martedì, Maggio 26, 2026

Fincantieri: maxi risarcimento a ex dipendente

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IL TRIBUNALE DI LIVORNO HA CONDANNATO L’INDUSTRIA NAVALMECCANICA. AL MAXI RISARCIMENTO DI 500MILA EURO PER LA MORTE DI UN EX OPERAIO DEL POSTO, CAUSATA DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO

La storia dello scalpellinatore

«Siamo di fronte all’ennesima condanna a carico di Fincantieri che, oltre a violare tutte le misure di sicurezza, ha omesso di informare le maestranze che questo minerale fosse un killer, capace di provocare morte, come purtroppo si è verificato».

Lo ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni al temine della lettura dell’ennesima sentenza di condanna nei confronti di Fincantieri.

Il Tribunale di Livorno ha condannato l’industria navalmeccanica a un maxi risarcimento di 500mila euro per la morte di un ex operaio dello stabilimento.

Per 21 anni, U.O. ha lavorato nello stabilimento di Livorno come scalpellinatore, carpentiere e manutentore.

L’uomo è morto a 76 anni a causa di cancro ai polmoni di origine professionale, provocato dall’esposizione all’amianto durante tutta la sua attività lavorativa.

Come ha accertato l’INAIL, che in precedenza aveva già riconosciuto alla vittima i benefici previdenziali, l’operaio manipolava direttamente l’amianto friabile senza che l’azienda gli fornisse alcun dispositivo di protezione.

I lavoratori di Fincantieri erano all’oscuro dei rischi

Tutti i locali dove il defunto “… operava erano privi di impianti di aspirazione; l’amianto era presente sia nelle coibentazioni, sia nelle tubature che nelle pareti, nel vano motore e negli altri locali tecnici nonché nelle cuccette delle navi militari e civili;

inoltre il de cuius ha lavorato a stretto contatto con altri operai che si occupavano di coibentazione e/o de-coibentazione delle unità navali e dello smantellamento delle navi;

tutte le strutture e gli impianti dei cantieri navali di Livorno sono state realizzate con materiali in amianto e/o contenenti amianto e per tutto il periodo di lavoro dell-1′ amianto era utilizzato anche come materia prima, sia nella costruzione di nuove unità navali, sia nella riparazione e manutenzione di quelle già in attività…”,

recita la sentenza.

La cantieristica navale registra più casi di vittime dell’amianto

Il giudice, quindi, ha condannato Fincantieri al risarcimento dei familiari.

Assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dal suo presidente, avv. Ezio Bonanni, ottengono una cifra complessiva di 500mila euro per la moglie.

Il denaro è per i danni subiti personalmente. La perdita del compagno con cui aveva condiviso più di 50 anni di vita insieme e per i loro due figli. Come risarcimento dei danni non patrimoniali sofferti dalla vittima.

«Continuerò la mia battaglia perché tutti conoscano i danni che provoca l’amianto – ha continuato Bonanni – e perché sappiano che inalando questi veleni, senza precauzioni, si va incontro alla morte».

Il settore della cantieristica navale è uno dei distretti che registrano più casi di vittime dell’amianto.

Il Rapporto ReNaM (Registro Nazionale dei Mesoteliomi) redatto dall’INAIL, inoltre, asserisce che i casi di mesotelioma corrispondono quasi al 3% rispetto a tutte le vittime del Paese.

Amianto, responsabilità e diritto alla giustizia

La vicenda dello scalpellinatore di Livorno conferma una verità ormai accertata.
L’amianto non è stato solo un rischio, ma una condanna silenziosa.

Per anni migliaia di lavoratori hanno operato senza informazioni.
E senza alcuna protezione contro un pericolo mortale.

Le sentenze riconoscono oggi ciò che è stato negato per decenni.
La responsabilità delle aziende e il diritto dei familiari alla giustizia.

Il riconoscimento dei danni non restituisce le vite perdute.
Ma rappresenta un passo essenziale verso la verità e la tutela dei diritti.

Su questo terreno si fonda l’azione per il risarcimento delle vittime dell’amianto, che passa dalla responsabilità civile e dalla piena applicazione delle tutele previste dall’ordinamento
risarcimento delle vittime dell’amianto.

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