martedì, Luglio 21, 2026

Consumo idrico in Europa: Italia al primo posto

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GLI ITALIANI SI DICHIARANO SEMPRE PIÙ ATTENTI AL RISPARMIO IDRICO, MA QUASI NESSUNO CONOSCE DAVVERO QUANTA ACQUA CONSUMA OGNI GIORNO. UN NUOVO STUDIO DELLA COMMUNITY VALORE ACQUA DI TEHA RIVELA UN DIVARIO PROFONDO TRA PERCEZIONE E REALTÀ, MENTRE L’ITALIA RESTA TRA I PAESI EUROPEI CON I CONSUMI IDRICI PIÙ ELEVATI

Acqua, gli italiani sottostimano i consumi

Gli italiani sono sempre più sensibili ai temi ambientali e dichiarano di impegnarsi per ridurre gli sprechi d’acqua, ma quando si passa dalla buona volontà ai numeri emerge una realtà sorprendente.

Quasi tutti ritengono di consumare meno di 60 litri d’acqua al giorno, mentre il consumo reale supera in media i 215 litri pro capite, ben al di sopra della media europea di 167 litri.

È uno dei dati più significativi emersi dalla nuova indagine della Community Valore Acqua di TEHA, presentata a Firenze durante l’incontro “Acqua, progettare il futuro”, che segna anche l’avvio dei lavori della Community Valore Acqua 2027 in vista dell’ottava edizione del Libro Bianco, prevista il 10 e 11 marzo 2027 a Roma.

Lo studio fotografa un Paese in cui cresce l’attenzione verso il risparmio idrico ma dove manca ancora una reale consapevolezza del proprio impatto quotidiano, proprio mentre i cambiamenti climatici stanno rendendo l’acqua una delle risorse più strategiche per il futuro.

Consumo idrico: perché gli italiani consumano molta più acqua di quanto immaginano?

Secondo la ricerca, il 96% degli italiani ritiene di adottare comportamenti virtuosi per limitare il consumo d’acqua e oltre la metà afferma di impegnarsi costantemente per ridurlo. Tuttavia, la stessa percentuale – il 96% – non è in grado di stimare correttamente il proprio consumo giornaliero.

Il divario è enorme. Mentre quasi tutti pensano di utilizzare meno di 60 litri al giorno, i dati reali indicano un consumo medio di circa 215 litri per persona.

La differenza deriva soprattutto dal fatto che molti cittadini considerano soltanto l’acqua che vedono uscire dal rubinetto, dimenticando che docce, lavatrici, lavastoviglie, scarichi dei servizi igienici e irrigazione rappresentano la parte più consistente dei consumi domestici.

Una doccia di dieci minuti può richiedere tra i 100 e i 150 litri d’acqua, uno scarico del WC tradizionale utilizza fino a 9 litri per ogni utilizzo, mentre una lavatrice può consumare dai 40 agli oltre 70 litri per ciclo, a seconda del modello.

Consumo idrico: l’acqua invisibile pesa ancora di più

Alla sottostima dei consumi domestici si aggiunge un altro elemento spesso ignorato: l’acqua virtuale, cioè quella necessaria per produrre beni e alimenti che utilizziamo ogni giorno.

Secondo le elaborazioni del Water Footprint Network, per produrre un chilogrammo di carne bovina possono essere necessari oltre 15mila litri d’acqua, mentre una semplice tazzina di caffè richiede circa 140 litri considerando tutta la filiera produttiva. Anche una maglietta di cotone può “costare” oltre 2.500 litri d’acqua.

Questo significa che la nostra impronta idrica reale è molto più elevata di quella che percepiamo osservando soltanto i consumi domestici.

Il cambiamento climatico preoccupa ma perde priorità

La ricerca evidenzia anche un cambiamento nella percezione delle emergenze nazionali.

Sette italiani su dieci continuano a dichiararsi preoccupati per gli effetti del cambiamento climatico, ma nel 2025 il tema perde tre posizioni nella classifica delle principali priorità del Paese, superato da questioni come occupazione, economia, sanità, sicurezza e immigrazione.

Si tratta di un dato che merita attenzione, perché proprio il cambiamento climatico sta modificando profondamente il ciclo dell’acqua.

Siccità più lunghe, precipitazioni concentrate in pochi eventi estremi, alluvioni improvvise e temperature sempre più elevate stanno rendendo la gestione della risorsa idrica una delle principali sfide dei prossimi decenni.

L’Italia, per la sua conformazione geografica e climatica, è particolarmente esposta a questa alternanza tra scarsità d’acqua ed eventi meteorologici estremi.

Perché servono nuove infrastrutture idriche

Oltre metà degli italiani intervistati considera la realizzazione di nuove infrastrutture idriche la priorità per aumentare la resilienza delle città.

La rete acquedottistica italiana presenta infatti criticità importanti. Secondo gli ultimi dati ISTAT, in molte aree del Paese una quota significativa dell’acqua immessa nelle reti viene dispersa prima di raggiungere abitazioni e imprese, a causa dell’invecchiamento delle infrastrutture.

Acqua, nternational Water Association
Acqua (Foto free di Anja da Pixabay)

Ridurre queste perdite significa recuperare milioni di metri cubi d’acqua ogni anno senza aumentare i prelievi da fiumi, laghi e falde sotterranee.

Parallelamente stanno assumendo sempre maggiore importanza gli interventi di riutilizzo delle acque reflue depurate, la raccolta delle acque piovane, la digitalizzazione delle reti e i sistemi intelligenti di monitoraggio dei consumi.

La cultura dell’acqua parte dalla conoscenza

Secondo Benedetta Brioschi, Partner e Project Leader della Community Valore Acqua di TEHA, la vera sfida non riguarda soltanto gli investimenti infrastrutturali, ma anche la diffusione di una maggiore cultura dell’acqua.

«I cittadini italiani dimostrano attenzione e disponibilità ad agire, ma non riescono ancora a misurare il proprio impatto: senza consapevolezza dei consumi è difficile trasformare l’impegno individuale in una strategia collettiva», sottolinea Brioschi.

Conoscere quanta acqua si utilizza rappresenta infatti il primo passo per modificare le proprie abitudini e valutare l’efficacia delle azioni di risparmio.

Dalla consapevolezza alle politiche per la sicurezza idrica

Per affrontare le sfide dei prossimi anni è necessario agire contemporaneamente su più livelli. Da un lato occorrono investimenti nelle infrastrutture, nella manutenzione degli acquedotti, nella digitalizzazione delle reti e nella gestione sostenibile delle risorse.

Dall’altro è indispensabile rafforzare l’educazione ambientale e la consapevolezza dei cittadini, affinché ogni gesto quotidiano sia accompagnato dalla conoscenza del suo reale impatto.

Proprio con questo obiettivo prende il via la Community Valore Acqua di TEHA 2027, una piattaforma che riunisce gestori del servizio idrico, imprese, istituzioni, università e partner tecnologici per elaborare proposte e strategie sulla sicurezza idrica nazionale.

I lavori confluiranno nell’ottava edizione del Libro Bianco, che sarà presentata a Roma nel marzo 2027 e offrirà un quadro aggiornato delle principali sfide e delle possibili soluzioni per garantire una gestione sempre più sostenibile dell’acqua in Italia.

In un Paese che già oggi consuma molta più acqua della media europea e che deve fare i conti con gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica, trasformare la percezione in conoscenza potrebbe essere il primo passo per usare davvero questa risorsa con maggiore responsabilità.

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