martedì, Maggio 26, 2026

A Modena la transizione energetica si fa sociale

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A MODENA È NATA UNA COMUNITÀ ENERGETICA RINNOVABILE CHE UNISCE FOTOVOLTAICO, SOLIDARIETÀ E RADICAMENTO TERRITORIALE. LA PARROCCHIA DI SAN FAUSTINO, LA SCUOLA E L’OSPEDALE PRIVATO ACCREDITATO FOGLIANI HANNO ADERITO ALLA CER “LUIGI VIAPPIANI SC” PER PRODURRE ENERGIA PULITA E DESTINARE UNA PARTE RILEVANTE DEI BENEFICI ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ. È UN PROGETTO CHE TRASFORMA LA TRANSIZIONE ENERGETICA IN UNO STRUMENTO SOCIALE E CHE PROVA A TENERE INSIEME CURA DEL CREATO, LOTTA ALLA POVERTÀ E INNOVAZIONE LOCALE

La CER di San Faustino: qualcosa di nuovo

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), da alcuni anni, sono entrate nel linguaggio della transizione ecologica italiana. Si parla di autoconsumo diffuso, di incentivi, di cabine primarie, di produzione locale e di condivisione dell’energia.

Molto spesso, però, il racconto resta confinato entro il perimetro della tecnica. La comunità energetica presentata a Modena lo scorso mese di marzo 2026 aggiunge invece un elemento che cambia la prospettiva: il risparmio energetico non viene pensato soprattutto come vantaggio per chi partecipa ma come leva concreta di redistribuzione a favore di chi è più fragile.

È qui che la CER San Faustino, inserita nella Cooperativa Luigi Viappiani SC, non nasce soltanto per abbattere costi, migliorare efficienza o valorizzare superfici disponibili sui tetti.

Nasce anche per sostenere un quartiere che negli ultimi anni ha visto crescere le difficoltà economiche, le richieste di aiuto, le povertà silenziose e i bisogni sociali che gravano sulle reti di prossimità.

La comunità energetica, in questo caso, smette di essere soltanto una configurazione giuridica ed energetica: diventa un’infrastruttura sociale.

In una fase in cui la transizione verde rischia spesso di essere percepita come qualcosa di astratto, tecnico o perfino costoso, il progetto modenese mostra invece una strada diversa: quella in cui l’energia rinnovabile diventa anche un modo per rafforzare i legami di quartiere e per trasformare una rendita energetica in risorsa condivisa.

Come è nato il progetto e perché tutto è cominciato da un tetto?

C’è qualcosa di profondamente concreto nel modo in cui questa storia ha preso forma. Tutto è cominciato da un tetto che perdeva. La canonica della parrocchia di San Faustino aveva bisogno di manutenzione straordinaria.

Sarebbe potuta restare una vicenda ordinaria di edilizia parrocchiale, invece, proprio da quella urgenza pratica è nata una domanda più ampia: se bisogna intervenire, non è anche l’occasione per fare qualcosa di più utile, più lungimirante e più coerente con una visione di comunità?

Da qui è iniziata la riflessione interna alla parrocchia. Il tetto della canonica, insieme con quelli della scuola, si prestava bene per posizione e irraggiamento all’installazione di pannelli fotovoltaici.

Ma la parte davvero interessante è che la decisione non si è fermata all’opportunità tecnica. Sullo sfondo, come spiega lo stesso don Guido Bennati, c’era una domanda ispirata alla Laudato Si’: “che cosa può fare concretamente una comunità cristiana per prendersi cura del creato?”.

La manutenzione del tetto è diventata così il punto d’innesco di una rete più ampia, capace di coinvolgere la scuola, l’ospedale privato accreditato Fogliani e la cooperativa energetica.

Che cos’è una comunità energetica rinnovabile e come funziona davvero?

Per capire la portata del progetto bisogna però entrare, almeno in parte, nel funzionamento di una CER. Una Comunità Energetica Rinnovabile è un soggetto giuridico autonomo, che può assumere diverse forme, nel quale cittadini, enti, imprese, associazioni o istituzioni condividono l’energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili.

