QUESTA MATTINA, 17 OTTOBRE 2023, AL TRIBUNALE DI MILANO, HA AVUTO LUOGO LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO A OTTO ATTIVISTI DI EXTINCTION REBELLION
A poco più di un mese dalla prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, la COP28, il tribunale di Milano è stato chiamato a giudicare otto attivisti di Extinction Rebellion. Gli ambientalisti sono accusati di aver partecipato a una manifestazione non autorizzata davanti al Centro Congressi di Milano e di aver commesso atti di vandalismo, quali l’imbrattamento.
I giudici hanno ascoltato quattro degli otto imputati, che hanno rilasciato dichiarazioni spontanee. I quattro si sono assunti la responsabilità delle azioni svolte come “disobbedienza civile”. La prossima udienza è stata fissata il 24 novembre 2023, in cui saranno ascoltati gli altri quattro attivisti.
La manifestazione ebbe luogo nel settembre del 2021, nel corso dei preparativi della COP26, che si è tenuta a Glasgow, in Scozia. La Conferenza al MiCo riunì nel capoluogo lombardo i leader di oltre quaranta Paesi per discutere soluzioni alla crisi climatica.
L’obiettivo di protesta di “XR” era denunciare in modo evidente il fallimento della leadership mondiale nell’affrontare la crisi climatica, di riconoscerne la gravità e sottolineare l’urgenza di porre in atto soluzioni per contrastarla
I capi di accusa
I fatti oggetto delle accuse, è scritto nella nota di XR, riguardano principalmente due episodi specifici. Nel primo, due ragazzi si arrampicarono sulla grande cancellata d’ingresso con corde e attrezzature per disegnare il simbolo di Extinction Rebellion sul telo della Conferenza.
Il simbolo, una clessidra chiusa in un cerchio, rappresenta il tempo limitato rimasto per impedire il caos climatico che minaccia il pianeta e l’umanità.
Il reato di “manifestazione non autorizzata” fa invece riferimento a un secondo episodio in cui altri attivisti bloccarono il traffico stradale proprio di fronte all’ingresso del MiCo, con l’obiettivo di attirare l’attenzione del pubblico e delle autorità sul problema.
«Oggi, come due anni fa – ha dichiarato Laura una delle imputate -, la risposta della politica alla gravità della crisi climatica e alle richieste dei cittadini è assolutamente insufficiente. Per questo siamo scesi in strada allora, con azioni di disobbedienza civile, perché come semplici cittadini abbiamo il diritto di avere risposte e il dovere di reagire a questa indifferenza».
Le lacrime del ministro dell’Ambiente britannico, Alok Sharma
Il 2021 è stato unanimemente considerato un anno cruciale nella lotta contro il cambiamento climatico. La COP26 era ritenuta da molti osservatori autorevoli, tra i quali Sir David Attenborough, l’ultima chance per evitare un’alterazione incontrollabile del clima.
Anche la Conferenza di Glasgow si concluse senza l’impegno a eliminare carbone, petrolio e gas. Sono rimaste impresse nella memoria collettiva le immagini del ministro dell’Ambiente britannico, Alok Sharma, presidente della Conferenza. Infatti, trattenendo le lacrime, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, Alok Sharma diceva: «Chiedo scusa, mi dispiace profondamente».
L’accelerazione della crisi climatica è diventata evidente
Nonostante gli sforzi, la conferenza a Milano non ha portato all’impegno di eliminare le fonti fossili, suscitando profonda delusione. Da allora sono trascorsi solo due anni, ma l’accelerazione della crisi climatica è diventata evidente, con eventi climatici estremi in tutto il mondo.
Le forme più estreme si sono viste a Maui, dove un furioso incendio ha devastato l’isola delle Hawaii e le inondazioni in Libia. Eventi climatici senza precedenti si sono visti anche in Italia.
Di fronte all’imminente collasso climatico e sociale, la leadership politica globale sembra avere posto la propria fiducia nelle compagnie petrolifere per trovare soluzioni, scrivono gli attivisti. Vero è, che la prossima COP28, prevista a Dubai dal 1º al 12 dicembre, sarà presieduta da Sultan Ahmed Al Jaber, CEO della compagnia petrolifera di stato degli Emirati Arabi Uniti.
Una scelta controversa e oggetto di critica, afferma XR, per i potenziali conflitti di interesse che potrebbe comportare.
Nonostante ciò, otto persone sono attualmente sotto processo per aver cercato, due anni fa, in modo pacifico, di lanciare l’allarme davanti a una conferenza che alla fine si è rivelata un fallimento. La vicenda, quindi, solleva interrogativi – non solo in Extinction Rebellion – su chi siano effettivamente i colpevoli.
Il problema è che nel nostro Paese, nonostante sia entrata nella Costituzione, ancora non si dà ascolto ai grandi temi dell’ambiente e della sostenibilità. Venendo meno al significato originario di democrazia, che riporta i cittadini al centro delle decisioni. Pertanto un’idea maturata da Extinction Rebellion dopo i fatti descritti, è quella che in Italia si possano istituire assemblee cittadine sul modello francese.











