FESTAMBIENTE 2026 CHIUDE LA 38ª EDIZIONE CON OLTRE 20MILA PRESENZE. A RISPESCIA, LEGAMBIENTE HA RIUNITO AMBIENTE, CULTURA, MUSICA E PARTECIPAZIONE, AFFRONTANDO LE PRINCIPALI SFIDE DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA E VALORIZZANDO IL RUOLO DEI TERRITORI
Cinque giorni dedicati alla sostenibilità
Si è conclusa domenica 9 agosto a Rispescia, nel cuore della Maremma, la 38ª edizione di Festambiente. La manifestazione nazionale di Legambiente ha riunito ambiente, cultura e sostenibilità in cinque giornate.
Dal 5 al 9 agosto, il festival ha accolto oltre 20mila persone. Il dato comprende anche le iniziative di Aspettando Festambiente, organizzate in diversi comuni della provincia di Grosseto.
Il programma ha coinvolto pubblici differenti attraverso incontri, musica, cultura, sport e attività dedicate alle buone pratiche. La partecipazione ha confermato il ruolo della manifestazione come spazio di confronto sui temi ambientali e sociali.
Dalla crisi climatica alla tutela della biodiversità
Il bilancio dell’edizione 2026 non riguarda soltanto il numero dei partecipanti. Festambiente ha infatti creato numerose occasioni per discutere delle principali trasformazioni che interessano società e territori.
Gli incontri hanno affrontato la crisi climatica e la transizione ecologica. Spazio anche all’agroecologia, all’agrivoltaico, alla legalità e alla tutela della biodiversità.
Il programma ha inoltre approfondito il turismo sostenibile, la finanza etica e la valorizzazione delle aree protette. L’obiettivo comune è stato trasformare la sostenibilità in scelte concrete nella vita quotidiana.
«Questa edizione di Festambiente ci consegna un risultato importante e, soprattutto, una grande energia – dichiara Angelo Gentili, coordinatore di Festambiente e componente della segreteria nazionale di Legambiente -. Abbiamo visto ancora una volta quanto sia forte il desiderio delle persone di incontrarsi, confrontarsi e conoscere esperienze concrete capaci di indicare una strada diversa. Il successo di Festambiente non sta soltanto nei numeri, ma nella qualità delle relazioni che si sono create, nella partecipazione e nella capacità di parlare a generazioni e mondi differenti. È questa la nostra idea di festival: un luogo nel quale l’impegno ambientalista incontra la cultura, la musica, lo sport, l’informazione e la socialità e nel quale la sostenibilità diventa qualcosa di concreto, vicino alla vita quotidiana».
Cento incontri sulla transizione ecologica
Il festival ha riunito istituzioni, associazioni, imprese, ricercatori, amministratori e rappresentanti della società civile. Il confronto si è sviluppato attraverso cento incontri e dibattiti.
Gli appuntamenti hanno analizzato le trasformazioni necessarie per affrontare la crisi climatica. Al centro anche la ricerca di un modello di sviluppo più sostenibile, equo e competitivo.
Tra gli appuntamenti più significativi ha trovato spazio il tema della legalità. L’incontro ha visto la partecipazione di don Luigi Ciotti, presidente di Libera.
Durante la manifestazione è stato inoltre assegnato il Premio Ambiente e Legalità al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme e a Daniele Silvestri.
I diversi temi affrontati hanno avuto un elemento comune: la necessità di passare dalle parole alle azioni. La sostenibilità riguarda infatti il modo di produrre, consumare e spostarsi.
Riguarda anche il modo di vivere i territori e di progettare le comunità del futuro. Festambiente ha quindi cercato di collegare le grandi questioni ambientali alle scelte quotidiane.
La musica porta sul palco generazioni diverse
La musica ha rappresentato uno dei principali strumenti di partecipazione. Durante le cinque serate si sono alternati artisti e progetti musicali rivolti a pubblici differenti.
Sul palco sono saliti Musica da Ripostiglio con Bobo Rondelli, The Zen Circus, Modena City Ramblers, Nina Zilli e Stazioni Lunari. Quest’ultimo progetto è stato ideato da Francesco Magnelli con Ginevra Di Marco, Ascanio Celestini, Nada e Mag Gazzè.
«La musica, così come la cultura, è parte integrante della nostra idea di sostenibilità – aggiunge Gentili. Un festival ambientalista non può limitarsi al dibattito sui temi ambientali: deve essere un luogo aperto, capace di accogliere linguaggi differenti e di costruire comunità. È proprio nell’incontro tra persone, competenze e sensibilità diverse che nasce la possibilità di immaginare un futuro nuovo».
Cinema e ambiente con Clorofilla Film Festival
La cultura ha accompagnato l’intera manifestazione anche attraverso le attività di Clorofilla Film Festival. La rassegna ha portato a Rispescia film e documentari dedicati all’ambiente e alle sue trasformazioni.
In totale sono stati presentati undici film e documentari. La rete ha inoltre coinvolto dieci festival cinematografici, ampliando così le occasioni di confronto attraverso il linguaggio del cinema.
Oltre 5mila bambini nei laboratori
Festambiente ha dedicato una parte importante del programma ai più piccoli e alle famiglie. Oltre 5mila bambini e bambine hanno partecipato ai cento laboratori e alle attività di educazione ambientale.
La Città dei Bambini si è confermata tra gli spazi più frequentati. L’area ha accolto anche oltre cento passeggini, diventando un punto di riferimento per le famiglie.
Anche la Casa Ecologica, i rifugi climatici, i laboratori e gli spazi per il gioco hanno contribuito all’accessibilità del festival. L’organizzazione ha così costruito un ambiente pensato per coinvolgere più generazioni.