«Questo progetto a Modena dimostra che una CER può essere molto più di un’operazione tecnica: può diventare un’infrastruttura sociale. È questa la direzione in cui vogliamo crescere», Andrea Serri, presidente della CER “Luigi Viappiani SC”.

La condivisione non avviene attraverso una rete privata separata ma usando la rete di distribuzione elettrica già esistente.

L’energia prodotta dai pannelli viene immessa nella rete e poi “virtualmente” condivisa tra i partecipanti che insistono sulla stessa cabina primaria.

Il Gestore dei Servizi Energetici riconosce alla configurazione una tariffa incentivante sull’energia condivisa e un ulteriore corrispettivo a rimborso di alcune componenti tariffarie. Il senso della norma, però, non è favorire speculazione o profitto puro. L’obiettivo dichiarato è generare benefici ambientali, economici e sociali sul territorio.

Nel caso di San Faustino, questo principio trova una traduzione molto evidente. Gli impianti installati su scuola e canonica, sostenuti anche dalla legge regionale sulle CER, hanno una potenza di 110 kWp.

La produzione annua stimata è di 130mila kWh, con una riduzione di 70mila chilogrammi di CO2 ogni anno, effetto equivalente alla messa a dimora di 305 alberi. Ma vera particolarità sta nel modo in cui i benefici economici saranno utilizzati.

Nasce il mutualismo energetico

La maggior parte delle comunità energetiche viene raccontata come uno strumento utile per risparmiare in bolletta, valorizzare l’autoconsumo locale e ridurre le emissioni. Tutto vero.

Ma il progetto modenese compie un passo ulteriore, quasi una torsione etica della formula. Qui, infatti, la gran parte delle risorse generate non viene redistribuita tra i soci in proporzione alla loro quota o ai loro consumi. Viene invece orientata verso finalità sociali, cioè verso le famiglie e le situazioni di fragilità del quartiere.

Non si partecipa quindi per ricevere un vantaggio individuale diretto ma per mettere una parte dei benefici a disposizione di altri. La CER diventa una forma di mutualismo energetico che non coincide semplicemente con l’efficienza, ma con una nuova idea di prossimità.

Questa scelta la rende un caso quasi esemplare in una fase in cui si discute molto di giustizia energetica. La transizione ecologica, infatti, rischia di accentuare disuguaglianze se resta accessibile soprattutto a chi possiede capitale, immobili adeguati e possibilità di investimento.

Una comunità energetica orientata alla solidarietà cerca invece di ridurre questa distanza. Fa in modo che anche chi non ha un tetto su cui installare pannelli, o chi vive una situazione di vulnerabilità economica, possa beneficiare indirettamente di un progetto energetico territoriale.

Perché il quartiere di San Faustino era il luogo giusto per una scelta del genere?

Per capire davvero il senso del progetto bisogna uscire per un momento dalla dimensione energetica e guardare al tessuto sociale del quartiere.

La parrocchia di San Faustino opera oggi in un territorio profondamente cambiato rispetto a quello degli anni Settanta e Ottanta. Le fragilità sociali sono aumentate, le richieste di sostegno sono cresciute, le condizioni di precarietà si sono fatte più frequenti.

Per rendere l’idea, la Caritas parrocchiale segue settanta famiglie con la distribuzione di cibo e vestiti, attraverso un emporio solidale aperto quattro volte alla settimana.

I doposcuola parrocchiali accolgono complessivamente ottanta bambini. Quattro appartamenti ospitano altrettante famiglie in emergenza abitativa, in accordo con i servizi sociali.

A tutto questo si aggiungono il gruppo di socialità per anziani “Sanfa Senior” e “La palestra della memoria”, progetto di un’associazione modenese ospitato nei locali parrocchiali.

