Caldo estremo in Europa, oltre 50mila morti nell’estate 2026: Italia il Paese più colpito

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IL CALDO ESTREMO NELL’ESTATE 2026 AVREBBE CAUSATO OLTRE 50MILA DECESSI NELLE AREE URBANE EUROPEE, SECONDO LE STIME DI DUE STUDI CONDOTTI DA RICERCATORI DELL’IMPERIAL COLLEGE LONDON E DELLA LONDON SCHOOL OF HYGIENE & TROPICAL MEDICINE. CIRCA DUE TERZI DELLE MORTI SAREBBERO ATTRIBUIBILI AL RISCALDAMENTO GLOBALE PROVOCATO DALLE ATTIVITÀ UMANE. L’ITALIA RISULTA IL PAESE PIÙ COLPITO, CON 13.300 DECESSI STIMATI: MILANO NE CONTA 2.467, ROMA 2.253 E NAPOLI 1.845.

L’estate 2026 potrebbe essere ricordata come la più letale per il caldo estremo nelle città europee

L’estate 2026 potrebbe essere ricordata come la più letale per il caldo estremo nelle città europee dall’inizio delle serie di analisi considerate dagli studiosi. Le temperature eccezionalmente elevate, le ondate di calore prolungate e l’accumulo di giornate e notti roventi avrebbero provocato oltre 50mila morti in 854 aree urbane, distribuite tra i ventisette Paesi dell’Unione Europea, il Regno Unito, la Norvegia e la Svizzera. Un bilancio che supera nettamente quelli stimati per le estati del 2003 e del 2022, fino a oggi considerate tra le più drammatiche per la salute pubblica europea.

I risultati emergono da due analisi realizzate da ricercatori dell’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che hanno studiato la relazione tra le temperature estive e la mortalità. Secondo le stime riportate, circa due decessi su tre sarebbero riconducibili all’aumento delle temperature provocato dai cambiamenti climatici di origine antropica. In altre parole, una parte consistente delle morti associate al caldo avrebbe potuto essere evitata in un clima meno riscaldato dalle emissioni di gas serra.

L’Italia occupa una posizione particolarmente critica. Le stime attribuiscono al caldo estremo circa 13.300 decessi nelle aree urbane analizzate, oltre 8.700 dei quali legati alla componente di riscaldamento globale causata dall’uomo. Milano, Roma e Napoli figurano tra le città europee con il maggior numero di vittime, confermando quanto la combinazione tra temperature elevate, densità abitativa e vulnerabilità della popolazione possa trasformare un fenomeno meteorologico in un’emergenza sanitaria.

È importante chiarire che questi numeri rappresentano stime statistiche di mortalità attribuibile al caldo, non un conteggio di certificati di morte nei quali compare esplicitamente il colpo di calore. La distinzione è essenziale per comprendere sia il metodo scientifico sia la reale portata del fenomeno, che comprende numerosi decessi indiretti legati all’aggravamento di patologie preesistenti.

Quanti morti ha causato il caldo estremo in Europa nell’estate 2026?

Secondo le due analisi scientifiche, il caldo estremo dell’estate 2026 avrebbe provocato oltre 50mila decessi nelle 854 aree urbane europee considerate. Lo studio comprende città appartenenti ai ventisette Stati membri dell’Unione Europea, oltre a Regno Unito, Norvegia e Svizzera.

Nelle aree analizzate vive complessivamente circa il 40% della popolazione dei Paesi inclusi nella ricerca. Il bilancio non rappresenta quindi il numero totale delle morti da caldo nell’intero continente, perché non comprende necessariamente tutte le aree rurali, i centri minori e le località escluse dal campione.

La stima supera nettamente i precedenti massimi individuati dalla stessa ricostruzione. Nel 2022 erano stati calcolati circa 29mila decessi e nel 2003 circa 28mila, mentre per l’estate 2025 il valore si collocava intorno a 15mila.

Il 2026 risulta dunque l’anno con la mortalità da caldo più elevata nella serie analizzata a partire dal 2000. Il confronto è particolarmente significativo perché comprende estati che hanno già segnato profondamente la storia delle emergenze climatiche europee.

Questi risultati devono essere interpretati considerando il carattere modellistico delle analisi. Le stime dipendono dai dati di temperatura, dalle relazioni statistiche tra esposizione al caldo e mortalità e dalle caratteristiche delle popolazioni considerate.

Nonostante queste incertezze, la ricerca mette in evidenza un aumento molto consistente dell’impatto sanitario delle temperature elevate, soprattutto nelle regioni occidentali e meridionali del continente.

