DIARIO DI BORDO DELLA SPEDIZIONE IN ANTARTIDE DI GIULIA BONETTI, PARTE QUARTA. DURANTE UNA SPEDIZIONE SCIENTIFICA IN ANTARTIDE, A NOVEMBRE 2025, L’OSSERVAZIONE DI UNA FOCA LEOPARDO CHE ALLATTA IL SUO CUCCIOLO HA OFFERTO DATI ECCEZIONALI SU COMPORTAMENTO MATERNO E CICLI VITALI, RARAMENTE DOCUMENTATI IN NATURA
La foca leopardo: un momento di intimità rara
Durante spedizioni scientifiche in Antartide può accadere che l’imprevedibilità dell’ambiente offra opportunità di osservazione eccezionali, impossibili da pianificare.
Nel nostro caso, il destino ci ha permesso di assistere a una scena di straordinaria rarità: una foca leopardo (Hydrurga leptonyx) intenta ad allattare il proprio cucciolo.
Si tratta di un evento di grande valore scientifico, poiché il ciclo riproduttivo e le prime fasi di vita di questa specie restano, ancora oggi, tra gli aspetti meno conosciuti dell’ecologia dei mammiferi marini antartici.
Rari gli avvistamenti di femmine con cuccioli
La foca leopardo è uno dei predatori apicali dell’Oceano Australe, nota per la sua dieta altamente opportunistica che include pinguini, altre foche, pesci e krill. Nonostante la sua fama di animale aggressivo ed efficiente nella predazione, il comportamento riproduttivo e materno è difficilissimo da osservare.
Questi animali conducono una vita prevalentemente solitaria, utilizzano il ghiaccio marino in modo dinamico e partoriscono in aree remote e instabili, rendendo rari gli avvistamenti di femmine con cuccioli.
Un evento che può capitare una sola volta nella vita
Quando il ghiaccio si è aperto davanti a noi rivelando la scena, la reazione a bordo è stata immediata e silenziosa. Gli scienziati presenti hanno raggiunto l’area senza produrre rumori o disturbi, consapevoli di trovarsi di fronte a un evento che, anche per chi dedica la propria carriera allo studio dell’Antartide, può capitare una sola volta nella vita. In quel momento, l’osservazione diretta ha assunto un valore scientifico pari, se non superiore, a molti dati raccolti strumentalmente.
Indicazioni preziose
Dal punto di vista comportamentale, la scena mostrava una femmina rilassata, distesa su un fianco, mentre il cucciolo si nutriva e interagiva con lei in modo giocoso. Questo tipo di osservazione fornisce indicazioni preziose sulla durata dell’allattamento, sul comportamento materno e sul grado di tolleranza alla presenza di potenziali disturbi esterni. Informazioni di questo tipo sono fondamentali per comprendere la strategia riproduttiva della specie e i fattori ambientali che ne influenzano il successo.
L’esperienza sul campo integra e arricchisce la conoscenza scientifica
L’osservazione si inserisce pienamente nel contesto scientifico dell’Antartide, continente regolato dal Trattato Antartico come area dedicata alla pace e alla ricerca internazionale. Durante la spedizione abbiamo partecipato a diversi progetti di citizen science, tra cui l’ORCA Marine Mammal Survey, volto a raccogliere dati sulla distribuzione e sul comportamento dei mammiferi marini.
Sebbene l’evento dell’allattamento non rientrasse in un protocollo standardizzato, esso rappresenta un esempio concreto di come l’esperienza sul campo possa integrare e arricchire la conoscenza scientifica.
In evidenza la complessità e la fragilità dei cicli vitali in questo ambiente estremo
Nel corso del viaggio sono state osservate anche altre specie di foche antartiche, come la foca di Weddell (Leptonychotes weddellii), la foca Crabeater (Lobodon carcinophaga) e l’elefante marino del sud (Mirounga leonina), ciascuna con adattamenti specifici a nicchie ecologiche differenti.
Tuttavia, l’incontro con la foca leopardo e il suo cucciolo ha messo in evidenza, più di ogni altro, la complessità e la fragilità dei cicli vitali in questo ambiente estremo.
Un momento di profonda emozione e di una potente lezione scientifica
Questo episodio ha rappresentato non solo un momento di profonda emozione, ma anche una potente lezione scientifica. Dietro l’immagine di uno dei predatori più temuti dell’Antartide si è rivelata una dimensione di cura e vulnerabilità, ricordandoci che la tutela di questi ecosistemi passa anche dalla protezione di eventi invisibili, rari e fondamentali per la sopravvivenza delle specie.
A cura di Giulia Bonetti
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