NUOVA CONDANNA PER L’AMIANTO NELLE FS. LA CORTE D’APPELLO DI ROMA RICONOSCE LE RESPONSABILITÀ DI RFI PER LA MORTE DI UN EX LAVORATORE DEI TRAGHETTI DI FERROVIE DELLO STATO, DECEDUTO DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE ALLE POLVERI CANCEROGENE
Amianto sui traghetti FS, condannata RFI per la morte di un ex lavoratore
Aveva lavorato come cambusiere all’interno dei traghetti delle Ferrovie dello Stato, dove si è ammalato di mesotelioma. Patologia strettamente collegata alla presenza di amianto sul luogo di lavoro.
La Corte d’Appello di Roma ha condannato RFI – Rete Ferroviaria Italiana, per la morte di R.C., ex cambusiere originario di Civitavecchia. L’uomo è deceduto nel 2017, a 63 anni, dopo aver contratto un mesotelioma causato dall’esposizione all’amianto durante il lavoro sui traghetti ferroviari.
Secondo quanto riportato nella sentenza, il lavoratore aveva denunciato per anni le condizioni presenti a bordo delle navi.
In particolare, aveva sostenuto che “Ferrovie dello Stato aveva continuato a usare l’amianto, pur consapevole del fatto che avesse effetti dannosi e cancerogeni… FS aveva fatto lavorare il signor R.C. pericolosamente esposto alle polveri amianto, privo di informazioni sugli strumenti di prevenzione tecnica e di protezione individuale”.
Il risarcimento disposto dai giudici
I giudici della Corte d’Appello hanno riconosciuto le responsabilità dell’azienda ferroviaria e hanno disposto un risarcimento superiore a 85mila euro. La somma sarà destinata alla vedova e ai due figli dell’ex ferroviere. Alla cifra si aggiungeranno anche gli interessi maturati dalla data della morte.
La decisione del tribunale arriva al termine di un lungo procedimento giudiziario che ha ricostruito l’attività lavorativa svolta dall’uomo all’interno dei traghetti utilizzati sulle rotte marittime ferroviarie.
La presenza di amianto sulle navi traghetto
La consulenza tecnica esaminata durante il processo ha confermato la presenza di amianto su diverse imbarcazioni impiegate nei collegamenti ferroviari marittimi. Gli accertamenti hanno evidenziato ambienti di lavoro contaminati dalle polveri pericolose, considerate tra le principali cause del mesotelioma.
Nel corso del giudizio, RFI aveva contestato parte delle responsabilità legate al periodo lavorativo della vittima. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti durante l’istruttoria per confermare il coinvolgimento della società.
Il ruolo della cooperativa e le responsabilità del committente
R.C. risultava formalmente dipendente della cooperativa Garibaldi. Nonostante questo, i giudici hanno richiamato il principio stabilito dalla Corte di Cassazione con la pronuncia numero 2517 del 27 gennaio 2023.
La sentenza ricorda infatti che “… la responsabilità del committente o del sub committente, che affidi lavori “all’interno della propria azienda” ad aziende appaltatrici o sub-appaltatrici, per i danni derivati al lavoratore nel corso dell’attività lavorativa… riconosce l’obbligo del committente, che mantenga la disponibilità dell’ambiente di lavoro, di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità e la salute dei lavoratori, ancorché dipendenti dell’impresa appaltatrice… (Cass. 25 febbraio 2019, n. 5419 con richiamo di precedenti conformi in motivazione, tra i quali: Cass. 19494 del 2009; Cass. N. 21694 del 2011; Cass. N. 798 del 2017)”.
Secondo i magistrati, quindi, la responsabilità resta anche in capo al soggetto che mantiene il controllo dell’ambiente di lavoro, indipendentemente dal rapporto diretto di assunzione.
Riconosciuta anche la sofferenza del lavoratore
Nelle motivazioni della sentenza, la presidente Maria Antonia Garzia ha evidenziato un altro aspetto centrale della vicenda. Il tribunale ha infatti preso in considerazione non solo il danno subito dai familiari, ma anche la sofferenza personale affrontata dal lavoratore negli ultimi mesi di vita.
I giudici hanno riconosciuto che R.C. fosse consapevole della gravità della malattia e dell’imminenza della morte durante la fase finale della patologia. Un elemento che ha avuto un peso importante nella valutazione complessiva del danno.
I familiari pronti a proseguire l’azione civile
Dopo la sentenza della Corte d’Appello, i familiari dell’ex lavoratore, assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, hanno annunciato l’intenzione di proseguire l’azione civile.
L’obiettivo riguarda il riconoscimento del cosiddetto danno “iure proprio”. La richiesta punta a ottenere un ulteriore risarcimento per il dolore morale e per la perdita del rapporto familiare subita dalla vedova, dagli orfani e dai parenti più stretti.
Bonanni: “Nuovo capitolo nelle vicende legate all’amianto”
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha commentato la decisione della Corte sottolineando il valore della sentenza.
Secondo Bonanni, il pronunciamento rappresenta un nuovo capitolo nelle numerose vicende giudiziarie collegate all’esposizione all’amianto e alle conseguenze subite dai lavoratori impiegati nei diversi settori pubblici e industriali italiani.




