L’ECOLOGIA DI BORGES: A QUARANT’ANNI DALLA MORTE UN SAGGIO RILEGGE IL GRANDE SCRITTORE ARGENTINO ATTRAVERSO LA NATURA. IL NUOVO LIBRO DI DANILO SELVAGGI PROPONE UNA CHIAVE DI LETTURA ORIGINALE DELL’OPERA BORGESIANA, NELLA QUALE ALBERI, MEMORIA, BIODIVERSITÀ E RAPPORTO CON IL MONDO DIVENTANO STRUMENTI PER RIFLETTERE SULLA CRISI ECOLOGICA CONTEMPORANEA
Rileggere Borges oggi attraverso l’ecologia
A quarant’anni dalla scomparsa di Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, noto semplicemente come Jorge Luis Borges, avvenuta il 14 giugno 1986, uno dei più grandi scrittori del Novecento torna al centro del dibattito culturale da una prospettiva del tutto inedita.
Non quella della filosofia, della metafisica o dei labirinti letterari che hanno reso celebre la sua opera, ma quella della cultura ecologica, oggi sempre più centrale nel comprendere il rapporto tra essere umano e pianeta.
È questa la proposta di “Una stanza nel mondo. Borges, Ireneo Funes e la vertigine della natura”, il nuovo saggio di Danilo Selvaggi, pubblicato da Pandion Edizioni.
Ambientalista, scrittore e direttore generale della Lipu – BirdLife Italia, Selvaggi costruisce un percorso che intreccia letteratura, ecologia, filosofia e storia culturale, mostrando come molte delle grandi domande ambientali del nostro tempo fossero già presenti, almeno in forma intuitiva e simbolica, nell’universo narrativo dello scrittore argentino.

Il risultato è un libro che non si limita a reinterpretare Borges, ma invita a guardare con occhi nuovi il rapporto tra cultura e natura, suggerendo come la letteratura possa diventare uno strumento prezioso per comprendere la crisi ecologica contemporanea.
Chi è Ireneo Funes e perché diventa il simbolo di una nuova ecologia?
Il cuore del volume è rappresentato da uno dei racconti più celebri di Borges, “Funes o della memoria”, pubblicato nella raccolta “Finzioni”.
Il protagonista, Ireneo Funes, è un giovane uruguaiano che, dopo un grave incidente, perde l’uso delle gambe ma acquisisce una memoria assoluta e una capacità percettiva fuori dal comune. Ogni dettaglio della realtà, ogni foglia, ogni nuvola, ogni variazione della luce viene registrata dalla sua mente senza possibilità di essere dimenticata.
Tradizionalmente questo racconto è stato interpretato come la storia di una condizione patologica, nella quale l’impossibilità di dimenticare impedisce il pensiero astratto e rende impossibile vivere normalmente.
Danilo Selvaggi propone invece una lettura completamente diversa. La memoria assoluta di Funes diventa la metafora di un’immersione totale nel mondo naturale, di una sensibilità capace di cogliere l’unicità irripetibile di ogni essere vivente.
La sua stanza, nella quale è costretto dalla paralisi, si trasforma così in un osservatorio privilegiato sulla natura, uno spazio in cui l’uomo riscopre di appartenere pienamente al mondo invece di considerarsene separato.
Che cosa significa guardare la natura con gli occhi di Borges?
La riflessione di Selvaggi si inserisce in uno dei cambiamenti più profondi della cultura ambientale contemporanea.
Negli ultimi decenni l’ecologia ha progressivamente superato una visione esclusivamente scientifica per diventare anche una disciplina culturale, filosofica e persino narrativa.
Comprendere il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità o l’Antropocene non significa infatti soltanto analizzare dati e statistiche, ma anche ripensare il modo in cui gli esseri umani percepiscono il proprio posto nel mondo.
In questa prospettiva Borges assume un ruolo sorprendentemente attuale. I suoi racconti, popolati da biblioteche infinite, libri impossibili, universi che si moltiplicano e tempi che si sovrappongono, diventano strumenti per riflettere sulla complessità della natura, sulla nostra difficoltà di comprenderla e sul senso di vertigine che nasce quando ci si confronta con la sua infinita ricchezza.
L’ecologia proposta dal libro non coincide quindi soltanto con la tutela dell’ambiente ma con una diversa modalità di abitare il pianeta, fondata sull’attenzione, sull’ascolto e sulla capacità di riconoscere il valore di ciò che ci circonda.
Quali racconti di Borges assumono un nuovo significato?
Attraverso la figura di Funes, il saggio rilegge alcuni dei testi più famosi dello scrittore argentino.
