botter, corresponding author dello studio e docente al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova.

«Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua, estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali», spiega Gianluca Botter, corresponding author dello studio e docente al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova. «Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando tracce evidenti anche nei grandi bacini idrografici».

I risultati dello studio mettono in discussione l’idea, ancora molto diffusa, di un dominio fluviale sempre uguale a sé stesso dalle sorgenti alla foce. Al contrario, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali.

Implicazioni ecologiche e gestionali

Questa dinamica ha conseguenze dirette sulla qualità dell’acqua, sui cicli biogeochimici, sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici forniti sia dai grandi fiumi sia dai piccoli torrenti. Riconoscere e integrare questa variabilità nelle politiche di tutela dei corsi d’acqua rappresenta un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e per promuovere un uso realmente sostenibile delle risorse idriche.

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili