IL TRIBUNALE DI PESARO RICONOSCE COME VITTIMA DEL DOVERE UN MARESCIALLO DEI CARABINIERI MORTO DI MESOTELIOMA DOPO L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO. LA SENTENZA, ORMAI DEFINITIVA, TUTELA ANCHE I DIRITTI DEGLI EREDI
Amianto dopo la strage dei Georgofili, il Tribunale riconosce un maresciallo dei Carabinieri come Vittima del dovere
L’intervento di soccorso dopo l’attentato di Firenze
Il maresciallo capo G.G. dei Carabinieri partecipò alle operazioni di soccorso nella notte del 27 maggio 1993, subito dopo la strage di via dei Georgofili a Firenze. Secondo quanto ricostruito dal Tribunale di Pesaro e confermato dalla consulenza tecnica d’ufficio, il sottufficiale fu tra i primi militari a intervenire sul luogo dell’esplosione.
Durante le operazioni scavò tra le macerie per cercare eventuali sopravvissuti. In quella circostanza entrò in contatto con le fibre di amianto disperse nell’ambiente dopo la deflagrazione.
Il maresciallo, di Fano, morì il 24 febbraio 2013, all’età di 56 anni, a causa di un mesotelioma pleurico. Il Tribunale ha accertato che la malattia era collegata all’esposizione all’amianto subita durante il servizio e lo ha riconosciuto come Vittima del dovere.
Tredici anni di battaglia giudiziaria
Dopo il decesso del militare, i familiari hanno avviato un’azione legale per ottenere il riconoscimento della causa di servizio e dello status di Vittima del dovere.
Il procedimento è durato tredici anni. Alla fine si è concluso con una sentenza diventata definitiva, che ha riconosciuto il sacrificio del maresciallo e il diritto degli eredi a ricevere tutti i benefici previsti dalla legge.
«Questa sentenza non restituisce una vita spezzata troppo presto, né cancella il dolore di una famiglia che per tredici anni ha dovuto lottare per vedere riconosciuta una verità che era sotto gli occhi di tutti – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore della famiglia -.Questa sentenza restituisce dignità alla memoria del Maresciallo Capo G.G. che non è morto per una tragica fatalità, ma per aver servito il proprio Paese in condizioni che lo hanno esposto all’amianto».
La sentenza diventa definitiva
La decisione del Tribunale non è stata impugnata. Per questo motivo è diventata definitiva.
Il giudice ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione all’amianto durante il servizio e la morte del maresciallo. Di conseguenza ha condannato il ministero dell’Interno a riconoscere agli eredi tutti i benefici economici previsti dalla normativa sulle Vittime del dovere.
L’esposizione all’amianto durante il servizio
Il sottufficiale entrò nell’Arma dei Carabinieri nel 1975 e rimase in servizio fino al 2002.
Nel corso della carriera lavorò come addetto alle trasmissioni nelle centrali operative. Inoltre svolse attività di manutenzione delle armi e dei mezzi meccanici, sia blindati sia ruotati.
Durante queste mansioni utilizzò materiali allora molto diffusi. Tra questi figuravano i guanti da lavoro e i ferodi dei freni degli automezzi, che contenevano amianto e altre sostanze cancerogene.
Le motivazioni del Tribunale di Pesaro
Il Tribunale di Pesaro ha ritenuto insufficienti le prove presentate dall’Amministrazione per escludere la presenza di amianto nelle attività svolte dal maresciallo.
Al contrario, il giudice ha accertato che il militare aveva riportato un’invalidità del 100%. Inoltre ha stabilito che il mesotelioma pleurico, causa del decesso, era direttamente collegato all’esposizione all’amianto avvenuta durante gli anni di servizio nell’Arma.
Il Tribunale ha anche respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa del ministero dell’Interno. Di conseguenza ha condannato il dicastero a riconoscere agli eredi tutti i benefici economici previsti dalla legge.
Tra questi rientrano una speciale elargizione di circa 290 mila euro, assegni vitalizi mensili pari a 2.300 euro e gli arretrati maturati negli anni. L’importo complessivo è di circa 500 mila euro.
Un precedente importante per Forze dell’Ordine e Forze Armate
La decisione del Tribunale di Pesaro assume un valore che va oltre il singolo caso.
Infatti rappresenta un precedente significativo per gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate che, durante il servizio, sono stati esposti all’amianto e attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti.
«Oggi la giustizia afferma un principio fondamentale: chi sacrifica la propria salute per il Paese non può essere dimenticato – continua Bonanni -. Auspico che questa decisione rappresenti un punto di svolta per tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate che attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti».
Il supporto dell’Osservatorio Nazionale Amianto
L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) offre assistenza gratuita alle persone esposte all’amianto e ai loro familiari, mettendo a disposizione supporto legale e medico.
Lo staff è composto dall’avv. Veronica Scigliano, dall’avv. Lidiana Belfiore, dall’avv. Giorgia Cicconi, dalla sig.ra Francesca Piredda e dalla dott.ssa Federica Pacca. Il gruppo affianca le vittime e le loro famiglie nella tutela dei diritti.
Per accedere gratuitamente al servizio è possibile richiedere una consulenza inviando un’email all’indirizzo
osservatorioamianto@gmail.com,
compilando il modulo disponibile sul sito dell’ONA
oppure chiamando il numero verde 800 034 294.




