“TRE GIORNI PER IL GIARDINO” TORNA AL CASTELLO E PARCO DI MASINO DAL 1° AL 3 MAGGIO 2026 E DEDICA LA SUA TRENTAQUATTRESIMA EDIZIONE PRIMAVERILE AL TEMA “RADICI”. TRA VIVAISTI, INCONTRI, LABORATORI E ATTIVITÀ PER BAMBINI, LA MOSTRA MERCATO DEL FAI TRASFORMA IL GIARDINO IN UN LUOGO DI PENSIERO, RELAZIONI E BIODIVERSITÀ
La Tre Giorni per il Giardino: un appuntamento unico
Ci sono manifestazioni dedicate al verde che funzionano come vetrine eleganti, ricche di piante rare, arredi e suggestioni. Poi ce ne sono altre che, pur partendo da quella stessa bellezza, riescono ad allargare il discorso e a trasformare il giardino in una lente attraverso cui leggere il presente.
La “Tre Giorni per il Giardino”, in programma dal 1° al 3 maggio 2026 al Castello e Parco di Masino, appartiene chiaramente a questa seconda categoria.
Dal 1992 questo appuntamento del FAI ha costruito un’identità precisa, diventando nel tempo una delle mostre mercato di florovivaismo più amate in Italia.
La ragione non sta soltanto nella qualità degli espositori o nella scenografia straordinaria del Castello di Masino, ma nella capacità di scegliere ogni anno un tema che non resti ornamentale, bensì culturale. Per l’edizione 2026 la parola scelta è “Radici” e già questa decisione racconta molto dell’ambizione dell’evento.
Le radici, infatti, non parlano solo della rete invisibile che tiene insieme il suolo, l’acqua, le piante e gli ecosistemi ma parlano anche dei legami umani, della memoria, delle comunità, della capacità di restare e di prendersi cura di un luogo.
In un presente segnato da crisi climatica, transizioni tecnologiche e diffuse forme di isolamento, il tema diventa quasi una proposta di metodo. Tornare alle radici non significa ripiegarsi sul passato ma ritrovare le condizioni per immaginare un futuro più abitabile.
Tre giorni per il Giardino: le radici dell’evento
Il programma della manifestazione si sviluppa esattamente lungo questa doppia linea. Da una parte c’è il filone dedicato alle radici naturali, a quella rete sotterranea che rende possibile la vita vegetale e che oggi, in epoca di cambiamento climatico, ci obbliga a guardare il giardino non più come semplice spazio estetico ma come luogo di resilienza, adattamento e cura del paesaggio.
Dall’altra parte c’è il filone delle radici sociali, che guarda alle pratiche di cittadinanza attiva, agli orti condivisi, ai giardini partecipati, alla capacità di coltivare relazioni oltre che piante.
Questo doppio sguardo è probabilmente l’aspetto più interessante dell’edizione 2026. Il giardino non viene trattato come una fuga dal mondo, ma come una forma di ingresso più consapevole nel mondo.
Diventa un laboratorio dove si impara che nessuna forma di vita esiste in isolamento e che ogni equilibrio nasce da relazioni profonde, proprio come accade sotto terra, dove le piante cooperano, si sostengono e scambiano risorse in un intreccio che per lungo tempo abbiamo ignorato o semplificato troppo.
Perché il Castello di Masino è il luogo ideale per l’evento?
Il Castello di Masino si trova a Caravino, nel Canavese, in provincia di Torino, su una collina che domina l’anfiteatro morenico di Ivrea. È un dettaglio importante, perché chi arriva alla “Tre Giorni per il Giardino” non entra in uno spazio fieristico qualsiasi, ma in una grande tenuta storica con parco, viali alberati, terrazze panoramiche e giardini che fanno già parte dell’esperienza di visita.
Il castello, legato per secoli ai conti Valperga, conserva una forte identità storica e paesaggistica, e proprio questa continuità tra architettura, campagna e giardino rende l’evento particolarmente riconoscibile.
Il tema scelto per l’edizione 2026, “Radici”, a Masino risulta particolarmente immediato. Le radici sono quelle reali degli alberi del parco ma anche quelle di un territorio agricolo e collinare che conserva una memoria lunga di coltivazione, gestione del paesaggio e relazione con la terra.
Il Castello di Masino è raggiungibile facilmente in auto da Torino e da Milano ed è uno dei beni FAI più noti del Piemonte. Per chi arriva da Torino il tragitto è relativamente diretto lungo l’asse verso Ivrea, mentre da Milano si raggiunge passando verso il Piemonte orientale e il Canavese.
