venerdì, Maggio 1, 2026

Mare Nostro: come e quanto si accumulano le microplastiche?

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IL MEDITERRANEO CENTRALE AVRÀ IL SUO PRIMO MODELLO PREVISIONALE DI ACCUMULO DI MICROPLASTICHE:
L’UNIVERSITÀ DI PALERMO GUIDA MAESTRI, PROGETTO INTERREG ITALIA–MALTA DA 1,5 MILIONI DI EURO CHE HA L’OBIETTIVO AMBIZIOSO DI PREVEDERE GLI HOTSPOT COSTIERI E TRASFORMARE LA CONOSCENZA SCIENTIFICA IN STRUMENTI DI PREVENZIONE

Il Mediterraneo è uno degli hotspot globali dell’inquinamento da microplastiche. Pur contenendo appena l’1% delle acque marine del pianeta, concentra circa il 7% delle microplastiche presenti nei mari. Un paradosso solo apparente, spiegato dalla sua natura di bacino semi-chiuso, dove ogni anno affluiscono oltre 100mila tonnellate di plastica che faticano a disperdersi verso l’oceano.

In questo contesto nasce MAESTRI – “Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento” – progetto ideato e coordinato dall’Università di Palermo, che svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. Il sistema sarà operativo entro la fine del 2027.

MAESTRI: dalla descrizione alla previsione

Finora la ricerca scientifica ha documentato ampiamente la presenza di plastiche e microplastiche in mare e negli organismi marini. Meno chiari restano i meccanismi di trasporto e accumulo.

Le microplastiche non si distribuiscono in modo uniforme: le correnti marine, i venti, la morfologia costiera e il moto ondoso ne determinano traiettorie complesse. Alcune aree diventano veri e propri punti di concentrazione, con conseguenze su biodiversità, pesca e turismo.

MAESTRI parte da una domanda strategica: è possibile prevedere dove si accumuleranno le microplastiche nei prossimi dieci anni? Se la risposta è sì, allora diventa possibile intervenire prima che l’impatto diventi irreversibile.

Il progetto, finanziato con 1,5 milioni di euro dal Programma Interreg Italia–Malta 2021–2027, è stato avviato a maggio 2025 e si concluderà nel 2027.

MAESTRI: un team multidisciplinare tra Sicilia e Malta

A guidare il progetto sono i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà e la dott.ssa Marta Corradino del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo.

Il partenariato coinvolge l’Università di Messina, l’Università di Catania, il CNR di Messina, l’Università di Malta e il ministero dei Lavori Pubblici maltese.

La natura sistemica del problema richiede competenze integrate: geologia, biologia marina, ingegneria costiera, chimica ambientale e modellistica numerica.

Le aree pilota: Sicilia sud-orientale e coste maltesi

Il monitoraggio si concentrerà su due macro-aree transfrontaliere. In Sicilia saranno analizzati 8 chilometri di costa tra Isola delle Correnti e Vendicari.

A Malta il monitoraggio interesserà 9 chilometri di litorale, tra Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay.

Si tratta di zone caratterizzate da elevato valore ecologico, intensa frequentazione turistica e attività di pesca.

Tecnologia avanzata e raccolta dati

Nel primo anno di attività, da maggio 2025 a maggio 2026, i ricercatori raccoglieranno dati attraverso strumenti ad alta tecnologia.

Saranno utilizzati droni con sensori avanzati per analizzare le spiagge, strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità e tecniche spettroscopiche FT-IR per identificare la composizione chimica delle particelle.

Saranno prelevati oltre 200 campioni di sedimenti e più di 100 campioni d’acqua. Le microplastiche verranno isolate e classificate per tipologia, dimensione e probabile origine.

Parallelamente verranno analizzati organismi bentonici e planctonici per comprendere l’ingresso dei polimeri nelle reti trofiche.

Modelli numerici lagrangiani: simulare milioni di particelle

Un elemento centrale del progetto è la modellistica numerica. Il team utilizzerà modelli lagrangiani, capaci di simulare le traiettorie di milioni di particelle virtuali trasportate dalle correnti marine. Questi modelli consentono di seguire il percorso teorico di ciascuna particella nel tempo, integrando dati su venti, correnti e morfologia costiera.

L’obiettivo è costruire un sistema previsionale multi-scala, capace di individuare gli hotspot di accumulo e stimare i tempi di permanenza delle microplastiche nell’ambiente marino.

In uno dei siti maltesi verrà inoltre installato un sistema di telecamere ad alta risoluzione per monitorare l’arrivo di rifiuti plastici dopo le mareggiate, dati fondamentali per validare le simulazioni.

plastica oceano
Le microplastiche si accumulano nei tessuti degli organismi marini e raggiungono le tavole, sollevando gravi preoccupazioni per la salute pubblica

Microplastiche: un problema ecologico e sanitario

Le microplastiche sono frammenti inferiori a 5 millimetri, ma possono arrivare a dimensioni di 1 micron. Derivano dalla degradazione di rifiuti plastici o sono già prodotte in forma microscopica, come pellet industriali o componenti di cosmetici.

Una volta in mare, possono rilasciare additivi tossici e fungere da vettori di inquinanti, patogeni e geni di resistenza agli antibiotici.

Gli organismi filtratori e il plancton le ingeriscono accidentalmente, innescando un trasferimento lungo la catena alimentare che può arrivare fino all’uomo.

Gli effetti documentati includono occlusione intestinale, falsa sazietà, stress ossidativo, infiammazione, alterazioni endocrine e danni tissutali.

Sedimenti e plastisfera: l’inquinamento invisibile

Non tutte le microplastiche restano in superficie. Una quota significativa sprofonda e si deposita nei sedimenti marini, trasformando i fondali in serbatoi di contaminazione.

Secondo i ricercatori maltesi coinvolti nel progetto, questi depositi possono essere rimobilizzati da correnti o mareggiate, riattivando il ciclo dell’inquinamento.

MAESTRI studierà anche la plastisfera, ossia le comunità microbiche che colonizzano le superfici plastiche. Attraverso tecniche molecolari saranno identificati batteri e funghi potenzialmente capaci di degradare i polimeri, aprendo prospettive future di bioremediation.

Dalla ricerca alla governance

Il progetto è stato presentato ufficialmente il 19 febbraio 2026 al Rettorato dell’Università di Palermo. Durante l’incontro, i coordinatori hanno sottolineato che MAESTRI non si limita a descrivere il problema. L’obiettivo è fornire strumenti concreti ad amministrazioni, autorità portuali ed enti ambientali per pianificare interventi mirati.

Individuare in anticipo le aree più vulnerabili significa ottimizzare risorse, programmare monitoraggi e ridurre l’impatto su pesca e turismo.

Un laboratorio transfrontaliero

La cooperazione tra Italia e Malta rappresenta infatti uno degli elementi strategici del progetto.

Il Mediterraneo centrale è del resto un sistema condiviso. Le correnti, come è noto, non conoscono confini amministrativi. Per questo motivo, costruire un sistema integrato di previsione e gestione significa rafforzare la capacità di risposta dell’intera area.

In un bacino che concentra una quota sproporzionata di microplastiche rispetto al volume d’acqua, la sfida non è solo ambientale ma socioeconomica.

Se il modello previsionale funzionerà come previsto, entro il 2027 il Mediterraneo centrale potrà disporre di uno strumento capace di trasformare la previsione in prevenzione.

In un’epoca in cui la plastica frammentata è diventata una presenza permanente nei mari, anticipare il problema potrebbe essere l’unico modo per contenerlo.

Numero verde ONA

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