lunedì, Agosto 15, 2022

I Forestali per contrastare l’inquinamento nei parchi

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PIANO DEI CARABINIERI FORESTALI PER MISURARE L’INQUINAMENTO DELL’ARIA E LA VISIBILITÀ DEL PAESAGGIO NEI PARCHI NATURALI ITALIANI. ALLA CAMPAGNA COLLABORA IL LABORATORIO ENEA. SI PARTE DAL LAZIO

Il Parco Nazionale del Circeo (Latina) è stato scelto come prima area campione, ma presto il progetto si doterà di una seconda stazione di misura in un parco di montagna.

Misurare l’inquinamento dell’aria e la visibilità dei paesaggi nei parchi naturali italiani è l’obiettivo del progetto “Visibility”.

È coordinato dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFA) dell’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con il Laboratorio ENEA di Inquinamento atmosferico.

Il progetto applicherà la procedura adottata dall’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, per la misurazione del parametro della visibilità nei parchi naturali americani.

Si comincia dal Parco Nazionale del Circeo

Per l’azione pilota, il team del progetto ha selezionato come prima area campione italiana il Parco Nazionale del Circeo (Latina). Gli strumenti di misura sono stati posizionati presso il Lago dei Monaci.

«Attualmente, questo è l’unico sito di monitoraggio della visibilità così intesa in Europa, presto il progetto si doterà di una seconda stazione di misura posizionata in montagna».

Lo sottolinea il Ten. Col. Giancarlo Papitto, Capo Ufficio Progetti, Convenzioni, Educazione Ambientale del CUFA e project leader del progetto.

«La visibilità diventa, dunque, un parametro fisico utile alla valutazione della qualità dell’aria in aree naturali con una significativa vocazione turistica, come i parchi nazionali italiani. In questi luoghi, la possibilità di godere di un nitido panorama, immersi in un paesaggio naturale, rappresenta un prezioso valore ricreativo. È anche un vero e proprio servizio ecosistemico, nonché un bene tutelato dalla Costituzione e dalle leggi italiane a protezione delle bellezze paesaggistiche», dichiara Ettore Petralia, ricercatore del Laboratorio di Inquinamento Atmosferico e responsabile per ENEA del progetto.

«La campagna di misura durerà due anni e ci permetterà di testare nei parchi italiani il protocollo americano IMPROVE[1]. In questo modo riusciremo a quantificare la visibilità del paesaggio naturalistico, associando eventuali riduzioni di questo parametro all’inquinamento da particolato atmosferico di origine sia antropica sia naturale» spiega il ricercatore.

Il lavoro dei ricercatori ENEA

Compito dei ricercatori ENEA sarà quello di eseguire in laboratorio le analisi chimico-fisiche dei campioni raccolti e di elaborare l’indice di visibilità atmosferica. 

I Carabinieri Forestali si occuperanno del coordinamento generale dell’iniziativa, inclusi i rapporti con gli enti statunitensi.

Si occuperanno, inoltre, della raccolta dei dati meteo, della gestione della apparecchiatura fotografica e dell’invio al team ENEA dei filtri campionati.

Ad ogni modo, sarà loro compito la sorveglianza del sito di misura, classificato come “obiettivo sensibile” per le potenziali e significative ricadute sulla salute umana dell’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento potrebbe derivare da attività antropiche presenti nell’area, come agricoltura e allevamento.

La metodologia IMPROVE e le attività di Vibility Italia

Nel dettaglio, la metodologia IMPROVE si basa sulla quantificazione di un coefficiente che descrive l’estinzione della luce in funzione di diversi parametri chimico-fisici.

Essi sono associati a molecole e particelle disperse nell’aria, in questo caso legate all’inquinamento atmosferico. 

«La compromissione della visibilità è probabilmente l’effetto più facilmente riconoscibile dell’inquinamento nell’atmosfera. Attraverso il progetto Visibility daremo il nostro contributo per tutelare e preservare questa risorsa anche per le generazioni future», conclude Petralia.

Tutte le attività Visibility Italia rientrano nel progetto LIFE MODERn (NEC), coordinato dal CUFA in collaborazione con Legambiente. Al progetto partecipano, oltre a ENEA, anche CNR, CREA, Università di Firenze, Università di Camerino e TerraData Environmetrics Srl.

Il programma risponde alle richieste della Direttiva europea NEC[2], che impegna gli Stati membri a ridurre le emissioni in atmosfera di alcuni inquinanti.

Ciò è possibile con l’attuazione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico. Fondamentale sarà monitorare gli effetti degli inquinanti atmosferici sugli ecosistemi, naturali e semi naturali, forestali e di acqua dolce.

Tali inquinanti, infatti, sono pericolosi non solo per la salute umana, ma anche per quella degli ambienti naturali.

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