1º maggio l’apertura della manifestazione
La manifestazione si aprirà venerdì 1° maggio alle 14:45 con un momento dal forte valore simbolico e culturale: il ricordo di Pia Pera, a dieci anni dalla sua scomparsa, alla presenza di Paolo Pejrone, ideatore della Tre Giorni, e di Lorenza Zambon.
Pia Pera è stata una delle voci più originali e profetiche del pensiero sul giardino in Italia. Nei suoi scritti il giardino non era mai ridotto a luogo decorativo o a spazio di controllo sulla natura ma diventava una zona di scambio, ascolto e trasformazione.
Una relazione viva con il mondo vegetale, capace di mettere in discussione la centralità assoluta dell’umano e di aprire alla dimensione dell’apprendistato, della cura e perfino della fragilità.
Nel corso dell’incontro, Emanuela Rosa-Clot e Lorenza Zambon presenteranno il podcast “Il giardino segreto”, nuova versione radiofonica della pièce teatrale tratta da Pia Pera dall’omonimo romanzo di Frances Hodgson Burnett.
A questo si aggiungerà la lettura di alcuni brani da “Apprendista di felicità”, che forse più di altri testi restituisce il nucleo del suo sguardo: il giardino come luogo in cui si impara a stare nel mondo in modo meno arrogante, più attento e più poroso.
L’incontro con Luca Mercalli
Uno dei momenti più attesi del programma sarà l’incontro con Luca Mercalli, in calendario venerdì 1° maggio alle 15.30. La sua presenza è significativa non solo per la notorietà del climatologo ma per il taglio che porterà all’interno della manifestazione.
Mercalli offrirà infatti un racconto del clima nel territorio di Masino al tempo della costruzione del castello, oltre mille anni fa, per poi ripercorrere l’evoluzione climatica dall’ultima glaciazione fino agli scenari contemporanei e futuri.
Il clima ci ricorda che ogni giardino è inserito in una storia lunghissima di trasformazioni atmosferiche, di equilibri mutevoli, di adattamenti e rotture.
Portare questa lettura dentro una mostra mercato del verde significa ricordare che non esiste più una progettazione del giardino separata dalla questione climatica: le piante che scegliamo, i suoli che curiamo, l’acqua che utilizziamo, le specie che si adattano o soffrono, tutto questo oggi va letto dentro un orizzonte di cambiamento.
Che cosa ci insegnano le radici invisibili del suolo?
Subito dopo l’intervento di Mercalli, l’agronomo Alessandro Mazzullo guiderà il pubblico alla scoperta del suolo come scrigno di vita nascosto sotto i nostri piedi. È un passaggio molto importante, perché uno dei grandi limiti della cultura contemporanea del verde consiste proprio nella difficoltà di pensare il sottosuolo come un ecosistema vivo.
Eppure il suolo non è un supporto neutro su cui collocare le piante. È un ambiente brulicante di organismi, una rete trofica complessa, una zona di interazioni continue tra funghi, batteri, microfauna, radici, sostanze organiche e acqua. Senza questa vita invisibile, la fertilità naturale e la salute degli ambienti terrestri si indeboliscono fino a collassare.
Perché il progetto di Franco Correggia parla direttamente al futuro?
Sabato 2 maggio alle 11:00 il naturalista Franco Correggia presenterà il progetto Radici nel futuro, dedicato a un sistema di microaree forestali protette nella parte settentrionale della provincia di Asti. Si tratta di una proposta che lega la tutela di alberi e boschi naturali a una visione del futuro che non può più prescindere dalla conservazione degli ecosistemi.
Le microaree forestali protette rappresentano un modello particolarmente interessante perché non puntano solo alla conservazione formale ma alla protezione attiva di nuclei boschivi che diventano riserve di biodiversità, serbatoi ecologici, luoghi di continuità biologica e culturale.
In un tempo in cui la salute dell’ambiente dipende sempre più dalla qualità delle reti ecologiche e dalla capacità di difendere ciò che resta dei sistemi naturali complessi, il progetto di Correggia appare emblematico.
Che cosa significa oggi “fare rete, coltivare comunità”?
Il secondo grande asse della manifestazione sarà dedicato alle radici sociali. Sabato 2 maggio alle 14:30 una tavola rotonda dal titolo Comunità verdi metterà in dialogo esperienze diverse di cittadinanza attiva negli orti condivisi e nei giardini partecipati.
È forse uno dei momenti più attuali dell’intero programma, perché affronta una questione centrale: in che modo il coltivare insieme può diventare una forma di ricostruzione del tessuto sociale?
