martedì, Agosto 18, 2026

Antartide, ondata di calore record in pieno inverno: perché il riscaldamento del Polo Sud riguarda tutto il pianeta

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L’ANTARTIDE STA ATTRAVERSANDO UNA FASE DI PROFONDI CAMBIAMENTI. IL 6 GIUGNO 2026 LA PENISOLA ANTARTICA HA REGISTRATO UN’ONDATA DI CALORE INVERNALE CON TEMPERATURE FINO A 20 °C SOPRA LA MEDIA, MENTRE LA CALOTTA CONTINUA A PERDERE CIRCA 135 GIGATONNELLATE DI GHIACCIO ALL’ANNO. SECONDO GLI ESPERTI, SI TRATTA DI SEGNALI CHE RIGUARDANO L’INTERO SISTEMA CLIMATICO GLOBALE E NON SOLTANTO IL CONTINENTE PIÙ MERIDIONALE DEL PIANETA

Ondate di calore in Antartide

Quando si parla di cambiamenti climatici, l’Antartide viene spesso percepita come un luogo remoto, distante dalla vita quotidiana. In realtà ciò che accade ai suoi ghiacci influenza direttamente l’equilibrio climatico dell’intero pianeta.

Le grandi masse glaciali, il ghiaccio marino e l’Oceano Antartico regolano infatti gli scambi di calore, la circolazione delle correnti oceaniche e l’assorbimento di anidride carbonica, svolgendo una funzione essenziale per il clima terrestre.

Iceberg in Antartide – Foto di Derek Oyen su Unsplash

I dati più recenti mostrano però un quadro che continua a destare preoccupazione. Il 6 giugno 2026 la Penisola Antartica è stata interessata da un’eccezionale ondata di calore invernale, con temperature fino a 20 °C superiori alla media stagionale.

Un episodio che si inserisce in una tendenza ormai evidente: il progressivo riscaldamento delle aree periferiche del continente antartico e la continua perdita di massa della calotta glaciale.

A fare il punto è Massimo Frezzotti, docente del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Roma Tre, geomorfologo e membro della Divisione Ambiente e Clima della Società Geologica Italiana, che richiama l’attenzione sul ruolo centrale dell’Antartide nel sistema climatico globale e sui cambiamenti osservati negli ultimi anni.

Perché l’Antartide è così importante per il clima della Terra?

L’Antartide non è soltanto il continente più freddo del pianeta. Secondo Frezzotti rappresenta uno dei principali regolatori del clima terrestre.

La sua immensa calotta glaciale custodisce circa il 90% del ghiaccio presente sulla Terra, mentre ogni inverno il ghiaccio marino che circonda il continente raddoppia quasi la propria estensione. Questa enorme superficie bianca riflette una parte significativa della radiazione solare verso lo spazio grazie all’effetto albedo, contribuendo a mantenere più basse le temperature globali.

Accanto al ghiaccio, un ruolo fondamentale è svolto dall’Oceano Antartico. Le sue acque trasportano calore, ossigeno e anidride carbonica attraverso le grandi correnti oceaniche, collegando tra loro tutti gli oceani del pianeta. È proprio questa circolazione a contribuire alla regolazione del clima globale e a influenzare anche aree molto lontane dal Polo Sud.

Quando questi equilibri iniziano a modificarsi, gli effetti non rimangono confinati all’Antartide, ma possono ripercuotersi sull’intero sistema climatico.

Che cosa è accaduto il 6 giugno 2026?

L’episodio che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica si è verificato nel pieno dell’inverno australe.

Il 6 giugno 2026 la Penisola Antartica ha registrato una marcata ondata di calore, con temperature che hanno raggiunto valori fino a 20 °C superiori alle medie climatiche.

L’anomalia più significativa è stata osservata alla stazione di ricerca argentina Esperanza, dove la temperatura è risultata di 15,4 °C superiore alla media di lungo periodo del mese di giugno, pari a -6,2 °C.

Secondo Frezzotti, questo episodio segue un altro evento eccezionale verificatosi nel marzo del 2022, quando alcune aree dell’Antartide avevano registrato anomalie termiche addirittura prossime ai 30 °C rispetto ai valori medi.

In quell’occasione, presso la stazione italo-francese Concordia, situata a oltre 3.200 metri di quota sull’altopiano antartico, la temperatura raggiunse -11,5 °C, mentre normalmente nello stesso periodo oscilla tra -40 °C e -50 °C.

Pur trattandosi di episodi distinti, entrambi mostrano come eventi estremi di caldo stiano interessando con maggiore frequenza un continente tradizionalmente caratterizzato da temperature rigidissime.

Perché il ghiaccio marino antartico è sotto osservazione?

Oltre alle temperature atmosferiche, gli studiosi monitorano costantemente anche l’estensione del ghiaccio marino.