Perché il caldo estremo del 2026 è stato così pericoloso?

L’estate 2026 è stata caratterizzata da ondate di caldo intense e prolungate, che hanno interessato vaste aree dell’Europa. Secondo i dati richiamati dagli studiosi, l’Europa occidentale ha registrato temperature estive complessivamente superiori di circa 2,9 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020.

In alcune giornate, le anomalie termiche hanno raggiunto picchi di 12 °C rispetto ai valori climatici di riferimento. Non significa che le temperature assolute fossero di 12 °C superiori a quelle dell’estate precedente ma che in determinati momenti si sono discostate in misura eccezionale dalla climatologia utilizzata per il confronto.

Il periodo più critico per la mortalità è stato individuato tra il 17 giugno e il 1° luglio, quando nelle città dell’Europa occidentale le temperature medie giornaliere si sono mantenute stabilmente oltre 5 °C sopra la media degli ultimi quarant’anni.

La pericolosità delle ondate di calore dipende non soltanto dai picchi massimi, ma anche dalla durata dell’esposizione. Quando le temperature rimangono elevate per molti giorni consecutivi, l’organismo dispone di meno opportunità per recuperare dallo stress termico.

Le notti particolarmente calde possono aggravare la situazione, perché impediscono agli ambienti domestici di raffreddarsi e riducono la possibilità di recupero fisiologico durante il sonno.

Nelle città, inoltre, la presenza di superfici impermeabili, edifici ravvicinati e vegetazione insufficiente può amplificare l’accumulo di calore. La combinazione tra condizioni meteorologiche estreme e caratteristiche urbane contribuisce quindi a rendere più pericolosa l’esposizione.

Quanti morti per il caldo estremo si sono registrati in Italia nel 2026?

L’Italia risulta il Paese europeo con il maggior numero di decessi attribuiti al caldo estremo nell’estate 2026. Le analisi stimano circa 13.300 morti nelle aree urbane italiane considerate, oltre 8.700 dei quali attribuibili ai cambiamenti climatici provocati dalle attività umane.

Il dato colloca l’Italia nettamente davanti alla Francia, con circa 7.200 decessi, e alla Spagna, con circa 6.800.

Le differenze tra Paesi dipendono da diversi fattori, tra cui l’intensità e la durata delle ondate di calore, la distribuzione della popolazione, la struttura demografica e le condizioni di vulnerabilità sanitaria.

Il numero assoluto di decessi non corrisponde necessariamente al rischio individuale più elevato. Per confrontare correttamente la vulnerabilità delle popolazioni sarebbe infatti necessario considerare anche i tassi di mortalità, la distribuzione per età e le dimensioni dei territori analizzati.

L’elevato bilancio italiano evidenzia comunque un problema importante. Il nostro Paese deve affrontare estati sempre più calde, mentre una parte significativa della popolazione vive in contesti urbani caratterizzati da elevata densità edilizia, superfici impermeabili e difficoltà di raffrescamento.

Le ondate di calore rappresentano inoltre una pressione crescente sui servizi sanitari, soprattutto per le persone che convivono con malattie croniche o condizioni di fragilità.

Il dato delle 13.300 morti stimate non deve quindi essere letto soltanto come un primato negativo ma come un indicatore della necessità di rafforzare la prevenzione e l’adattamento climatico nelle città italiane.

Perché Milano e Roma sono tra le città europee con più morti per il caldo?

Milano e Roma occupano rispettivamente il primo e il terzo posto nella classifica europea delle città con il maggior numero assoluto di decessi stimati per il caldo estremo nell’estate 2026.

A Milano i ricercatori stimano 2.467 morti, delle quali 1.627 attribuibili al riscaldamento globale provocato dalle attività umane. A Roma il bilancio raggiunge 2.253 decessi, con 1.558 attribuiti alla componente antropica dei cambiamenti climatici.

Napoli si colloca al quinto posto europeo con 1.845 morti stimate, di cui 1.416 attribuibili al cambiamento climatico. Torino occupa invece l’ottava posizione, con 720 decessi complessivi e 421 riconducibili alla componente antropica.

Questi risultati mostrano quanto il caldo estremo possa incidere nelle grandi città italiane ma non consentono di attribuire automaticamente le differenze tra Milano, Roma, Napoli e Torino a una singola causa.

