LA RIFORMA DELLA CACCIA APPRODA AL SENATO TRA FORTI CONTESTAZIONI. ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E ANIMALISTE SCENDONO IN PIAZZA PER CHIEDERE MAGGIORI TUTELE PER FAUNA, BIODIVERSITÀ E AREE PROTETTE
Disegno di legge sulla caccia, al Senato il giorno decisivo: associazioni in piazza contro la riforma
Oggi le votazioni a Palazzo Madama
Oggi, martedì 23 giugno 2026, il Senato è chiamato a votare il controverso disegno di legge sulla caccia: ddl 1552 “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatori”, promosso dal ministro Francesco Lollobrigida.
Secondo le principali associazioni ambientaliste e animaliste, il provvedimento potrebbe modificare profondamente la legge 157/92 attualmente in vigore e, quindi, l’attuale sistema di tutela della fauna selvatica e delle aree naturali protette.
Le organizzazioni denunciano che la riforma prevede una riduzione delle aree protette, un ampliamento delle specie cacciabili e un’estensione dei periodi consentiti per l’attività venatoria. Inoltre, contestano la reintroduzione della cattura degli uccelli migratori da utilizzare come richiami vivi e temono un indebolimento degli strumenti di contrasto al bracconaggio.
Le associazioni lanciano l’appello alla mobilitazione
Per contrastare il provvedimento, le associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF hanno promosso una mobilitazione pubblica. L’obiettivo è inviare un segnale forte alle istituzioni e all’opinione pubblica contro quella che definiscono come una delle più gravi minacce agli animali selvatici, alla biodiversità e ai principi sanciti dalla Costituzione italiana.
Secondo le organizzazioni, il disegno di legge rappresenta un attacco diretto al patrimonio naturale del Paese e rischia di compromettere anni di politiche orientate alla conservazione delle specie e degli ecosistemi.
Lo speaker’s corner davanti al Pantheon
In concomitanza con la discussione parlamentare, le associazioni hanno organizzato un’iniziativa pubblica in Piazza della Rotonda, davanti al Pantheon di Roma. Qui è stato allestito uno speaker’s corner aperto ai cittadini.
Durante la giornata, in molti sono intervenuti per esprimere il proprio dissenso e condividere riflessioni sul disegno di legge. Per gli organizzatori, il provvedimento risponderebbe principalmente agli interessi del mondo venatorio, a discapito della tutela ambientale e della fauna selvatica.
Due visioni opposte sul futuro della natura
Mentre all’interno di Palazzo Madama prosegue il confronto politico sul testo, all’esterno si svolge la protesta di associazioni ambientaliste, animaliste, scientifiche ed escursionistiche. Due realtà che oggi si confrontano simbolicamente, ma che indicano prospettive molto diverse sul futuro della gestione della fauna selvatica, è scritto nella nota della LIPU.
Da una parte c’è l’esame parlamentare della riforma. Dall’altra, una mobilitazione che richiama l’attenzione sulla necessità di rispettare i principi costituzionali, le normative europee e le indicazioni della comunità scientifica in materia di biodiversità.
Le critiche al contenuto della riforma
Le associazioni sostengono che il disegno di legge non affronti le questioni più urgenti legate alla gestione della fauna. In particolare, ritengono insufficienti gli interventi sui controlli, sulla prevenzione degli illeciti e sull’utilizzo di criteri scientifici per la conservazione delle specie.
Al contrario, secondo gli organizzatori della protesta, il testo amplierebbe gli spazi destinati all’attività venatoria e ridurrebbe in modo significativo le tutele esistenti. In alcuni casi, affermano, le garanzie oggi previste verrebbero addirittura cancellate.
Il richiamo agli obblighi europei
Le organizzazioni evidenziano inoltre una possibile incompatibilità della riforma con gli impegni assunti dall’Italia in sede europea. A loro giudizio, il provvedimento si allontana dal principio di tutela dell’ambiente e della biodiversità, ormai riconosciuto anche dalla Costituzione nell’interesse delle generazioni presenti e future.
Le associazioni ricordano inoltre che il testo avrebbe già ricevuto valutazioni critiche da parte della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa, elementi che alimentano ulteriormente le preoccupazioni sul suo impatto.
Le Direttive europee
Le Direttive europee Uccelli e Habitat rappresentano i principali strumenti dell’Unione Europea per la protezione della biodiversità e degli ecosistemi naturali.
Già il 7 febbraio 2024 la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, inviando una lettera di costituzione in mora. Bruxelles contesta alcune norme nazionali ritenute incompatibili con la legislazione comunitaria sulla tutela della fauna selvatica.
Secondo la Commissione, tali disposizioni attribuiscono alle Regioni la facoltà di autorizzare la cattura o l’abbattimento di specie selvatiche anche in zone dove l’attività venatoria è vietata. Inoltre, le stesse norme consentirebbero alle Regioni di stabilire i periodi in cui la caccia può essere esercitata, in contrasto con le prescrizioni previste dalle direttive europee.
L’articolo 9 della Costituzione
Sul tema è intervenuta anche la Corte Costituzionale, che ha più volte affermato come la tutela dell’ambiente costituisca un valore fondamentale garantito dalla Costituzione. La Consulta ha chiarito che la protezione degli animali e dell’ambiente rientra nella competenza dello Stato, ponendo limiti all’autonomia legislativa delle Regioni.
In particolare, il terzo comma dell’articolo 9 della Costituzione stabilisce che spetta alla legge statale definire modalità e strumenti di tutela degli animali, riconoscendo così un ruolo centrale allo Stato nella salvaguardia del patrimonio naturale.
La richiesta al Parlamento
Secondo i promotori della manifestazione, la mobilitazione odierna rappresenta la voce di una parte significativa della società civile che chiede maggiore responsabilità nella gestione del patrimonio naturale.
Le associazioni sollecitano quindi il Parlamento a interrompere l’iter del provvedimento sulla caccia e ad avviare un confronto pubblico fondato su basi scientifiche, giuridiche e tecniche solide. La richiesta è quella di rafforzare le tutele per fauna e biodiversità attraverso strumenti basati sulla pianificazione, sulla legalità e sulle evidenze scientifiche.
Mentre il Senato si appresta a decidere sul futuro della normativa venatoria, dalla piazza arriva un messaggio che le organizzazioni definiscono inequivocabile: la tutela della fauna selvatica e della natura non può essere oggetto di compromessi.
Aggiornamento delle ore 20:00
Il disegno di legge sulla caccia n. 1552, noto come “ddl Malan” e sostenuto dal ministro Francesco Lollobrigida, ha ottenuto l’approvazione del Senato grazie ai voti della maggioranza di centrodestra. Il provvedimento è passato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni.
L’esito della votazione è arrivato al termine di un acceso confronto politico e istituzionale. L’Aula ha infatti dato il via libera al testo nonostante le osservazioni e le preoccupazioni espresse da organismi europei.
Come scritto sopra, nei mesi precedenti, sia la Commissione Europea sia il Consiglio d’Europa avevano richiamato l’attenzione dell’Italia sugli aspetti del provvedimento ritenuti potenzialmente critici sotto il profilo della tutela della biodiversità e della conformità alle normative comunitarie.
Nonostante tali rilievi, la maggioranza parlamentare ha confermato il proprio sostegno alla riforma, consentendo al disegno di legge di superare il passaggio al Senato e di proseguire il suo iter legislativo.
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