giovedì, Febbraio 29, 2024

Microplastica: le insospettabili insidie di un nemico nascosto

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DIETRO LA SUA APPARENTE INNOCENZA, LA MICROPLASTICA NASCONDE UNA MINACCIA SUBDOLA, NON SOLO PER L’AMBIENTE, MA ANCHE PER LA NOSTRA STESSA SALUTE. A GETTARE LUCE SULLA SUA TOSSICITÀ, IL PROGETTO SVEDESE MICROLEACH, CHE HA ESPLORATO GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE DELLA PLASTICA E DEGLI ADDITIVI CHIMICI SUGLI ORGANISMO MARINI E NON SOLO…

I pericoli della microplastica dispersa in acqua

Uno studio approfondito sulla microplastica ha innanzitutto evidenziato che, con la sua miriade di additivi chimici, rilascia sostanze dannose nell’ambiente naturale, penetrando nei sistemi idrici e negli habitat acquatici.

La presenza della plastica nell’acqua innesca una reazione inaspettata.

Prima ancora che la plastica si decomponga in frammenti microscopici, le sostanze chimiche iniziano a disperdersi nell’ambiente acquatico.

Neanche a dirlo, le conseguenze per la vita acquatica e il relativo impatto sulla nostra catena alimentare, sono preoccupanti.

L’invasione nell’universo marino

 

«In questo progetto (MicroLEACH  n.d.r) ci siamo concentrati sugli impatti degli additivi chimici della plastica sugli organismi marini», svela Lisbet Sørensen, ricercatrice del Department of Climate and Environment SINTEF Ocean di Trondheim in Norvegia.

«Per farlo, abbiamo studiato una varietà di specie marine. Durante il primo test di screening, abbiamo esaminato due gruppi di microrganismi: batteri e microalghe, noti anche come fitoplancton. Queste specie sono facili da studiare e ci forniscono informazioni rapide e risposte che possiamo utilizzare per tracciare la direzione futura della nostra ricerca», spiega.

«Successivamente, abbiamo lavorato con le uova e le larve di merluzzo, una delle nostre risorse naturali più importanti», aggiunge.

«Siamo ben consapevoli che i pesci appena nati, proprio come gli esseri umani, sono più vulnerabili agli effetti dell’inquinamento sulla salute», continua.

Microplastica: un test su cinquanta oggetti d’uso comune

In parallelo, l’attenzione si è spostata sugli oggetti di uso comune.

Due le domande che si sono posti i ricercatori: quanto sono tossici gli additivi chimici che si trovano nei prodotti di plastica standard disponibili sul mercato (norvegese n.d.r) e quanto costituiscono un problema rispetto alle microplastiche generate dai prodotti stessi?

«Ovviamente è impossibile testare ogni singolo prodotto in plastica disponibile, quindi abbiamo effettuato una selezione di cinquanta articoli che utilizziamo nella nostra vita quotidiana», prosegue la ricercatrice.

Tra i prodotti presi in esame: sacchetti di plastica, bicchieri usa e getta, guanti per piatti, granuli di gomma di pneumatici, una varietà di giocattoli per bambini e palloncini. Ma questa è stata solo la prima tappa dello studio.

Dalla plastica alla gomma il salto è breve

«L’idea iniziale era semplicemente quella di selezionare prodotti in plastica “classici”, ma ho ceduto alla tentazione di includere alcuni articoli in gomma», confessa Sørensen, «e questa si è rivelata una decisione saggia».

Qui, il colpo di scena…

«Siamo rimasti molto sorpresi dal numero di sostanze chimiche che abbiamo identificato in questi prodotti», rivela la studiosa, evidenziando il vasto territorio ancora inesplorato. «Solo il 30% dei composti chimici identificati è stato trovato in due o più prodotti. C’era anche un gran numero di sostanze chimiche che non siamo riusciti a identificare con certezza perché non erano elencate negli indici delle sostanze stabilite. Questo ci dice quanto poco sappiamo sulla composizione di molti dei prodotti di uso quotidiano che abbiamo sempre intorno a noi», declama.

Focus sulla gomma

Il gruppo di ricerca si è quindi immerso nell’indagine parallela dell’impatto delle sostanze chimiche rilasciate dalle microplastiche e dalle particelle di gomma nel contesto dell’ambiente marino.

