mercoledì, Agosto 10, 2022

Energia: riaprire le centrali a carbone non è la soluzione

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GREENPEACE ITALIA, LEGAMBIENTE E WWF ITALIA: “L’ALTERNATIVA VERA SONO LE FONTI RINNOVABILI E L’EFFICIENZA ENERGETICA, E NON IL CARBONE. BISOGNA AGIRE IN MODO STRATEGICO

Di fronte all’aumento dei prezzi del gas, alla guerra e ai possibili problemi di approvvigionamento, occorre reagire in modo strutturale e con soluzioni concrete.

Si rischia, altrimenti, di non risolvere i problemi, ma di continuare a subirli per anni e anni. È questo l’appello lanciato da Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, che recentemente ha parlato della possibilità di riaprire in Italia le centrali a carbone.

Una soluzione questa che, nelle intenzioni di Draghi, dovrebbe compensare l’eventuale calo delle importazioni di gas dalla Russia.

«Le soluzioni vere e strutturali – ribadiscono Greenpeace Italia, Legambiente e WWFItalia – sono evidenti e già alla nostra portata: energie rinnovabili, accumuli, pompaggi, reti, risparmio e l’efficienza energetica, un mix formidabile. È di tutta evidenza che in tempi di carenza di energia, il primo passo è usare l’energia al meglio e risparmiarla: questo però deve diventare non un atteggiamento momentaneo, ma una priorità permanente».

Le fonti alternative

Secondo le tre associazioni, dal lato delle fonti alternative, se gli operatori energetici si dichiarano in grado di installare 60 GW di rinnovabili in tre anni, a patto che si velocizzino al massimo le pratiche autorizzative, «sarebbe davvero assurdo che dal Governo non si cogliesse la palla al balzo e non si mettesse su una task force per individuare le modalità e aiutare la pubblica amministrazione a dare risposte alle richieste pendenti. Questa dovrebbe essere la priorità assoluta, con l’obiettivo di approvvigionarci interamente da fonti rinnovabili entro il 2035: si può fare, è un obiettivo che altri Paesi si sono già posti. È la vera e l’unica garanzia di indipendenza energetica perché non dipendente da combustibili importati, ancorché fossili».

Gas nazionale, una falsa soluzione

La retorica inutile e dannosa che vuole il via allo sfruttamento intensivo e massiccio delle estrazioni di gas sul nostro territorio e nei nostri mari, non è una soluzione. Come dimostrato in una nota tecnica del WWF sul Gas Nazionale, anche volendo sommare tutte le riserve nazionali, incluse quelle difficilmente estraibili a causa di costi economici ed energetici poco sostenibili, l’Italia avrebbe al massimo riserve di gas per 111,588 miliardi di m3.

Sebbene il nostro Paese consumi circa 75-76 miliardi di m3 /anno, anche sfruttando tutte le riserve, queste sarebbero in grado di coprire appena un anno e mezzo della domanda di gas nazionale.

Un tema, quello della insensata corsa al gas, sviluppato anche in questo report di Legambiente. Inoltre, il gas nazionale non sarebbe per forza destinato al mercato nazionale e non farebbe alcuna differenza dal lato dei prezzi, a meno che non si voglia nazionalizzarlo. Una accelerazione spinta sulle rinnovabili avrebbe anche effetti occupazionali positivi, come dimostrato dallo scenario commissionato da Greenpeace Italia.

Riapertura delle centrali a carbone, una soluzione inammissibile

L’Italia deve rispettare l’impegno di chiudere tutte le centrali a gas entro il 2025: «Le centrali a carbone – evidenziano le tre associazioni – vanno chiuse senza se e senza ma, i tentativi dei soliti noti che cercano di riportare in auge persino il peggior combustibile fossile, un vero e proprio killer non solo del clima, ma anche della salute umana e delle attività economiche, si scontra con la sofferenza decennale degli abitanti dei territori su cui le centrali insistono. Tutti gli amministratori, indipendentemente dal colore politico, vogliono che queste centrali si chiudano e vanno chiuse».

L’aumento delle infrastrutture per il gas, una soluzione facile, ma sbagliata

Incrementare le infrastrutture sarebbe uno spreco di risorse, mentre la decarbonizzazione va invece accelerata.

Ma non è solo una questione ambientale, fanno notare Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.

«Attualmente abbiamo infrastrutture sovradimensionate, oggi i rigassificatori che abbiamo li paghiamo in bolletta perché sono sottoutilizzati. Il MITE (ministero della Transizione ecologica) dovrebbe informarsi e usare al meglio le strutture esistenti prima di parlare di nuovi rigassificatori che saranno disponibili, a essere super-ottimisti, tra 5 anni. Noi oggi dobbiamo minimizzare le infrastrutture che rischiano di immobilizzare i soldi da destinare invece alla transizione energetica».

Bisogna, quindi imboccare la strada del futuro, abbandonando le vecchie pratiche. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia, di fronte alla grave crisi internazionale attuale e alla gravissima crisi climatica che rischia di diventare ingestibile con l’aumento della temperatura, ricordano che siamo a un bivio e che tornare indietro potrebbe costituire un grosso problema per il pianeta.

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