DIARIO DI BORDO DELLA SPEDIZIONE IN ANTARTIDE DI GIULIA BONETTI, PARTE TERZA. I PINGUINI ANTARTICI INCARNANO L’EQUILIBRIO FRAGILE DEL CONTINENTE PIÙ ESTREMO. OSSERVARLI SIGNIFICA LEGGERE, NEI LORO COMPORTAMENTI, I SEGNALI PROFONDI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN ATTO
I pinguini: le mascotte dell’Antartide
Come non parlare dei pinguini, vere mascotte dell’Antartide e tra gli organismi più emblematici di questo continente estremo. Durante la spedizione abbiamo osservato diverse specie, in particolare pinguini Gentoo (Pygoscelis papua), Adélie (Pygoscelis adeliae) e Chinstrap (Pygoscelis antarcticus), tutte accomunate da un’apparente tranquillità nei confronti della presenza umana.
In Antartide, infatti, i pinguini non hanno predatori terrestri e questo ha modellato un comportamento poco timoroso, almeno verso specie che non riconoscono come minaccia diretta.
“Autostrade” scavate nel ghiaccio e nella neve
Questa “vibe” rilassata, quasi curiosa, è in realtà il risultato di un adattamento evolutivo a un ambiente unico. I pinguini vivono seguendo schemi estremamente precisi, scanditi dai cicli stagionali, dalla disponibilità di cibo e dalla necessità di riprodursi in finestre temporali molto ristrette.
Le colonie sono organizzate in modo efficiente: percorsi ben definiti, vere e proprie “autostrade” scavate nel ghiaccio e nella neve, collegano il mare ai nidi. Questi sentieri, creati dal passaggio continuo degli individui sempre negli stessi punti, rappresentano una soluzione energeticamente ottimale in un ambiente dove ogni spostamento ha un costo elevato.
Umani, “pinguini fuori scala”
Durante le attività a terra abbiamo adottato tutte le precauzioni previste dai protocolli ambientali del Trattato Antartico, mantenendo le distanze e rispettando rigorosamente i percorsi dei pinguini.
Questo approccio non è solo una regola etica, ma anche scientifica: interferire con le loro routine può compromettere il successo riproduttivo e alterare comportamenti fondamentali per la sopravvivenza della colonia.
Nonostante ciò, era evidente che, dal loro punto di vista, noi umani apparivamo come “pinguini fuori scala”, goffi e poco efficienti nei movimenti, incapaci di adattarci con la loro stessa naturalezza a ghiaccio e rocce.
Pinguini, specialisti del nuoto subacqueo
Osservarli da vicino è stata una lezione di semplicità ed efficienza biologica. Con apparente facilità, i pinguini emergono dall’acqua compiendo salti precisi per atterrare sulle rocce, oppure risalgono pendii ghiacciati utilizzando corpo e zampe in perfetta coordinazione. Queste abilità sono il risultato di adattamenti morfologici e fisiologici estremi: ossa dense per l’immersione, piumaggio altamente isolante, uno strato di grasso sottocutaneo e una muscolatura potente, che li rende veri specialisti del nuoto subacqueo.
Indicatori dello stato di salute dell’ecosistema antartico
Dal punto di vista scientifico, i pinguini rivestono un ruolo chiave come indicatori dello stato di salute dell’ecosistema antartico. Le loro popolazioni rispondono rapidamente ai cambiamenti nella disponibilità di krill e pesce, fortemente influenzata dal riscaldamento globale e dalla riduzione del ghiaccio marino.
Per questo motivo, durante la spedizione abbiamo contribuito a progetti di citizen science come i Seabird Surveys, che raccolgono dati sulla distribuzione, l’abbondanza e il comportamento degli uccelli marini, inclusi i pinguini. Queste informazioni sono fondamentali per monitorare l’impatto dei cambiamenti climatici su scala regionale e globale.
L’uomo responsabile del futuro dei pinguini
Iniziative educative come l’Antarctic Ambassador Expedition Challenge hanno inoltre rafforzato la consapevolezza del valore dei pinguini non solo come icone carismatiche, ma come elementi centrali di un ecosistema fragile e interconnesso.
Dietro l’apparente comicità dei loro movimenti si nasconde un equilibrio evolutivo complesso, oggi messo alla prova da rapide trasformazioni ambientali.
Osservarli in Antartide significa quindi non solo sorridere di fronte alla loro buffa eleganza, ma comprendere quanto la loro sopravvivenza sia legata alle scelte e alle responsabilità dell’umanità.
Giulia Bonetti
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