«Quello che abbiamo scoperto è che i prodotti che consistono o contengono alti livelli di gomma hanno avuto l’impatto peggiore sui microrganismi che abbiamo studiato nel nostro esperimento», rivela Andy Booth, ricercatore che ha preso parte al progetto. «Ciò è stato un po’ sorprendente, anche perché la gomma non trattata è vista come un prodotto “naturale”. Abbiamo scoperto, tuttavia, che era tra le sostanze più tossiche per i microrganismi che stavamo studiando», ammette, lasciando trapelare la sua meraviglia per una scoperta così inaspettata.

Ma la sorpresa maggiore è arrivata dalle sostanze chimiche presenti nei guanti di gomma.

«Vale la pena notare che le sostanze chimiche aggiunte alla gomma naturale e utilizzate nei guanti per lavastoviglie si sono rivelate la soluzione peggiore tra le sostanze che abbiamo trovato in quattro dei cinquanta prodotti che abbiamo testato: guanti per lavastoviglie, pneumatici per auto, palloncini di gomma e guanti usa e getta», precisa.

Microplastica vs. sostanze chimiche

Ancora più sconcertante il confronto tra microplastiche e sostanze chimiche.

«Il nostro esperimento ha svelato un dato inaspettato: le sostanze chimiche erano essenziali per produrre leffetto tossico», dichiara Stefania Piarulli, biologa e ricercatrice della Fondazione per la ricerca industriale e tecnica SINTEF.

«Abbiamo sviluppato un metodo completamente nuovo per “pulire” la microplastica da ogni traccia di sostanze chimiche», aggiunge, evidenziando l’importanza fondamentale delle sostanze chimiche nel determinare l’impatto delle particelle di microplastica.

In sintesi, il team ha svelato che le particelle di microplastica non mostrano effetti tossici se prive di sostanze chimiche, gettando luce su una verità sorprendente riguardo all’ecosistema marino.

A quanto pare, il livello di tossicità sembra essere determinato dalla combinazione di diversi tipi di materiali plastici, con quelli elastici che si sono rivelati particolarmente pericolosi.

«È un dato rivoluzionario. Significa che possiamo ridurre la tossicità di molti prodotti selezionando combinazioni polimeriche alternative durante la loro fabbricazione», afferma Andy Booth.

Questo nuovo approccio potrebbe portare a una rivoluzione nella produzione di materiali plastici, offrendo la possibilità di ridurre significativamente l’impatto tossico di molti oggetti di uso comune.

Microplastica e additivi: impatto potenziale sull’alimentazione

I ricercatori, guidati dalla dottoressa Piarulli hanno cercato altresì di capire quale potrebbe essere l’impatto di microplastiche e additivi sull’alimentazione.

«Esseri umani e animali, come il pesce e gli altri destinati al consumo umano, sono esposti a queste sostanze chimiche», afferma Piarulli. «Le implicazioni per la nostra salute derivanti da questo tipo di esposizione richiedono ulteriori ricerche, soprattutto per comprendere quanto di questi prodotti chimici possa derivare dalle confezioni rispetto agli stessi alimenti», aggiunge.

Sono necessarie normative rigide 

Lisbet Sørensen, sottolinea infine l’importanza delle normative rigide sui materiali a contatto con il cibo, ma evidenzia che molti altri prodotti in plastica, inclusi alcuni destinati ai bambini, hanno mostrato problematiche durante gli esperimenti.

«Non abbiamo ancora studiato effetti direttamente trasferibili agli umani, ma è evidente che la plastica ha implicazioni complesse e poco chiare. Dobbiamo mirare a ridurre l’uso della plastica, specialmente dove non è essenziale, e dovremmo fare scelte informate come consumatori», afferma.

A lei fa eco la dottoressa Piarulli che conclude «pur essendo vantaggiosa in molteplici settori, come la medicina e parte degli imballaggi, l’eccessivo impiego della plastica in ambiti non essenziali richiede un ripensamento da parte dei consumatori».

Fonti

Lisbet Sørensen et al, I prodotti chimici organici associati alla gomma sono più tossici per le alghe marine e i batteri rispetto a quelli dei materiali termoplastici, Journal of Hazardous Materials (2023).

Elin Sørhus et al, Crude oil Exposure of Early Life Stages of Atlantic Haddock suggerisce livelli soglia per la tossicità per lo sviluppo fino a 0,1 μg di idrocarburo poliaromatico totale (TPAH)/L, Marine Pollution Bulletin (2023).

Lisbet Sørensen et al, Lo screening non target e sospetto rivela un modello complesso di contaminazione nello zooplancton marino artico, Science of The Total Environment (2022).

Numero verde ONA

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