Saranno presenti esperienze differenti, per territorio e missione ma unite dalla stessa intuizione. Dagli Orti di pace, nati dall’intuizione di Pia Pera e oggi curati da Nadia Nicoletti, fino a Orti Generali Torino, passando per Il Chioso di Federico Chierico a Vigliano Biellese e per il lavoro di Manuel Bellarosa come “giardiniere condotto” a Milano, il filo comune è quello della terra come occasione di incontro e condivisione.
Come si parla di rose, agrumi e nuove generazioni in un’edizione dedicata alle radici?
Il programma 2026 riesce a tenere insieme anche temi apparentemente lontani. Sabato 2 maggio alle 11:45 Beatrice Barni racconterà il lavoro di ibridazione e creazione di nuove rose capaci di adattarsi a climi sempre più caldi e instabili.
È un tema solo in apparenza specialistico. In realtà tocca un punto decisivo: la selezione vivaistica, oggi, non può più limitarsi all’estetica, ma deve confrontarsi con la crisi climatica e con la necessità di pensare piante più resilienti.
Domenica 3 maggio alle 11:00 lo psicoterapeuta Andrea Mati parlerà invece della cura di un giardino o di un orto come occasione per coltivare legami e collaborazioni creative, con uno sguardo particolare rivolto alle nuove generazioni.
Il tema è molto attuale. In una fase in cui la vita digitale tende a disincarnare le relazioni e a rendere più fragile il rapporto con il tempo naturale, la cura di un giardino può diventare uno spazio di esperienza concreta, di pazienza, di responsabilità e di costruzione di senso.
Sempre domenica, alle 12:00, Alberto Tintori guiderà il pubblico alla scoperta degli agrumi a partire dal libro “Il viaggio degli agrumi in Italia”.
Anche qui le radici hanno un doppio significato: quelle botaniche, naturalmente, ma anche quelle culturali delle comunità che nei secoli hanno coltivato e tramandato questi frutti, insieme ai gesti, ai saperi e alle pratiche che li accompagnano.
L’attenzione ai più piccoli
Uno degli elementi più riusciti della manifestazione è l’attenzione ai più piccoli. La Tre Giorni per i bambini non appare come una sezione accessoria, pensata solo per intrattenere, ma come una vera proposta educativa. Laboratori, giochi e spettacoli costruiscono infatti un percorso che introduce i bambini al rapporto con la natura in modo sensoriale, creativo e partecipato.
Allo stand Oasi Zegna, sabato 2 e domenica 3 maggio, i laboratori Un’oasi tutta per me permetteranno ai piccoli partecipanti di creare una propria micro-oasi in un contenitore riciclabile, usando piantine e materiali naturali.
È un gesto semplice ma molto potente: costruire qualcosa che poi si porterà a casa, da curare e far crescere, significa trasformare la visita in una responsabilità affettiva e concreta.
Accanto a questi laboratori ci saranno anche le attività dello stand Forte di Bard, dedicate alla flora alpina e ai Quattro Quattromila valdostani, i laboratori di intreccio e cesteria organizzati dall’Associazione Passi d’asino e, domenica 3 maggio alle 15, lo spettacolo “Il bosco ti guarda” del performance artist Davide Toscano.
Tutto il programma sembra orientato verso una stessa direzione: aiutare bambini e adulti a vivere il bosco e il giardino non come sfondi immobili, ma come mondi con cui entrare in relazione.
La campagna del FAI: #FAIbiodiversità
L’edizione primaverile 2026 della Tre Giorni inaugura inoltre la campagna #FAIbiodiversità, con cui il Fondo per l’Ambiente Italiano intende sensibilizzare il pubblico sull’importanza di preservare la ricchezza delle specie animali e vegetali, oggi minacciata dal cambiamento climatico, dal sovrasfruttamento e dall’inquinamento delle risorse naturali.
Questo collegamento allarga ulteriormente il senso dell’evento. La Tre Giorni non è solo una manifestazione autonoma ma il punto di avvio di un percorso più ampio che proseguirà, tra l’altro, con le Camminate nella biodiversità previste il 23 e 24 maggio nei Beni FAI.
È un modo per trasformare la mostra mercato in una soglia, in un ingresso verso un’attenzione più stabile ai temi della biodiversità, degli habitat e delle buone pratiche di tutela.
In questo senso, la manifestazione si conferma un luogo di pensiero oltre che di visita. Non offre semplicemente contenuti, ma prova a costruire una continuità tra esperienza, conoscenza e responsabilità.