  • Milano presenta un contesto urbano densamente costruito, nel quale l’accumulo di calore può essere favorito dall’estensione delle superfici artificiali.
  • Roma combina invece un vasto territorio urbanizzato con condizioni climatiche mediterranee e periodi estivi frequentemente caratterizzati da temperature elevate.
  • Napoli presenta ulteriori specificità legate alla conformazione urbana e territoriale.
  • Torino risente delle caratteristiche climatiche e morfologiche della Pianura Padana.

Per comprendere il peso effettivo di ciascun fattore servirebbero analisi specifiche sulle temperature locali, sulla vulnerabilità degli abitanti e sulla distribuzione spaziale dei decessi.

Il dato comune è che le grandi città costituiscono ambienti particolarmente delicati durante le ondate di calore, soprattutto quando il caldo intenso persiste per molti giorni.

Come hanno calcolato gli scienziati le morti attribuibili al caldo estremo?

Le stime di mortalità attribuibile al caldo non si basano esclusivamente sui decessi nei quali viene diagnosticato un colpo di calore. Utilizzano modelli statistici che mettono in relazione le temperature e la mortalità osservata nelle popolazioni.

Gli studi richiamati hanno combinato i dati sulle temperature raggiunte nelle città europee con le relazioni storiche tra caldo e decessi ricostruite per il periodo dal 2000 al 2026. Il metodo permette di stimare quante morti siano associate all’esposizione a temperature elevate rispetto a uno scenario nel quale le condizioni termiche fossero differenti.

La mortalità attribuibile al caldo comprende infatti anche decessi nei quali le temperature estreme hanno contribuito ad aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie o altre condizioni cliniche. Questa impostazione è importante perché gli effetti sanitari delle ondate di calore non vengono sempre riconosciuti come causa diretta nei documenti medici.

I ricercatori sottolineano che la metodologia produce risultati coerenti con le statistiche ufficiali sulla mortalità in eccesso pubblicate successivamente dalle autorità sanitarie.

Rimane però necessario distinguere tra una stima preliminare e un bilancio definitivo, perché i modelli dipendono dalle informazioni disponibili e dalle ipotesi utilizzate.

Il valore scientifico di queste analisi consiste nella possibilità di valutare rapidamente l’impatto sanitario delle temperature estreme, offrendo informazioni utili per la prevenzione e per la pianificazione delle politiche climatiche.

Che cosa significa che due terzi delle morti sono attribuibili ai cambiamenti climatici?

Uno dei risultati più importanti delle analisi riguarda la quota di mortalità attribuita al riscaldamento globale provocato dalle attività umane.

Secondo i ricercatori, circa due terzi dei decessi stimati per il caldo estremo nell’estate 2026 sarebbero collegati alla componente antropica dei cambiamenti climatici.

Il dato deriva da un approccio scientifico chiamato attribuzione climatica, che permette di confrontare le condizioni meteorologiche effettivamente osservate con quelle che sarebbero state plausibili in un clima meno influenzato dalle emissioni umane.

Attraverso modelli climatici e relazioni statistiche tra temperatura e mortalità, gli studiosi possono stimare quanto il riscaldamento globale abbia aumentato l’esposizione al caldo e il numero di decessi associati.

Non significa che sia possibile identificare individualmente quali persone siano morte a causa dei cambiamenti climatici e quali sarebbero decedute anche in assenza del riscaldamento antropico.

L’attribuzione riguarda una differenza statistica tra scenari, non una diagnosi riferita ai singoli individui.

Il risultato mostra comunque che il cambiamento climatico non rappresenta soltanto una minaccia futura. L’aumento delle temperature sta già modificando il rischio sanitario nelle città europee, contribuendo a rendere più frequenti o intense condizioni meteorologiche pericolose.

La combustione di carbone, petrolio e gas costituisce una delle principali cause dell’accumulo di gas serra nell’atmosfera, responsabile del riscaldamento globale.

Ridurre queste emissioni significa quindi intervenire sulle cause che stanno aumentando l’esposizione della popolazione alle temperature estreme.

In che modo il caldo estremo può provocare la morte?

Il corpo umano mantiene la propria temperatura interna attraverso meccanismi fisiologici che comprendono la sudorazione e la regolazione del flusso sanguigno verso la pelle. Quando la temperatura esterna è molto elevata, soprattutto in presenza di umidità intensa, questi sistemi possono diventare meno efficaci. L’organismo deve quindi sostenere uno sforzo maggiore per disperdere il calore accumulato.