“La biblioteca di Babele” diventa una riflessione sull’immensità dei sistemi naturali e sulla difficoltà dell’uomo di orientarsi nella loro complessità. “L’Aleph”, il punto dello spazio che contiene simultaneamente tutto l’universo, richiama invece l’interconnessione che caratterizza gli ecosistemi e la consapevolezza che ogni elemento della natura è legato agli altri da relazioni invisibili ma fondamentali.
Anche racconti come “L’immortale” o “Il Libro di sabbia” vengono reinterpretati alla luce delle grandi questioni ambientali contemporanee, offrendo nuovi strumenti per affrontare temi come il limite, il tempo profondo della natura e il rapporto tra umanità e pianeta.
Secondo Selvaggi, Borges anticipa così alcune delle riflessioni oggi al centro del dibattito sull’Antropocene, l’epoca geologica nella quale l’attività umana è diventata una delle principali forze di trasformazione della Terra.
Che cosa sono le eco-emozioni e perché il libro ne parla?
Uno degli aspetti più originali del volume riguarda il collegamento con le cosiddette eco-emozioni, un tema sempre più studiato dalla psicologia ambientale.
Termini come ecoansia, eco-lutto, solastalgia o speranza ecologica descrivono gli stati emotivi che accompagnano la crescente consapevolezza della crisi climatica e della perdita di biodiversità.
Si tratta di sentimenti che riguardano soprattutto le nuove generazioni e che stanno modificando profondamente il modo di vivere il rapporto con la natura.
Attraverso Borges e la figura di Funes, Selvaggi propone una risposta diversa rispetto al semplice allarme ambientale. La meraviglia, l’attenzione verso il dettaglio, la capacità di osservare il mondo nella sua irripetibile varietà diventano strumenti culturali per trasformare l’angoscia in partecipazione e responsabilità.
In questo senso la letteratura non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un modo per comprenderla più profondamente.
Danilo Selvaggi: tra ambientalismo e cultura
L’autore del saggio è una delle figure più autorevoli del panorama ambientalista italiano.
Danilo Selvaggi è direttore generale della Lipu – BirdLife Italia e da anni si occupa di cultura ecologica, politiche ambientali e biodiversità. Fa parte del Comitato nazionale per il Capitale Naturale, del Consiglio generale della Fondazione Roffredo Caetani e del Comitato scientifico dei Quaderni della Decrescita.
Negli ultimi anni ha sviluppato un percorso di ricerca che unisce divulgazione scientifica e riflessione culturale. Il suo precedente libro, Rachel dei Pettirossi. Rachel Carson, Primavera silenziosa e un nuovo inizio per la cultura ecologica, dedicato alla biologa americana considerata la madre dell’ambientalismo moderno, ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali, tra cui il Green Book 2023 e il Premio Demetra per la letteratura ambientale.
Con “Una stanza nel mondo” questo percorso si amplia, mettendo in dialogo due universi apparentemente lontani: l’opera di Borges e l’ecologia contemporanea.
Un’edizione speciale ispirata alle foglie di Funes
Il progetto editoriale è accompagnato da una particolare edizione limitata composta da 99 copie numerate.
Ciascun volume contiene un’opera originale dell’artista Gian Mario Conti: una piccola foglia dipinta a mano, diversa in ogni copia per forma, colore e tecnica. Un omaggio al racconto di Borges e alle infinite foglie osservate e ricordate da Ireneo Funes dalla finestra della sua stanza.
L’iniziativa trasforma ogni volume in un pezzo unico e richiama uno dei messaggi più significativi del libro: la biodiversità non è un concetto astratto, ma la straordinaria irripetibilità di ogni elemento del mondo vivente.
Letteratura e ambiente possono aiutarci a leggere il presente?
Il libro di Danilo Selvaggi dimostra come la crisi ecologica non sia soltanto una questione di emissioni, energia o cambiamenti climatici, ma anche un tema profondamente culturale.
Ripensare il rapporto tra uomo e natura significa infatti interrogarsi sul modo in cui osserviamo il mondo, sulle parole che utilizziamo per raccontarlo e sulle storie che scegliamo di tramandare.
Rileggere Borges attraverso l’ecologia significa allora scoprire che la letteratura può ancora offrire strumenti preziosi per affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo.
In un’epoca segnata dalla perdita di biodiversità, dal cambiamento climatico e dall’Antropocene, la capacità di meravigliarsi davanti a una singola foglia, come accade a Ireneo Funes, può diventare un gesto profondamente politico oltre che culturale.
Perché, come suggerisce il saggio, imparare nuovamente a osservare la natura è forse il primo passo necessario per imparare davvero a proteggerla.





