domenica, Ottobre 2, 2022

Diritto al risarcimento del danno: condannata la Difesa

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CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE MOGLIE E FIGLI DI UN EX SOTTUFFICIALE DELLA MARINA MILITARE DECEDUTO PER UNA PATOLOGIA ASBESTO CORRELATA.

Il Tribunale Ordinario di Roma ha condannato il ministero delle Difesa al pagamento del risarcimento del danno non patrimoniale “iure proprio” a favore di moglie e figli di un ex marinaio deceduto per una patologia asbesto-correlata.

«Il Tribunale di Roma ha, finalmente, affermato il principio che i militari di leva esposti all’amianto in servizio nella Marina Militare, come nelle altre forze armate italiane, hanno diritto al risarcimento del danno», ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni patrocinatore degli eredi.

Francesco Volterrani, pisano, sottufficiale della Marina Militare è deceduto il 28 marzo 2003 a soli 53 anni. La causa, un tumore al polmone provocato dalle fibre killer di amianto respirate nel corso del servizio a bordo delle navi, dal 1965 al 1997.

La famiglia Volterrani si è quindi rivolta all’Osservatorio Nazionale Amianto per ottenere giustizia.

E giustizia c’è stata.

Infatti, il foro romano ha riconosciuto al defunto prima la causa di servizio e poi lo status di vittima del dovere.  

Diritto al risarcimento del danno

Al quale, applicate “le vigenti tabelle del Tribunale di Roma per il calcolo del danno non patrimoniale da perdita parentale quantifica i danni in rispettivamente:

  1. Danno subito da Filippi Stefania; importo del risarcimento al lordo pari ad E 323.621,10. Il Ministero dovrà pertanto ancora versare la differenza tra quanto in questa sede giurisdizionale accertato pari ad euro 323.621,10 e quanto già riconosciuto per la medesima causa pari alla somma di euro 226.400,00 oltre al valore della rendita vitalizia nel corrispondente valore attualizzato di euro 258,23 mensili;
  2. Danno subito da Volterrani Riccardo; punti totali riconosciuti 13 pari ad un risarcimento di E 127.487,00; interamente da versare;
  3. Danno subito da Volterrani Annalisa; punti totali riconosciuti 30 per un risarcimento di€ 294.201,00; interamente da versare.

Sulle somme sopra indicate, già rivalutate nelle tabelle del Tribunale di Roma del 2019 andranno calcolati gli interessi legali dalla notifica dell’atto di citazione al saldo”, così descritto nella sentenza del Tribunale di Roma, Seconda Sezione Civile, dal giudice Alberto Cianfarini.

Vi fu esposizione all’amianto

Nell’emettere il giudizio, la corte ha tenuto conto della relazione del CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio).

I periti, Dario Consonni, epidemiologo e medico del lavoro, Bruno Murer, anatomopatologo, coadiuvati dall’Ing. Laureni, hanno, infatti, accertato che “vi fu esposizione ad amianto sotto forma di polverosità diffusa… non c’è stato utilizzo di dispositivi di protezione individuale e collettiva (maschere filtri ffp3, aspirazione localizzata, dei prodotti di emissione delle lavorazioni, controllo del microclima. C’è stata assenza di netta separazione tra i siti dove veniva trattato e liberato l’amianto. Non c’è stata disponibilità di tute di protezione, quelle per le esercitazioni di emergenza erano composte da amianto. C’è stata assenza delle visite mediche mirate per il rischio”.

La causa prosegue di fronte al TAR del Lazio e al Tribunale di Pisa

Tuttavia, per l’avvocato Bonanni, presidente dell’ONA, «non è finita qui. La causa prosegue di fronte al TAR del Lazio e al Tribunale di Pisa per il danno subito direttamente da Francesco Volterrani, dalla diagnosi alla morte. E continuiamo a non comprendere le ragioni per le quali il ministero della Difesa si ostini a negare i diritti delle vittime».

La stima dell’ONA è che a oggi, sono più di tremila i decessi causati dalle fibre di amianto. Sia a bordo sia a terra nelle basi della Marina Militare Italiana.

E per aver impiegato personale senza le dovute protezioni, «questa sentenza dimostra, inoltre, che, oltre ai casi di mesotelioma, anche il tumore dei polmoni, ha origine dall’esposizione alla fibra killer, e i casi stimati sono circa 1.600».

Il ministero della Difesa nega i diritti delle vittime

«Ci chiediamo le ragioni per le quali il ministero della Difesa neghi i diritti delle vittime – continua Bonanni -, nonostante abbia riconosciuto le loro ragioni, liquidando pure le prestazioni dovute alle vittime del dovere. Auspichiamo l’intervento del Capo dello Stato, per evitare queste sperequazioni, come a suo tempo fece anche il Presidente Emerito, Sen. Giorgio Napolitano, grazie al quale furono introdotte queste tutele»

L’Osservatorio Nazionale Amianto dal 2008 assiste le vittime dell’amianto e altri cancerogeni. Il servizio di assistenza per le vittime del dovere è raggiungibile

al numero verde 800 034 294 

e allo sportello telematico di assistenza 

Leggi anche “Tutela legale alle Vittime del Dovere” sul Notiziario Amianto

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