La sudorazione favorisce il raffreddamento attraverso l’evaporazione ma comporta anche una perdita di acqua e sali minerali. Se queste perdite non vengono compensate, può svilupparsi disidratazione, con conseguenze sulla circolazione sanguigna e sul funzionamento degli organi. Il caldo intenso può aumentare il carico di lavoro del sistema cardiovascolare, aggravando condizioni preesistenti e contribuendo a eventi acuti nelle persone vulnerabili.

Anche le patologie respiratorie possono peggiorare durante le ondate di calore, soprattutto quando le alte temperature si accompagnano a condizioni di inquinamento atmosferico. Nei casi più gravi può verificarsi un colpo di calore, un’emergenza medica caratterizzata da un aumento pericoloso della temperatura corporea e da alterazioni del sistema nervoso centrale.

La maggior parte della mortalità attribuibile alle temperature elevate non coincide tuttavia necessariamente con i soli casi di colpo di calore. Molti decessi possono derivare dall’aggravamento di malattie già presenti, anche senza una diagnosi esplicita di patologia da calore. Questa caratteristica rende particolarmente importante il monitoraggio epidemiologico, perché il peso sanitario delle ondate di calore rischia di essere sottovalutato se si considerano soltanto le diagnosi direttamente associate all’esposizione termica.

Chi rischia di più durante le ondate di caldo estremo?

Le persone anziane rappresentano una delle categorie più vulnerabili al caldo estremo, soprattutto quando convivono con patologie croniche, assumono determinati farmaci o presentano una ridotta capacità di percepire la sete.

Con l’avanzare dell’età possono diminuire l’efficienza dei meccanismi di termoregolazione e la capacità dell’organismo di adattarsi rapidamente alle temperature elevate.

Le malattie cardiovascolari, respiratorie e renali possono aumentare la vulnerabilità, mentre alcune terapie farmacologiche possono influenzare l’equilibrio dei liquidi o la risposta fisiologica al caldo.

Il rischio riguarda però anche persone più giovani, soprattutto quando sono esposte a temperature elevate per molte ore, svolgono attività fisiche intense o lavorano all’aperto.

Secondo le stime degli studi sull’estate 2026, circa seimila decessi attribuibili al caldo estremo nelle città europee avrebbero riguardato persone di età inferiore ai 65 anni.

Il dato dimostra che le conseguenze sanitarie non possono essere considerate un problema esclusivo della popolazione anziana.

Particolare attenzione deve essere rivolta anche ai bambini piccoli, alle persone con disabilità, a chi vive in condizioni di isolamento sociale e a chi non dispone di abitazioni adeguatamente protette dalle alte temperature.

Le disuguaglianze economiche e abitative possono infatti aumentare l’esposizione, rendendo più difficile utilizzare sistemi di raffrescamento o accedere a spazi freschi durante le ore più calde.

La prevenzione deve quindi considerare non soltanto le condizioni cliniche, ma anche il contesto sociale e ambientale nel quale le persone vivono.

Perché le città sono più vulnerabili al caldo estremo rispetto alle aree verdi?

Uno dei principali fattori che possono aggravare l’esposizione urbana è l’isola di calore, un fenomeno per il quale le aree densamente costruite tendono a presentare temperature superiori rispetto alle zone rurali circostanti.

Asfalto, cemento e altri materiali artificiali assorbono una parte importante della radiazione solare durante il giorno e rilasciano lentamente il calore accumulato nelle ore successive. La scarsità di vegetazione riduce inoltre l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione, processi che contribuiscono naturalmente al raffrescamento dell’ambiente.

La geometria degli edifici può limitare la ventilazione in alcune strade, mentre traffico, impianti di climatizzazione e altre attività producono ulteriore calore. L’effetto complessivo varia tra quartieri e città, ma può diventare particolarmente importante durante le ondate di calore prolungate.

Le differenze possono manifestarsi anche all’interno dello stesso centro urbano. Quartieri con alberature, parchi e superfici permeabili possono presentare condizioni termiche differenti rispetto alle aree caratterizzate da grandi superfici asfaltate e scarsa copertura vegetale.

La qualità delle abitazioni influisce ulteriormente sull’esposizione. Gli edifici poco isolati, soprattutto quelli che non consentono un adeguato raffrescamento notturno, possono mantenere temperature interne elevate anche dopo il tramonto. Per questo la prevenzione del caldo estremo richiede interventi che riguardino sia gli spazi pubblici sia il patrimonio edilizio.

Quali interventi possono ridurre le morti per il caldo estremo nelle città?