Sport, benessere e conoscenza del territorio
Anche lo sport ha avuto un ruolo importante nel programma. La collaborazione con UISP e con le associazioni sportive ha dato vita alle attività di SportAmbiente.
I partecipanti hanno potuto praticare beach volley, kayak, SUP, beach tennis, pallanuoto e tiro con l’arco. Le diverse discipline hanno unito attività fisica, socialità e scoperta del territorio.
A tavola prodotti biologici e tradizione
Il rapporto tra alimentazione, territorio e sostenibilità è stato protagonista anche nelle aree ristoro. Durante il festival sono stati serviti oltre 5mila piatti.
Le proposte hanno utilizzato prodotti biologici e legati alla tradizione locale. La cucina ha quindi raccontato un modello agricolo attento alla qualità e alla tutela dell’ambiente.
L’obiettivo è stato valorizzare filiere capaci di sostenere i territori. La sostenibilità è stata così portata anche a tavola, attraverso prodotti e produzioni legati al territorio.
Green economy e buone pratiche
La transizione ecologica è stata raccontata anche attraverso esperienze già attive. Il festival ha coinvolto oltre duecento aziende della green economy nelle diverse attività.
Durante la manifestazione sono stati inoltre assegnati duecento premi e riconoscimenti alle realtà considerate esempi di buone pratiche ambientali.
Un’attenzione particolare è stata riservata al vino biologico. L’ottava Rassegna Degustazione Nazionale dei Vini dei Parchi e delle Aree protette ha premiato cinquanta vini biologici.
La rassegna ha messo in evidenza il rapporto tra agricoltura, qualità dei prodotti e protezione del territorio. Il vino è diventato così anche uno strumento per raccontare il valore delle aree protette.
Parchi e mobilità sostenibile
Il programma ha coinvolto oltre trenta parchi e aree protette. La loro presenza ha confermato l’importanza attribuita alla biodiversità e alla valorizzazione dei territori.
Anche la mobilità sostenibile ha trovato spazio a Festambiente. Oltre cinquecento auto elettriche sono state utilizzate dai visitatori per raggiungere l’area della manifestazione.
Festambiente diventa un rifugio climatico
Tra le caratteristiche dell’edizione 2026 ha assunto un ruolo centrale la risposta alle temperature elevate. Il festival ha trasformato i propri spazi in un vero e proprio rifugio climatico.
Sono stati utilizzati oltre mille alberi e piante. Gli esemplari permanenti e quelli in vaso sono stati distribuiti nelle diverse aree della manifestazione.
L’obiettivo era creare zone più fresche e confortevoli durante le ore più calde. L’allestimento ha quindi unito accoglienza, benessere e adattamento alle nuove condizioni climatiche.
Anche i materiali sono stati scelti secondo una logica di riuso. Per gli allestimenti sono stati impiegati cinquecento pallet di legno, utilizzati per arredi e strutture.
Le collaborazioni per l’edizione 2026
La realizzazione del festival ha coinvolto numerosi partner. Tra questi figura Radio Crea, radio ufficiale promossa dal sistema delle Banche di Credito Cooperativo toscane.
L’emittente rientra nel perimetro del Gruppo BCC Iccrea. La collaborazione ha permesso di raccontare il festival attraverso collegamenti e dirette realizzati dagli spazi della manifestazione.
Anche La Nuova Ecologia ha collaborato al programma. La rivista ha accompagnato gli incontri e i dibattiti dedicati alle trasformazioni ambientali e sociali.
«Festambiente è prima di tutto una comunità – sottolinea Gentili -. E questa comunità esiste grazie a tante persone che, con ruoli diversi, scelgono di mettere a disposizione tempo, competenze ed energie. Penso ai volontari e alle volontarie, alle associazioni, alle aziende, alle istituzioni, agli artisti, ai tecnici e a tutte le persone che lavorano dietro le quinte. Il loro contributo è ciò che permette a un’idea di trasformarsi in una realtà concreta».
Oltre 100 persone dietro le quinte
L’organizzazione ha coinvolto oltre cento volontari, volontarie e componenti dello staff. Il loro lavoro ha garantito il funzionamento quotidiano della manifestazione.
Accoglienza, assistenza e organizzazione hanno richiesto un impegno costante. Per cinque giorni, Rispescia si è trasformata in una città temporanea dedicata all’ambiente e alla sostenibilità.
La Maremma al centro del festival
Il legame con la Maremma ha rappresentato anche quest’anno uno degli elementi caratterizzanti di Festambiente. Il territorio non ha fatto soltanto da cornice alla manifestazione.
La Maremma è entrata direttamente nel racconto del festival attraverso produzioni, associazioni, esperienze e comunità locali. Il territorio ha quindi rappresentato parte integrante dell’identità dell’evento.
«Da Rispescia rilanciamo una sfida che riguarda non soltanto Festambiente ma il nostro Paese – conclude Angelo Gentili -. Abbiamo bisogno di accelerare la transizione ecologica, sostenere chi sta già cambiando e costruire condizioni perché innovazione, sostenibilità, diritti e competitività possano procedere insieme. I territori possono essere protagonisti di questa trasformazione e la Maremma, ancora una volta, ha dimostrato di poter essere un laboratorio concreto di futuro».
Un percorso che continua oltre il festival
Con la conclusione dell’edizione 2026, Festambiente chiude cinque giornate di incontri, spettacoli e attività. Tuttavia, per Legambiente, il percorso avviato a Rispescia non termina con la fine della manifestazione.
Restano le relazioni costruite, le esperienze condivise e le buone pratiche presentate. Restano inoltre le idee emerse durante gli incontri e il confronto tra realtà diverse.
Da questi elementi riparte il lavoro dell’associazione. L’obiettivo resta quello di coinvolgere territori e comunità nella costruzione di una transizione ecologica concreta e partecipata.




