sabato, Maggio 9, 2026

Nasce la rete italiana delle città circolari

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IL 21 APRILE 2026 È STATA PRESENTATA A GENOVA LA RETE ITALIANA DELLE CITTÀ CIRCOLARI. L’INIZIATIVA HA SEGNATO UN PASSAGGIO CONCRETO: NON PIÙ PROGETTI ISOLATI MA UNA STRUTTURA NAZIONALE PER COORDINARE POLITICHE, DATI E STRUMENTI DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA URBANA

Nasce la Rete delle città circolari: cosa significa davvero?

Nel cuore del Circular City Forum 2026, la città di Genova ha lanciato una proposta che va oltre il singolo evento. La nascita della Rete Italiana delle Città Circolari ha rappresentato un cambio di scala nel modo di affrontare la sostenibilità urbana in Italia.

L’iniziativa, promossa dal Comune insieme con Italia Circolare, ha riunito amministrazioni di diversi capoluoghi con un obiettivo preciso: costruire una struttura stabile di collaborazione per gestire la transizione ecologica in modo coordinato, misurabile e continuativo.

Non si è trattato, quindi, di un semplice spazio di confronto. La Rete è stata concepita come uno strumento operativo, capace di trasformare esperienze locali in politiche condivise.

Perché le città sono al centro della transizione?

Le città oggi concentrano la maggior parte delle sfide ambientali. Secondo i dati delle Nazioni Unite, oltre la metà della popolazione mondiale vive in aree urbane, una quota destinata a crescere rapidamente nei prossimi decenni.

Allo stesso tempo, le città producono circa il 70% delle emissioni globali di CO₂ e oltre il 60% dei consumi energetici. Questo significa che la transizione ecologica non può essere gestita solo a livello nazionale o globale. Deve passare necessariamente dai contesti urbani.

Come ha sottolineato la sindaca Silvia Salis, governare la sostenibilità in città significa intervenire su pianificazione urbana, rifiuti, energia, servizi pubblici e rapporto con le infrastrutture, trasformando la complessità in un sistema più efficiente e giusto.

Silvia Pericu al Circular City Forum 2026

Rete delle città circolari: dalla somma di progetti a un sistema condiviso

Uno degli elementi più rilevanti emersi durante la presentazione riguarda il superamento della frammentazione. Negli ultimi anni molte città hanno sviluppato progetti innovativi in ambito circolare ma spesso in modo isolato.

La Rete nasce proprio per colmare questo limite. Come ha spiegato l’assessora Silvia Pericu, non si tratta più solo di “fare meglio” ma di “fare insieme”. Questo implica costruire una grammatica comune, cioè un insieme di strumenti, dati e criteri condivisi per leggere e governare la transizione.

Il passaggio è decisivo. Significa passare da una raccolta di buone pratiche a un sistema strutturato, capace di generare impatti reali sui territori.

Rete delle città circolari: chi partecipa?

Alla fase iniziale hanno aderito numerose città italiane, tra cui Roma, Torino, Firenze, Napoli, oltre a realtà come Parma, Perugia, Verona e Lucca.

Accanto ai capoluoghi, è stato coinvolto anche Capannori, unico Comune non capoluogo, scelto come progetto pilota nell’ambito della Circular Cities and Regions Initiative.

La presenza di città con caratteristiche diverse – metropolitane, medie, costiere, industriali – ha evidenziato un punto chiave: la circolarità non è un modello unico, ma un approccio adattabile a contesti differenti.

Circular City Forum 2026: un momento della conferenza

Che cosa farà concretamente la Rete?

Fin dall’inizio sono state definite alcune linee operative molto concrete. Tra queste, la creazione di una piattaforma nazionale per raccogliere e analizzare dati sulla circolarità, uno strumento essenziale per rendere le politiche misurabili.

È prevista anche la condivisione sistematica delle buone pratiche, non solo a livello italiano ma anche internazionale, e l’attivazione di sinergie tra città su filiere strategiche, come energia, rifiuti, acqua e infrastrutture.

Un altro elemento centrale riguarda l’accesso a finanziamenti e progettualità europee. Lavorare in rete consente alle amministrazioni di partecipare in modo più efficace a bandi e programmi, aumentando le opportunità di sviluppo.

Alessandro Terrile al Circular City Forum 2026

Il ruolo delle imprese e dei sistemi produttivi

Accanto alle amministrazioni, il Forum ha coinvolto anche il mondo delle imprese. Nella sessione dedicata al business circolare, aziende come Ansaldo Energia, Iren Ambiente e Intesa Sanpaolo Innovation Center hanno discusso il ruolo della circolarità come leva economica.

Il messaggio emerso è chiaro. L’economia circolare non è solo una risposta ambientale ma anche un fattore di competitività. Ridurre sprechi, ottimizzare risorse e innovare processi significa creare valore, oltre che ridurre impatti.

Città, industria e ambiente: un sistema unico

Un altro tema centrale emerso durante il Forum riguarda l’integrazione tra sistemi urbani. Materiali, acqua, energia e infrastrutture non possono più essere gestiti separatamente.

Progetti come CE-PRINCE, dedicato agli appalti pubblici verdi, hanno mostrato come sia possibile ripensare le politiche pubbliche in chiave circolare, intervenendo direttamente sui processi decisionali.

Allo stesso modo, il confronto con architetti e ingegneri ha evidenziato la necessità di progettare città capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici, attraverso riuso, gestione idrica e infrastrutture verdi.

Rete delle città circolari: un passaggio culturale prima ancora che tecnico

Come ha sottolineato Paolo Marcesini, le città sono organismi vivi. Consumano, producono, si trasformano continuamente. Governarle in chiave circolare significa intervenire su questi flussi, trasformando un impatto negativo in opportunità.

Ma questo richiede anche un cambiamento culturale. La circolarità non è solo una questione tecnica. Implica ripensare i modelli di consumo, rafforzare la coesione sociale e coinvolgere i cittadini come protagonisti.

Rete delle città circolari: che cosa succede adesso?

Dopo la presentazione ufficiale, il lavoro della Rete è entrato in una fase operativa. Nei mesi successivi saranno definiti gli strumenti di governance, la piattaforma digitale e il Manifesto delle Città Circolari, destinato a orientare le politiche urbane.

Parallelamente, verranno attivati gruppi tematici e collaborazioni con università, centri di ricerca e imprese. L’obiettivo è costruire un ecosistema stabile, capace di produrre risultati nel tempo.

Numero verde ONA

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