venerdì, Maggio 7, 2021

Il Circeo: la biodiversità e la caccia fotografica

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La terra della maga Circe è un patrimonio di biodiversità. Un binocolo o una macchina fotografica per vivere emozionanti avvistamenti

Il Parco Nazionale del Circeo racchiude una delle più antiche aree naturali protette d’Italia. Prende il nome dall’omonimo promontorio. Si trova lungo la costa tirrenica del Lazio storico, tra Anzio e Terracina. Copre una superficie di 8.917 ettari. Vi fanno parte i laghi di Caprolace, di Fogliano, Monaci e Paola. Un’area paludosa di interesse nazionale secondo la convenzione di Ramsar. Una zona stupenda, la cui bellezza incanta i turisti. Come il famoso canto della maga Circe, di Omero.

“Ecco, ed all’isola Eèa giungemmo, ove Circe abitava, Circe dai riccioli belli, la diva possente canora, ch’era sorella d’Eèta, signore di mente feroce”. Odissea

Conosciuta per la presenza di aree di rilevanza storico archeologica, è anche un’area protetta dal Parco Nazionale del Circeo. Resti di ville imperiali, cisterne romane e la celebre storia nell’Odissea. È la terra della maga Circe.

Il promontorio: il profilo della famosa maga Circe dell’Odissea

Se si osserva da lontano il promontorio del Circeo, i più attenti noteranno che sembra il profilo di una donna sdraiata, la maga che dorme silenziosa.
La vetta, che, secondo la leggenda paesana, rappresenta il naso di Circe, è il punto più alto del promontorio dove sorgeva il suo tempio.
La maga incantatrice scendeva da lì attraverso una scalinata naturale e arrivava fino alla famosa “grotta di Circe”.

Una grotta che si può visitare con una piccola imbarcazione. Circe aveva l’abitudine di nuotare nuda nelle acque per poi risalire attraverso la scalinata della grotta.
A volte, i pescatori, secondo la leggenda popolare, sentono ancora il suo canto nel buio della notte, provenire dalla grotta.

Storia

Vari ritrovamenti archeologici, presenti nell’area del Parco Nazionale del Circeo, documentano la presenza di insediamenti umani relativi a epoche diverse.

Sono presenti quattordici siti archeo-storici, architettonici relativi a varieperiodi storici: paleoecologiche e preistoriche, dal Tardo Arcaismo all’età imperiale, dall’anno Mille al dominio dei Caetani (1000 – 1301). Sino alla bonifica e all’architettura razionalista delle Città di Fondazione.

Le Grotte

La più famosa è la grotta Guattari nella quale fu ritrovato il cranio dell’uomo di Neanderthal. Dopo essere stata aperta in seguito all’erosione del mare circa 120mila anni fa, le pareti furono levigate. Quando il mare si ritirò, in seguito all’ultima glaciazione, fu abitata da generazioni di uomini di Neanderthal.

La grotta delle Capre, raggiungibile sia attraverso un sentiero di montagna, sia attraverso il mare è una delle grotte più belle e visitate. Secondo la leggenda Circe vi elaborava all’interno i suoi incantesimi.

 In epoca storica i pastori riposavano all’interno della grotta con le greggi di capre, da qui deriva il suo nome.
Altre grotte da visitare sono quelle del Fossellone, Barbara e Breuil.

La biodiversità nel Parco Nazionale del Circeo

Il versante interno del promontorio è chiamato Quarto Freddo; quello opposto, a ridosso del mare, Quarto Caldo.

Proprio a causa della diversa esposizione solare troviamo tipi di vegetazione diversi: la fitta foresta all’interno e una vegetazione a macchia mediterranea a Quarto Caldo. Meno rigogliosa, con specie resistenti a salsedine e ad alte temperature come le palme nane.

La duna litoranea è un ambiente unico in Italia, tutelata anche dall’Unione Europea. Le dune, di una bellezza particolare, pare che siano lì per proteggere il mare i cui colori sfumano dall’azzurro al verde smeraldo.

La formazione delle dune dipende dal vento che trasporta con gli anni i granelli di sabbia che si accumulano.

La foresta e Il ritorno del lupo

Nella foresta del Parco Nazionale del Circeo, a seconda delle condizioni microambientali del territorio, troviamo diversi tipi di vegetazione.
La vegetazione delle aree asciutte è caratterizzata soprattutto dalla presenza di querceti. Il sottobosco è costituito soprattutto da pungitopo, felce aquilina e asparago. 

Il frassino, l’ontano nero e qualche esemplare di pioppo tremulo sono caratteristici delle zone paludose.
Nella foresta troviamo moltissimi animali: il cinghiale, il tasso, la volpe, la lepre, il riccio, il moscardino e il daino (specie alloctona).

Da poco è stato avvistato, tramite una foto-trappola un lupo. Dopo tanto tempo, il ritorno spontaneo di questa specie, può favorire il ripristino degli equilibri biologici che possono evitare cruenti piani di contenimento come quello dei daini.

La foresta è, inoltre, popolata da una varietà di uccelli. Come i picchi di vari colori, i rapaci diurni (il nibbio bruno, il falco pecchiaiolo, il lodolaio) e quelli notturni (la civetta, l’allocco). E ancora, columbiformi e molti passeriformi, come la cincia, lo scricciolo, il rampichino e il fringuello.

Gli uccelli acquatici

Nel Parco ci sono quattro laghi costieri in successione: il Lago di Sabaudia o di Paola, il lago di Caprolace, il Lago dei Monaci e il Lago di Fogliano.  

Sono oltre 260 le specie di uccelli acquatici, che vivono in questi specchi d’acqua, in primavera e in autunno. Un binocolo o una macchina fotografica munita di teleobiettivo e un buon manuale è tutto quello che vi serve per vivere emozionanti avvistamenti.

Il Lago di Caprolace è popolato dal fenicottero, dalla garzetta e dal Cavaliere d’Italia. L’airone rosso sosta nel Lago dei Monaci. Il cigno reale popola il Lago di Fogliano.

Per la sua bellezza e quella degli animali che ci vivono, il Parco si presta alla cosiddetta caccia fotografica. I visitatori del Parco, muniti di specifica attrezzatura, catturano immagini di animali in libertà. Come il nostro Antonio Bonanni di cui pubblichiamo una selezione.

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