La prevenzione delle morti attribuibili al caldo estremo richiede una combinazione di misure sanitarie, urbanistiche e sociali.

Uno degli strumenti più importanti è rappresentato dai sistemi di allerta per le ondate di calore, che permettono alle autorità di informare tempestivamente la popolazione e attivare interventi rivolti alle persone vulnerabili.

I piani di prevenzione possono comprendere il monitoraggio delle persone fragili, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la disponibilità di luoghi pubblici nei quali trovare condizioni termiche più sicure.

La pianificazione urbana può contribuire a ridurre l’esposizione attraverso l’aumento della copertura arborea, la creazione di aree ombreggiate e il recupero di superfici permeabili.

Gli alberi possono abbassare la temperatura percepita grazie all’ombra e all’evapotraspirazione, mentre parchi e infrastrutture verdi possono migliorare le condizioni microclimatiche di alcuni quartieri.

Gli interventi devono però essere progettati considerando la disponibilità d’acqua, le specie vegetali utilizzate e le caratteristiche climatiche locali. Anche la riqualificazione energetica degli edifici può svolgere un ruolo importante, perché un buon isolamento e sistemi di schermatura solare adeguati aiutano a limitare il surriscaldamento degli ambienti interni.

Le politiche di adattamento devono infine considerare le persone che hanno maggiori difficoltà economiche, evitando che la protezione dal caldo dipenda esclusivamente dalla possibilità di acquistare e utilizzare sistemi di climatizzazione.

Qual è il legame tra caldo estremo, combustibili fossili e mortalità?

Le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane hanno aumentato la temperatura media globale, modificando la frequenza e l’intensità di numerosi eventi meteorologici estremi.

La combustione di carbone, petrolio e gas libera anidride carbonica nell’atmosfera, contribuendo all’accumulo di gas che trattengono parte dell’energia termica nel sistema climatico.

L’aumento delle temperature medie modifica anche la distribuzione degli estremi termici. Di conseguenza, condizioni che in passato erano relativamente rare possono diventare più frequenti, mentre le ondate di calore più intense possono raggiungere livelli ancora maggiori.

Le analisi sull’estate 2026 indicano che questa trasformazione climatica ha avuto conseguenze concrete sulla mortalità nelle città europee.

La quota di decessi attribuita al riscaldamento antropico evidenzia il legame tra le emissioni prodotte nel tempo e l’aumento del rischio sanitario. Ridurre le emissioni di gas serra non elimina immediatamente le ondate di calore, perché il sistema climatico risponde ai cambiamenti delle concentrazioni atmosferiche su tempi lunghi.

Tuttavia, una diminuzione rapida e duratura delle emissioni può limitare l’entità del riscaldamento futuro e ridurre l’aumento dei rischi climatici nel lungo periodo.

La mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento delle città devono quindi procedere insieme. La prima agisce sulle cause del problema, mentre il secondo permette di ridurre i danni già associati alle temperature elevate.

Come proteggersi dal caldo estremo durante le ondate di calore?

Le ondate di caldo estremo richiedono particolare attenzione alle condizioni ambientali e ai segnali che indicano uno stress termico eccessivo.

Durante le giornate più calde è importante limitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali, soprattutto quando si svolgono attività fisiche intense. La disponibilità di ambienti freschi e ventilati contribuisce a ridurre l’accumulo di calore corporeo.

Un’idratazione adeguata è fondamentale, ma il fabbisogno di liquidi varia in funzione dell’età, delle condizioni di salute, dell’attività fisica e della quantità di sudore prodotta.

Le persone con patologie cardiache o renali, oppure sottoposte a particolari restrizioni dei liquidi, devono seguire le indicazioni del proprio medico.

La comparsa di debolezza intensa, vertigini, nausea o altri disturbi durante l’esposizione al caldo richiede attenzione, soprattutto nelle persone vulnerabili.

Confusione mentale, perdita di coscienza o sospetto colpo di calore rappresentano invece segnali di emergenza e richiedono l’attivazione immediata dei soccorsi. La prevenzione comprende anche l’attenzione alle persone che vivono sole, agli anziani e a chi potrebbe non essere in grado di riconoscere o comunicare tempestivamente i sintomi.

I sistemi di allerta sanitaria e le indicazioni delle autorità locali rappresentano strumenti utili per adattare i comportamenti alle condizioni meteorologiche previste.

La risposta richiede investimenti nella sanità pubblica, nell’adattamento urbano e nella riduzione delle emissioni di gas serra.

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Caldo record nelle città europee

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