Questi numeri fanno capire che la CER nasce dentro una comunità già fortemente impegnata nella gestione della fragilità. Le risorse economiche che deriveranno dalla condivisione energetica non serviranno quindi a finanziare attività astratte o lontane dal territorio.

Andranno a sostenere strutture di aiuto già attive, servizi già esistenti, bisogni già rilevati. È questo radicamento che rende il progetto credibile e replicabile.

Laudato Si’ entra nei pannelli fotovoltaici?

L’enciclica di Papa Francesco del 2015 ha insistito con forza su un punto che qui diventa operativo: la cura del creato e la cura dei poveri non sono due agende parallele ma due aspetti di un’unica responsabilità.

La comunità parrocchiale di San Faustino ha letto la propria scelta in questa luce. Installare pannelli sul tetto della canonica e della scuola non significa soltanto ridurre costi energetici o migliorare l’impronta ambientale.

Significa anche dare forma a una visione in cui la transizione ecologica non viene separata dalla giustizia sociale. È questo il passaggio più interessante, perché sottrae la sostenibilità al rischio di diventare un linguaggio neutro o tecnocratico e la reimmette dentro una trama di relazioni, di responsabilità e di bene comune.

Anche il Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo, voluto da Papa Francesco, prevede la realizzazione di una comunità energetica fondata su fonti rinnovabili.

Il progetto di San Faustino si inserisce quindi in una linea più ampia della riflessione cattolica contemporanea: quella che vede nelle comunità energetiche non solo una soluzione funzionale, ma una forma concreta di ecologia integrale.

Perché il coinvolgimento dell’ospedale e della scuola rende questo caso speciale?

Uno degli elementi che rendono la configurazione modenese particolarmente interessante è la varietà dei soggetti coinvolti. Non c’è solo una parrocchia che decide di dotarsi di fotovoltaico. Ci sono una scuola, una cooperativa energetica e una casa di cura privata accreditata.

Questa pluralità conta molto, perché mostra che una comunità energetica può diventare un luogo di convergenza tra istituzioni diverse, accomunate però da un radicamento territoriale e da una visione condivisa.

L’Ospedale Privato Accreditato Fogliani, per esempio, collega la propria partecipazione alla lunga tradizione di cura verso la comunità modenese. Anche la scuola ha un ruolo importante, perché i suoi tetti sono stati individuati come particolarmente adatti per orientamento e irraggiamento. «Dopo 85 anni continuiamo a prenderci cura della comunità, con gli stessi valori e uno sguardo al futuro», Alessandro Tripoli, Ospedale Privato Accreditato Fogliani.

Ma oltre a questo aspetto tecnico, una scuola che partecipa a una comunità energetica solidale porta dentro il progetto una dimensione educativa.

Un progetto replicabile

La configurazione di San Faustino non è pensata come punto di arrivo, ma come base scalabile. La struttura della CER “Luigi Viappiani SC” è aperta e nuovi soci, nel tempo, potranno aderire, ampliando la produzione e moltiplicando i benefici.

Naturalmente, non tutto è replicabile ovunque nello stesso modo. Ogni quartiere ha le sue caratteristiche, ogni cabina primaria i suoi vincoli, ogni comunità le sue risorse e la sua storia.

Però alcuni principi possono essere trasferiti. Il primo è che la transizione energetica funziona meglio quando nasce da relazioni già esistenti.

Il secondo è che i benefici ambientali acquistano più forza politica e sociale quando si intrecciano con la riduzione delle disuguaglianze.

Il terzo è che la comunità energetica può diventare un luogo di cooperazione tra soggetti molto diversi, purché tengano fermo un orizzonte comune.

In questo senso, l’elemento più replicabile non è soltanto la struttura tecnica della CER ma la sua filosofia. Produrre e consumare localmente, ridurre le emissioni, limitare il trasporto sulle linee ad alta tensione e usare una parte significativa dei ritorni economici per sostenere la comunità sono tutti tasselli di un paradigma che può parlare anche ad altri territori italiani.

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