GLI INCENDI CHE OGNI ESTATE COLPISCONO IL GARGANO NON LASCANO SOLO BOSCHI BRUCIATI. DOPO IL PASSAGGIO DELLE FIAMME, I VERSANTI POSSONO DIVENTARE PIÙ VULNERABILI A EROSIONE, FRANE E DISSESTO IDROGEOLOGICO, SOPRATTUTTO CON LE PRIME PIOGGE AUTUNNALI. GLI ESPERTI CHIEDONO DI PASSARE DALLA GESTIONE DELL’EMERGENZA A UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE BASATA SU MONITORAGGIO, PIANIFICAZIONE E MANUTENZIONE DEL TERRITORIO
Incendi, una delle emergenze ambientali più ricorrenti
Le immagini delle fiamme che hanno avvolto il Gargano tra Peschici e Vieste hanno riportato ancora una volta l’attenzione su una delle emergenze ambientali più ricorrenti dell’estate italiana.
L’incendio, alimentato dal vento, si è propagato rapidamente dalla zona di Pile Fra Balle fino alla baia di Zaiana, interessando ampie aree di macchia mediterranea e pineta di pino d’Aleppo e costringendo all’evacuazione di bagnanti e turisti, in alcuni casi anche via mare.
L’intervento dei Vigili del Fuoco, dei mezzi aerei e della Guardia Costiera ha permesso di contenere l’emergenza, mentre il Comune di Peschici ha predisposto l’apertura delle scuole elementari di via Montesanto per accogliere le persone in difficoltà.
Ma, spenti gli incendi, resta una domanda destinata ad accompagnare il territorio nei prossimi mesi: quali saranno le conseguenze sul fragile equilibrio ambientale del Gargano?
Secondo geologi e studiosi del dissesto idrogeologico, il problema non si esaurisce con la distruzione della vegetazione. Gli incendi boschivi possono infatti modificare profondamente le caratteristiche del suolo, aumentando la vulnerabilità dei versanti e creando le condizioni perché, con l’arrivo delle prime piogge intense, si inneschino fenomeni di erosione e frane.
Perché gli incendi del Gargano preoccupano oltre l’emergenza?
Per Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, l’ennesimo incendio che ha colpito il promontorio garganico evidenzia ancora una volta la necessità di affrontare il problema con una visione di lungo periodo, superando la logica dell’intervento esclusivamente emergenziale.
Secondo Caputo, gli incendi estivi rappresentano un campanello d’allarme che impone di rafforzare in modo stabile la pianificazione territoriale, il monitoraggio e il presidio delle aree più esposte.
Il Gargano, caratterizzato da un patrimonio naturalistico di straordinario valore e da una forte vocazione turistica, è infatti particolarmente vulnerabile alla combinazione tra siccità, vento e vegetazione mediterranea.
Le fiamme che hanno interessato il tratto costiero tra Peschici e Vieste hanno coinvolto habitat di elevato pregio naturalistico, mettendo a rischio non soltanto il paesaggio ma anche la sicurezza di residenti e visitatori.
Le evacuazioni delle spiagge e delle strutture ricettive testimoniano quanto rapidamente un incendio possa trasformarsi da evento ambientale a emergenza di protezione civile.
Per il presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, proprio questa frequenza impone un cambio di prospettiva: prevenire significa investire prima che il fuoco divampi, non limitarsi a gestirne le conseguenze.
Che cosa accade al terreno dopo un incendio?
A spiegare il legame tra incendi e dissesto idrogeologico è Salvatore Martino, ordinario di Geologia Applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università “La Sapienza” di Roma e referente della Società Geologica Italiana per il tema frane e incendi.
Secondo il docente, è ormai dimostrato che gli incendi boschivi che interessano versanti naturali svolgono un importante ruolo preparatorio rispetto all’innesco di frane, soprattutto quando sono presenti coltri detritiche superficiali.
Il motivo è strettamente legato al ruolo della vegetazione. Le radici degli alberi e degli arbusti contribuiscono infatti a consolidare il terreno, aumentando la resistenza meccanica del suolo e limitandone l’erosione. Quando il fuoco distrugge, anche solo parzialmente, questi apparati radicali, il terreno perde progressivamente parte della propria stabilità.
Contemporaneamente scompare la copertura vegetale che protegge il suolo dall’impatto diretto delle precipitazioni e ne regola l’assorbimento dell’acqua. Si crea così una situazione di vulnerabilità che può protrarsi per mesi o addirittura anni, fino alla ricostituzione della vegetazione.
Perché le prime piogge autunnali possono diventare pericolose?
Gli effetti degli incendi non si manifestano tutti nello stesso momento.
Nel breve periodo, spiegano gli studiosi, il calore sviluppato dalle fiamme può favorire la formazione di uno strato superficiale idrofobico, cioè poco permeabile all’acqua. Quando arrivano le prime piogge intense, invece di infiltrarsi nel terreno, gran parte dell’acqua tende a scorrere rapidamente in superficie.
