sabato, Dicembre 6, 2025

Le nanoplastiche in bottiglia. Meglio l’acqua del rubinetto

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LE BOTTIGLIE SINTETICHE RILASCIANO MILIARDI DI NANOPLASTICHE. CHE SI DISPERDONO NEL CONTENUTO. INGERITE, QUESTE POSSONO CAUSARE EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE. IL PARADOSSO DEI FILTRI DI PLASTICA UTILIZZATI PER PURIFICARE L’ACQUA PRIMA DELL’IMBOTTIGLIAMENTO

Il pericolo viene dalle nanoparticelle di plastica

Le bottigliette sintetiche rilasciano miliardi di nanoparticelle di plastica, che si disgregano dal contenitore e si disperdono nel contenuto, come acqua o altre bevande. Queste nanoparticelle, invisibili a occhio nudo, possono essere ingerite, inconsapevolmente, da chi consuma la bevanda, finendo nello stomaco e causando potenzialmente effetti negativi sulla salute.

Meglio le bottigliette di vetro

Cosa c’è di più spensierato, in un giorno di afa, che aprire una boccetta di acqua fresca? Sul treno, in macchina, in pizzeria. Cosi, senza pensarci.

Tante cose le facciamo cosi nel mondo moderno, fatto di comodità e di cose impossibili fino a cento o anche cinquanta anni fa. Appunto senza pensarci. Finché il mondo vero non si prende la rivincita.

Ed eccoci qui: le bottigliette sintetiche contengono miliardi e miliardi di nanoparticelle di plastica, fino a 100 volte più piccole di quanto non si pensasse.

Perché nanoplastiche

Un nanometro è equivalente a 10 alla meno nove metri. Cioè: prendi un metro e dividilo in un miliardo di pezzettini, la bellezza di 1 con 9 zeri – 1.000.000.000 di pezzettini -. Uno solo di quel miliardo di pezzi di metro è un nanometro.

La microplastica è giusto un po’ meglio, nel senso che è la stessa cosa ma invece di 9 zeri, ne dobbiamo mettere 6. Quindi le microplastiche sono piccolissime, ma le nanoplastiche ancora di più.

Un millesimo del diametro di un capello

Per fare un paragone diverso, il nanometro delle nanoplastiche è un millesimo del diametro di un capello.

La nanoplastica non solo è più piccola della microplastica ma è anche più pericolosa perché essendo cosi minuscola, riesce meglio ad attraversare tessuti ed arrivare ad organi interni, nel sangue, nei sistemi ormonali, nel sangue, nel fegato e nel cervello, anche solo partendo dal tratto digestivo.

Siamo pronti per i numeri?

Secondo uno studio di qualche mese fa sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences, organo ufficiale della National Academy of Sciences), in un litro d’acqua sono state individuate la bellezza di 240mila particelle di plastica.

Il 90% sono nanoplastiche e il resto sono microplastiche. Tra queste, figurano quantità significative di PET (polietilene tereftalato), ampiamente utilizzato per imbottigliare circa il 70% delle bevande e dei liquidi alimentari a livello globale.

Un’altra sostanza lascia sorpresi più della presenza di PET: la poliammide. Cioè un nylon speciale che potrebbe derivare, paradossalmente, dai filtri di plastica utilizzati per purificare l’acqua prima dell’imbottigliamento.

Ad affermarlo è Beizhan Yan, coautore dello studio e chimico ambientale del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University di New York City.

Perché succede questo? Perché anche se non se ne parla e non ci si pensa, la plastica perde i suoi pezzettini. È normale. La pelle perde cellule, il legno perde scheggette e la plastica perde le nanoplastiche.

Gli effetti non sono chiari a nessuno, certo queste nanoplastiche sono corpi estranei alla nostra fisiologia e bene non fanno. Nel senso che al massimo i nostri corpi possono tollerarle, magari finché non sono in concentrazioni elevate ma migliorare la vita certo no. Quindi forse è meglio evitare di metterceli in corpo.

I consigli?

Non bere più dalle bottiglie di plastica per quanto possibile, ma preferire il vetro o, meglio ancora, il rubinetto. E questo vale ancora di più per i bambini che hanno davanti 80 o 90 anni di esposizione costante alla plastica. Ai più piccoli è meglio evitare il più possibile l’entrata di nano e microplastiche in circolazione quando sono ancora in via di sviluppo.

Interessante un altro studio del 2018 il quale ha dimostrato che il 93% dell’acqua in bottiglia conteneva circa 325 pezzetti di microplastica, 22 volte di più dell’acqua del rubinetto.

All’epoca non si era pensato ancora di osservare le nanoplastiche, più piccole delle microplastiche, appunto e per le quali ci vogliono metodi e macchinari più sensibili.

Ma già sappiamo che l’acqua del rubinetto contiene meno microplastiche dell’acqua in bottiglia.

Evitare la contaminazione vale anche per tutti i cibi serviti nella plastica: contenitori per il frigo, forchette di plastica, bicchieri di plastica etc. E pure i vestiti fatti di materiale sintetico perdono nanoparticelle. Specie sotto il sole cocente, o quando si aprono contenitori, o dalla lavatrice.

Di certo, qualcuno di questi pezzettini riuscirà ad entrare nei nostri corpi.

Numero verde ONA

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