A differenza della calotta glaciale continentale, il ghiaccio marino si forma e si scioglie seguendo un naturale ciclo stagionale. Tuttavia, dal 2016 questo equilibrio ha mostrato un cambiamento senza precedenti rispetto alla sostanziale stabilità osservata dall’inizio delle rilevazioni satellitari negli anni Ottanta.

Secondo Frezzotti, il declino è collegato principalmente all’aumento delle temperature oceaniche e alle modifiche dei regimi dei venti, fattori che favoriscono una maggiore fusione del ghiaccio.

Anche durante la prima metà del 2026 l’estensione del ghiaccio marino è rimasta ben al di sotto della media. Soltanto nel mese di febbraio forti venti meridionali hanno temporaneamente rallentato il processo di riduzione, determinando un minimo stagionale vicino ai valori medi registrati nell’ultimo decennio.

Si tratta di oscillazioni che confermano quanto il sistema antartico sia estremamente sensibile alle variazioni climatiche.

Quanto ghiaccio sta perdendo l’Antartide?

Uno degli indicatori più importanti riguarda il bilancio di massa della calotta glaciale.

Le osservazioni della missione satellitare GRACE, che misura le variazioni del campo gravitazionale terrestre per stimare la quantità di ghiaccio presente, mostrano che l’Antartide perde mediamente circa 135 gigatonnellate di ghiaccio ogni anno.

Questo bilancio negativo rappresenta la differenza tra la neve che si accumula annualmente sulla calotta e il ghiaccio che viene perso attraverso lo scioglimento e il distacco degli iceberg verso l’oceano.

Secondo Frezzotti, questa perdita contribuisce per circa 0,4 millimetri all’anno all’innalzamento globale del livello del mare, che oggi cresce complessivamente di circa 4 millimetri ogni anno.

Le perdite maggiori continuano a interessare l’Antartide occidentale, dove ghiacciai come Pine Island e Thwaites sono soggetti a un’accelerazione dello scorrimento verso il mare e a un’intensificazione della fusione nella zona di contatto con le acque oceaniche.

L’Antartide orientale registra invece, in alcune aree, un aumento delle precipitazioni nevose che può compensare parzialmente queste perdite. Questo avviene perché un’atmosfera più calda è anche in grado di trattenere maggiori quantità di umidità e di trasportarla verso il continente sotto forma di neve.

Qual è il ruolo dell’Oceano Antartico?

Accanto ai ghiacci, gli studiosi considerano sempre più centrale il comportamento dell’Oceano Antartico.

Secondo i dati richiamati da Frezzotti, questo oceano assorbe oltre il 60% dell’eccesso di calore prodotto dall’aumento dei gas a effetto serra e fino al 40% dell’anidride carbonica di origine antropica che viene assorbita dagli oceani.

Si tratta di una funzione fondamentale perché contribuisce a rallentare il riscaldamento globale. Tuttavia questo servizio climatico comporta anche profonde trasformazioni dell’ambiente marino.

Le acque superficiali e le correnti profonde stanno infatti registrando un progressivo aumento della temperatura, stimato in circa 0,1-0,2 °C per decennio.

Nelle aree immediatamente adiacenti al continente, invece, la fusione delle piattaforme glaciali galleggianti immette grandi quantità di acqua dolce fredda, determinando un raffreddamento locale delle acque superficiali.

Questo mosaico di cambiamenti dimostra quanto il sistema oceanico antartico sia complesso e quanto le diverse componenti climatiche interagiscano tra loro.

Perché ciò che accade in Antartide riguarda anche l’Italia?

L’Antartide può sembrare molto distante dall’Europa ma il suo ruolo nel sistema climatico globale rende i cambiamenti osservati rilevanti anche per il Mediterraneo.

L’innalzamento del livello del mare interessa tutte le coste del pianeta, comprese quelle italiane, aumentando nel lungo periodo la vulnerabilità delle aree costiere all’erosione e agli eventi estremi.

Allo stesso tempo, le trasformazioni che coinvolgono la circolazione oceanica e gli scambi di calore possono influenzare l’evoluzione del clima su scala globale, contribuendo a modificare la frequenza e l’intensità di alcuni fenomeni meteorologici.

Per questo motivo il monitoraggio dell’Antartide rappresenta oggi una delle principali attività della ricerca climatica internazionale.

Le osservazioni satellitari, le missioni scientifiche e le stazioni di ricerca distribuite sul continente consentono di seguire l’evoluzione di un sistema che, pur trovandosi agli estremi del pianeta, continua a esercitare un’influenza determinante sul clima terrestre.

Gli episodi di caldo eccezionale registrati negli ultimi anni non possono essere interpretati come semplici anomalie isolate, ma costituiscono un ulteriore segnale della rapidità con cui stanno cambiando alcune delle aree più sensibili della Terra.

Comprendere questi processi significa migliorare la capacità di prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici e pianificare strategie di adattamento sempre più efficaci, nella consapevolezza che il futuro dell’Antartide e quello del resto del pianeta sono strettamente intrecciati.

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