Questo fenomeno aumenta il ruscellamento, favorisce l’erosione e può scavare profondi solchi lungo i versanti, trascinando a valle detriti e materiale incoerente.
Nel medio e lungo periodo entra invece in gioco la perdita della vegetazione. La scomparsa dell’apparato radicale riduce progressivamente la capacità del terreno di opporsi alle sollecitazioni esterne, aumentando il rischio che precipitazioni intense possano innescare movimenti franosi.
Per questo motivo gli incendi estivi non vengono considerati soltanto un’emergenza stagionale, ma anche un fattore che può predisporre il territorio a nuovi eventi calamitosi nei mesi successivi.
Il cambiamento climatico rende questi fenomeni più frequenti?
Negli ultimi anni gli incendi boschivi sono diventati sempre più intensi e difficili da gestire.
Estati caratterizzate da temperature elevate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore favoriscono infatti la disidratazione della vegetazione, aumentando la disponibilità di materiale facilmente combustibile.
Quando a queste condizioni si aggiungono vento forte e basse percentuali di umidità, gli incendi possono propagarsi con estrema rapidità, come accaduto nel Gargano.
Successivamente, il passaggio improvviso da lunghi periodi siccitosi a precipitazioni molto intense rappresenta un’ulteriore criticità. Piogge concentrate in poche ore possono infatti interessare versanti già indeboliti dall’incendio, aumentando il rischio di erosione e instabilità.
In questo scenario il dissesto idrogeologico diventa il risultato dell’interazione tra più fattori: incendi, eventi meteorologici estremi e caratteristiche geomorfologiche del territorio.
La ricerca può aiutare a prevedere le frane?
Uno degli aspetti più innovativi evidenziati da Salvatore Martino riguarda le ricerche sviluppate nell’ambito del progetto PNRR RETURN (Multi-risk science for resilient communities under a changing climate).
Il progetto ha sviluppato algoritmi di analisi statistica basati su tecniche di machine learning, addestrati utilizzando simulazioni numeriche che riproducono il comportamento dei versanti dopo un incendio.
Questi strumenti consentono di elaborare scenari previsionali nei quali vengono combinati gli effetti del fuoco con possibili eventi innescanti, come piogge particolarmente intense o terremoti.
L’obiettivo è migliorare la capacità di individuare le aree maggiormente vulnerabili e fornire indicazioni utili alla pianificazione territoriale e alla gestione del rischio.
Secondo il docente, questo approccio si rende necessario anche perché, sia a livello locale sia nazionale, mancano ancora inventari sufficientemente completi di frane sicuramente riconducibili agli incendi, indispensabili per costruire modelli statistici basati esclusivamente su dati osservati.

Quali interventi chiedono i geologi?
Per evitare che ogni estate si ripetano gli stessi scenari, l’Ordine dei Geologi della Puglia individua una serie di priorità operative che riguardano soprattutto la prevenzione.
Tra queste figurano
- il rafforzamento della pianificazione territoriale nelle aree maggiormente esposte agli incendi,
- l’aggiornamento delle carte di suscettività e vulnerabilità,
- la realizzazione e la manutenzione di fasce parafuoco e aree di discontinuità della vegetazione,
- un monitoraggio costante delle condizioni geologiche, ambientali e meteorologiche.
Secondo Caputo, è inoltre necessario potenziare il presidio forestale durante i periodi di massima allerta, regolamentare con maggiore attenzione le attività antropiche nelle zone peri-forestali durante le giornate caratterizzate da vento e siccità e rafforzare il coordinamento tra Comuni, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Autorità di bacino e tecnici del territorio.
L’obiettivo è costruire una gestione integrata del rischio, nella quale prevenzione, monitoraggio e pianificazione assumano un ruolo centrale accanto alle attività di spegnimento.
Perché investire nella prevenzione conviene?
Ogni incendio produce danni immediatamente visibili: alberi distrutti, habitat compromessi, paesaggi trasformati e, nei casi più gravi, evacuazioni e interruzioni delle attività economiche.
Esistono però conseguenze meno evidenti che possono manifestarsi nei mesi successivi. La perdita del suolo fertile, l’aumento dell’erosione superficiale e l’instabilità dei versanti possono infatti compromettere il recupero degli ecosistemi e aumentare il rischio di nuovi eventi calamitosi.
Per questo motivo Giovanni Caputo invita governo, Regione Puglia, enti locali e strutture di Protezione Civile a predisporre un piano straordinario di prevenzione dedicato al Gargano e alle altre aree pugliesi maggiormente esposte agli incendi estivi.
L’obiettivo non è soltanto limitare i danni delle fiamme, ma costruire una strategia capace di ridurre la vulnerabilità del territorio prima che si verifichino nuove emergenze.
Il Gargano rappresenta uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Paese e la sua tutela richiede interventi continui, fondati sulle conoscenze scientifiche e sulla collaborazione tra istituzioni, tecnici e comunità locali.
Perché ogni incendio non si esaurisce quando le fiamme vengono spente: spesso lascia sul territorio effetti destinati ad accompagnarlo ancora a lungo, fino alle prime piogge dell’autunno.




